
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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belli capelli’s birthday
-
= 
(39 candeline per lo stronzo di piazza ferretto)
precariato creativo
sms di giulia: indovina.
sms di trenta: stai di nuovo intrattenendo i bimbi vestita da paggetto?
sms di giulia: no. sto ritagliando letterine da un pannello di polistirolo.
sms di trenta: wow!!!
sms di giulia: secondo te riuscirò mai ad avere un lavoro vero?
sms di trenta: bèh, mai dire mai. se con il polistirolo ci sai fare, puoi spedire il curriculum alla redazione di “art attack”.
sms di giulia: ci so fare anche con i messaggini, caro. ti spedisco un vaffanculo?
ogni maledetta domenica / 3

(tag: adsl bastarda, crisi di nervi, postare tardi ma postare, happy end, amico disegnatore)
michela quattrognocche
le mie compagne di classe? bella domanda. le mie compagne di classe avevano i baffi ed erano sessuofobe. tutte-tutte? no. certo che no. alcune mica erano sessuofobe.
[care compagne di classe che proprio oggi, per una for-tu-na-tis-si-ma combinazione, transitate su questo blog: sto scherzando, eh? lo sapete bene. vi ho sempre considerate capaci di farlo rizzare anche alle statue]
le mie compagne di classe non cagionavano priapismo. voglio dire: passino i baffi, passi la sessuofobia, ma con la testa di sandokan sotto le ascelle come la mettiamo? ecco. le mie compagne di classe ispiravano pensieri casti, gli stessi che poteva ispirare un fermacarte, e ciò rendeva abbastanza improduttivo essere adolescenti lussuriosi negli anni ottanta.
[care compagne di classe che, molto probabilmente, avete dedicato identici pensieri a noi maschietti, alla nostra acne, ai nostri goffissimi travestimenti panozzi o darkettoni: siete state ingiuste e insensibili]
le mie compagne di classe non assomigliavano alle ninfette che ho appena ammirato nel trailer di “scusa ma ti chiamo amore”. neppure la meno cozza. neppure la più valorosa (non era certo facile abiurare pubblicamente i calzetti antistupro della naj-oleari). e adesso, tramortito dai ricordi nonché dall’ennesima batosta generazionale, provo una necessità quasi erotica di mandare affanculo due gigantesche vergogne italiane: federico moccia e il suo patetico lolitismo da tredicenne arrapato.
[care compagne di classe: non sono affatto invidioso di lui e non sono affatto invidioso della spaventosa quantità di figa che gli gira attorno. vi sbagliate. ok? vi sbagliate e mi ferite. stronze]
476 d.c.
betlemme reloaded

(magari è un po’ lento, erode, ma di certo non lascia i lavori a metà)
amici
trenta: ma è vero che terrai un corso di etica?
franz: certo. cazzo ridi? sono un filosofo, dopo tutto.
trenta: è come se ozzy osbourne tenesse un corso di teologia!
franz: lo dici solo perché mi piacciono i porno con le nane.
trenta: i porno con le nane rappresentano il tuo lato più candido.
franz: non accetto prediche da uno che si compra i dischi della cuccarini!
trenta: lascia stare la cuccarini!
franz: i punti deboli non cambiano mai, eh?
trenta: ...
franz: ...
trenta: devo smetterla di sottovalutare chi mi conosce bene.
franz: santissime parole. fossi in te, correrei a tatuarmele sul culo.
trenta: no, troppo poco. mi tatuo direttamente il testo di “sugar sugar”!
a better tomorrow
io non so chi abbia inventato le parole crociate facilitate, e non me ne frega neanche un cazzo di scoprirlo, ma so chi ha inventato il quiz con la soluzione incorporata, e lo ritengo un benefattore. un fottuto benefattore dell’umanità. dico davvero. pensateci: grazie a lui, che poi è una lei, ci leveremo presto dai coglioni tutti gli amadeus di questa terra, tutti i loro concorrenti e, vivaddio, non ci capiterà più di riascoltare l’abominevole frase “posso avere un aiutino?”. mai più. se vi sembra poco…
ogni maledetta domenica / 2

