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“grazia”? grazie!
ma grazie, soprattutto, a laura...
giornata no
sono così triste, ma così triste, che vi auguro affettuosamente di non incontrarmi: dopo cinque minuti, “dancer in the dark” vi sembrerebbe un film con bombolo.
la mamma è sempre la mamma
(sms)
gloria: pizza, oggi?
trenta: meglio di no. apocalisse intestinale.
gloria: mi dispiace. hai preso l’imodium?
trenta: una scatola.
(dieci minuti più tardi)
gloria: come va il pancino di ciccio pancino?
trenta: mamma, cazzo, ho 35 anni!!!
gloria: villano. spero che l’imodium non faccia effetto.
(che figa la mia mamma)
io e il mio pc

nuove frontiere del cybersex?
test
prendi un gruppo di naufraghi.
poi prendi la classica isola (apparentemente) deserta.
ci sei?
perfetto.
adesso immagina che questi naufraghi, avvezzi a tutti i comfort del terzo millennio, debbano misurarsi con quest’isola, riorganizzando la propria vita o, per meglio dire, organizzando la propria sopravvivenza quotidiana.
immagina l’inquietudine.
immagina la progressiva esplorazione del territorio.
immagina la costante ricerca di acqua e di cibo.
immagina bla bla bla.
ci sei?
perfetto.
adesso immagina il silenzio della natura.
immagina che, ogni tanto, venga squassato da suoni misteriosi e minacciosi.
suoni primordiali e terrificanti.
ci sei?
perfetto.
adesso concentrati: qual è la fonte dei suoni?
pensaci bene.
tira le somme.
gruppo di naufraghi…
isola…
ricerca di acqua e cibo…
ci sei?
perfetto.
adesso, finalmente, posso rivolgerti la vera domanda: perché hai capito in cinque secondi che la fonte dei suoni è adriano pappalardo mentre i naufraghi di “lost” pensano che l’isola pulluli di tirannosauri?
materia grigia
adesso che francesco rutelli è diventato ministro dei beni culturali mi auguro che nessuno faccia più ironia sulle aspirazioni politiche di flavia vento.
it’s only rock’n’roll
non lo invidio per i soldi.
non lo invidio per la celebrità.
e, ovviamente, non lo invidio per la somiglianza con ramsete.
no.
io invidio keith richards per un motivo importante.
importantissimo.
quale motivo?
la t-shirt più figa della storia!
c’è scritto: “who the fuck is mick jagger?”.
principessa
la vicina di letto si è cagata addosso. e sta piangendo. e piange lacrime silenziose. due righe umide contro la pelle secca. dolore? no, non credo. credo pianga di rabbia. credo pianga d’impotenza. perché questa donna è una cosina bianca, quasi trasparente, senza più forza e senza più voce. senza più dignità. senza più vita. un pigiama troppo largo da cui fuoriescono ossa e tubi. un orribile martirio di san sebastiano.
piange, la vicina di letto, e non può neanche girare la testa. non può neanche mandarmi affanculo, pregarmi di uscire, implorarmi di spalancare la finestra. e allora chiude gli occhi. sconfitta. e piange lacrime silenziose. e io non riesco a staccarmi dalla sedia, non riesco a raggiungere il corridoio per cercare un’infermiera, non riesco a fare un cazzo di niente. riesco solo a guardare mia nonna, crocifissa nell’altro letto, e riesco solo a formulare un pensiero stupido e crudele: tu non meriti di morire qui dentro, nonna. c’è puzza di merda, qui dentro, nonna. tu sei una principessa, nonna, e le principesse non muoiono dove c’è puzza di merda.
pensiero stupido e crudele. pensiero disumano. pensiero e basta. guardo mia nonna. guardo i suoi capelli spettinati, i suoi orecchini d’argento, la sua bocca ferita dall’ictus. guardo i suoi occhi immobili, una volta luminosi, e le tengo la mano, attento all’ago della flebo. ogni tanto le parlo. quando le parlo, e sono convinto che mi capisca, le ripeto un’unica frase. le dico di non arrendersi, le dico “so che sei stanca, nonna, però non addormentarti qui: voglio che ti addormenti a casa”. e mi sento piccolo piccolo. e mi sento egoista. immaturo. e provo la stessa rabbia e la stessa impotenza che prova la cosina bianca, lo stesso bisogno di piangere, ora che l’infermiera è arrivata e mi chiede di aspettare fuori.