(tag: pulsatilla is nothing, io ci ho l'inserto e tu no, eriadan chi?, pippe, amico disegnatore)
trentamcbeal
io sculetto. sì. me lo fa notare parecchia gente. anche mia madre. io, quando cammino, sculetto. sì. certe volte pocopoco, certe volte più di shakira. non posso negarlo. no. ma preferisco alimentare dubbi sulla mia eterosessualità piuttosto che confessare il mio torbido segreto: ogni giorno, quando cammino, schiaccio mentalmente il tasto play e faccio partire una “canzone a tema”. come ally. come biscottino. e il resto viene da sé…
[trenta spegne il pc e si allontana. sculettando sulle note immaginarie di “maracaibo”]
parentesi tonde
sms di trenta: èppi bèrdei!!! (vecchia nasona)
sms di vale: grazie!!! (anche se il nasone, ormai, è l’ultimo dei miei problemi).
sms di trenta: cioè? (mi sto già maledicendo per avertelo chiesto)
sms di vale: il cervello ti si appanna, gli occhi ti si affaticano, il viso inizia a ricordarti un cartone che ha preso la pioggia. e hai solo 35 anni. (ops. tu quasi 37)
sms di trenta: sono proprio contento di averti fatto gli auguri, sai? mi aveva messo molta più allegria il terremoto del ’76. (stronza)
secondo premolare superiore (destro)
ogni volta che vado dal dentista, e ora ci sto andando con elevatissima frequenza (terapia canalare + ricostruzione + cazzi vari), il mio pensiero corre automaticamente a lui. a dustin hoffman, dico. non perché immagino che il dentista mi si presenti vestito come tootsie, no, ma perché immagino che la sua intenzione di anestetizzarmi (o, almeno, di anestetizzarmi quanto basta) sia pari alla mia voglia di eseguire una danza caraibica (o di conoscere il mago silvan). e allora, mentre aspetto che la seduta cominci, sto lì a galleggiare nel dubbio. maledicendo gli occhioni vitrei del povero dustin, la flemma crucca del dottor szell e, soprattutto, me stesso. per i miei traumi cinematografici da vecchia zia.
giù la maschera
Da: samuel8ken@yahoo.com
Data: lunedì 14 gennaio 2008 12.59
A: trenta@gmail.com
Oggetto: Buongiorno!
Buongiorno!
So che non lo conoscete personalmente, tuttavia io voglia che lo aiutavate dopo lettura della mia posta. Tengo a metterli al corrente che lavoro in una banca qui in Costa d'Avorio come direttore del servizio dei trasferimenti, fuoco Sig.ra. Lany Johnson aveva depositato la somma di $3.500.000 alla nostra banca prima che sia morta e da quando è morta nessuno non è venuto per i reclami di questi fondi. Vorrei dopo lettura della mia posta che la contattavate affinché possa fornirvi le precisazioni complete sul modo in cui i fondi saranno trasferiti nel vostro conto bancario senza alcuno problema. Per la vostra informazione questa transazione è al 100% senza rischio. Per il vostro aiuto vi darò il 30% di questi fondi. Grazie e che dio voi benedica.
Io voi pregati di autorizzare l'espressione delle mie sensazioni più distinte,
il Sig. Samuel Ken
lo stile.
lo stile è inconfondibile.
e quando lo stile è inconfondibile, così inconfondibile, non c’è pseudonimo che tenga.
mi dispiace.
tana per flavia vento!!!
ogni maledetta domenica

(è meglio un amico disegnatore o un'amica pornodiva? bèh, a volte ci si deve accontentare...)

ci si delurka pure qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui,
qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui. ma, soprattutto, qui.
...settecentomilamarlboro...
mi fa sol la si do re
quando andavo in conservatorio, duemila anni fa, avevo un insegnante di solfeggio che pareva uscito da un porno. mica da un porno generico, eh? no: da un nazipornaccio. tipo “l’ultima orgia del terzo reich”. gli mancavano le svastiche, e gli mancava il cane lupo isterico, ma per il resto, giuro, era perfetto: obeso, crudele, sudato. anzi: sudaticcio. mi aspettavo costantemente che tirasse fuori l’uccello, agitando il frustino e ululando parole crucche (i crucchi ululano sempre, nei film: non solo nei nazipornacci), e invece se ne stava dietro la cattedra, silenzioso, con i baffetti sottili, lo sguardo suino e gli spartiti. una montagna di spartiti.
ogni tanto fissava il vuoto. ogni tanto fissava noi, senza dire niente. ogni tanto mormorava il suo j’accuse: “mediocri, siete solo dei mediocri”. ogni tanto sfoderava il suo pezzo forte: la scala modale. ci si perdeva dentro. ci si perdeva letteralmente dentro. e riusciva quasi a non crearmi la solita inquietudine. la solita ripugnanza...
io non ho mai capito quale strano fascino esercitasse su di lui la scala modale, e non ho mai capito come cazzo fosse possibile che l’istituzione accademica gli facesse maneggiare l’oggetto più fragile che esista (la pre-adolescenza degli allievi), però una cosa l’ho capita. e l’ho capita da cinque minuti: non è affatto vero che certi professori continui a detestarli per tutta la vita. nemmeno i peggiori. l’ho capita da cinque minuti, questa cosa, perché so da cinque minuti che il nazi è morto. è morto malissimo. e l’unico sentimento che sono riuscito a provare, ricordando quel viscido sacco di merda, mi è sembrato un sentimento abbastanza simile alla pietà.
working class hero
sono al lavoro. tramortito dalla voglia di fare un cazzo.