indossa un camice azzurro, l’infermiera. è giovanissima, l’infermiera. cammina rapida, l’infermiera. cerco d’immaginarla mentre scherza con gli amici, mentre scopa con il fidanzato, mentre fa la spesa, mentre paga l’autostrada. ho bisogno d’immaginare la sua normalità quotidiana per iniettare meno freddezza nei suoi gesti professionali, meno automatismo nelle sue mani di lattice. ho bisogno d’immaginarla buona e dolce mentre pulisce il culo alla vicina di letto, così minuscola, e mentre misura la febbre a mia nonna, la mia principessa, che diecimila volte l’ha misurata a me.
non sono pronto, nonna. ho trentacinque anni e non sono ancora pronto. porca puttana. non sono nemmeno capace di centellinare le parolacce, sapendo benissimo che ti hanno sempre fatta soffrire, come posso essere capace di razionalizzare la tua assenza futura? mi manchi già infinitamente…
faccio la mia cosa nella casa
sospetto (anzi: mi auguro) che qualcuno abbia versato dell’acido o dei prodotti chimici nelle tubature della blogosfera altrimenti non capisco perché una feroce truppa di signorine rottenmeier abbia simultaneamente raggiunto la mia tranquilla dimora (sottolineo tranquilla) provando l’impellenza di bacchettarmi…
pensiero stupendo
ogni volta che vedo caparezza vorrei tramortirlo con poderosi rutti di fuoco e, subito dopo, farlo partecipare al concorso internazionale “un sosia per niki lauda”.
televotami questo cazzo
...attento a te, perché gesù ti guarda e un giorno potresti ritrovarti in camera con franco califano...
va bene bocciare la signora pappalardo, “è solo un gioco” e bla bla bla, ma come si fa a bocciare l’uomo che ha concepito una frase del genere? eh? dico a voi, coglioni col cellulare!!!
amoxicillina
italia
depressa ma bella d’aspetto
è un bel paesotto che tenta di essere tutto
con dentro tanti modelli
che mischia confonde concilia
riesce a non essere niente...
- giorgio gaber (1978) -
dopo avermi devastato il buonumore, che già era scarso, l’avvento dell’unione (sovietica) ha devastato anche il mio sistema immunitario: ho la tonsillite. cazzo. due palle da bowling conficcate in gola, antibiotici, febbre altissima, tantum verde, allucinazioni (un nobel per jannacci, “l’internazionale” jingle della vodafone, corazzieri con il colbacco, renato curcio direttore di rai educational) e, come se non bastasse, un brontosauro mangiabambini sta per diventare presidente...
l’ultima tonsillite me la sono beccata durante i primi fuochi della desert storm: due palle da bowling conficcate in gola, antibiotici, febbre altissima, tantum verde, allucinazioni (cossutta ricostruiva il muro) e, come se non bastasse, gli aggiornamenti pornofolk che mi arrivavano da scuola: branchi di liceali, improvvisamente engagés, intonavano “la guerra di piero” contro il generale schwarzkopf. “no! de andrè non lo devono toccare, questi stronzi!”, farfugliavo dentro la cornetta del grigione, poi collassavo tra le lenzuola come un’eroina vittoriana...
domanda (forse il dottore sa rispondere): perché, oggi come ieri, i miei anticorpi non reggono le onde d’urto sociopolitiche? altra domanda: perché certa gente mi slinka appena scopre che non ho la faccia di lenin tatuata sulle chiappe? ultima domanda: perché l’onorevole caruso... no, scusate, non ci riesco. torno a letto.
più cachemire per tutti
come posso annunciare il nuovo numero di noluogo, fingendo letizia, se non riesco a metabolizzare l’orribile shock bertinottiano?
(questo blog soffrirà in silenzio. o, almeno, ci proverà)