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29/04/2006

FEFF 8 / parlare di chomsky e della sontag mentre si scopa
 
-i film più zozzi li fanno i crucchi.
-ho motivo di sospettare che tu non conosca bene i giapponesi...
 
“the glamorous life of sachiko hanai”: il titolo non racconta bugie, la vita della giovane puttana sachiko hanai è affascinante per davvero. o, almeno, lo diventa, grazie a un killer nordcoreano, grazie a un proiettile e grazie, soprattutto, al dito medio del presidente bush. il dito medio (clonato) più pericoloso ma anche più sporcaccione della storia!
giustamente definito sogno erotico per intellettuali, nonché affettuosamente venerato da un numero sempre maggiore di adepti, il bizzarro pink movie anarcopacifista di meike mitsuru alterna con suprema disinvoltura sesso e politica, violenza e satira, emoglobina e altri fluidi corporei, seppellendo sotto quintali di estetica ultrapop una visione lucidissima e ferocissima della società contemporanea (orientale, occidentale, universale). una visione dichiaratamente uncorrect, e deliziosamente estrema, che non fa prigionieri e che si diverte un mondo a non farne…
la vita di sachiko hanai, dicevamo all’inizio, cambia radicalmente quando un sicario le piazza un proiettile al centro esatto della fronte. bang! missione compiuta, pensa lui, però si sbaglia: invece di eliminare una testimone scomoda ha creato una zombie onnisciente. una zombie onnisciente e ninfomane, per l’esattezza, che in virtù del “terzo occhio” (e del “dito presidenziale” sottratto involontariamente al sicario) discetta di filosofia durante le scopate e gestisce le sorti missilistiche del pianeta nel tempo libero.
eversiva e delirante, grottesca e inadatta alle anime candide, una delle pellicole più felici dell’ottavo far east film

trentamarlboro | plink | commenti (12)

26/04/2006

FEFF 8 / neanche uno stronzo merita di chiamarsi bagulbol
 
-in sintesi?
-è la storia di un tamarro che salva il mondo. o, quantomeno, le filippine.
 
esauriamo subito gli obblighi del bon ton, riconoscendo al prolifico eric matti un ostinato eclettismo professionale, e diciamo quello che c’è da dire: “exodus - tales from the enchanted kingdom” lascia esterrefatti per la sua immane bruttezza! inutile, quindi, fermarsi a riflettere sulle attenuanti generiche (la precarietà del mercato filippino) o fingere compiacimento perché i soldi scarseggiano, sì, ma l’immaginazione gronda copiosa.
impervio punto d’incontro estetico e narrativo tra una puntata di “art attack”, un video dei rockets, un’involontaria parodia di “mad max” e una gita a gardaland, senza ovviamente dimenticare i power rangers e il vecchio (caro) megaloman, questo chilometrico action-fantasy non avvince e non convince neppure per un attimo: colpa dei personaggi, davvero imbarazzanti, colpa della trama, ricavata da modelli tolkieniani (anche george lucas, però, fa la sua parte), e colpa, soprattutto, del prolifico eric matti, troppo impegnato a crogiolarsi nei languori epici per accorgersi che l’autoironia non andrebbe mai e poi mai dimenticata in un cassetto…
misteriosamente definito esercizio supremo di stile visivo, e non riusciamo a farcene una ragione, “exodus” fabbrica risate dove non pensa di fabbricarne e fabbrica sbadigli dove pensa di mozzare il fiato (specie nei maldestri abusi digitali). del resto, cosa aspettarsi da un film in cui l’impavido eroe che gli dà fieramente il titolo è vestito come pocahontas e in cui il cattivo si chiama bagulbol?
 
(altre blog-corrispondenze dal festival di noi gggiovani: qui, qui e, naturalmente, qui)

trentamarlboro | plink | commenti (12)

22/04/2006

FEFF 8 / miike takashi non è uno sport per signorine
 
-pensi che potrebbe piacermi?
-dipende.
-da cosa?
-non ricordo se gradisci le mattanze di feti e le torture gengivali mediante aghi...


dura solo 63 minuti, contando i titoli di testa e di coda, ma la sua densità è davvero spaventosa: cristallizza il tempo, appunto, e lo traduce in visione. una visione totale, drasticamente psicologica prima che drasticamente cinematografica, dentro cui si resta imprigionati fino a perdere ogni via di fuga. 
l’arte feroce, estrema, del gigantesco miike takashi non è uno sport per signorine: questo, ormai, lo sanno pure i sassi (e lo sanno, ancora meglio, tutti gli adepti della nerissima dottrina takashiana, sempre più numerosi e, giocoforza, sempre più devoti). come poteva, dunque, fare eccezione il piccolo grande “imprint”, commissionato e poi censurato dalla serie televisiva “masters of horror”?
scarsamente cauti, i produttori, o magari stupidamente ottimisti: non importa. ciò che importa è l’irriducibilità di takashi, limpida e fiera, tanto allergica alle normalizzazioni quanto disinteressata alle soglie di tolleranza del pubblico. e guardando “imprint”, così claustrofobico e così viscerale, così sanguinario e così cupamente grottesco, le soglie di tolleranza devo essere belle alte. altissime proprio! se l’estetica della crudeltà, per il geniale creatore di “audition”, è uno strumento narrativo e non certo una compiaciuta abitudine, qui, infatti, la sua disturbante natura (politica, storica, sociale) si manifesta e si sprigiona con assoluta chiarezza. con assoluta e sincera sgradevolezza. il vostro stomaco è debole? il vostro stomaco non è abbastanza corazzato? ecco, fate un passo indietro: sfidare takashi è decisamente una pessima idea…
 
(non credo che riuscirò a bloggare, durante il festival, ma ne approfitterò per usare il flickr)      

trentamarlboro | plink | commenti (17)

21/04/2006

FEFF 8 / siamo tornati



...belli, buoni, bravi e, ovviamente, stilosissimi...

trentamarlboro | plink | commenti (6)

19/04/2006

spam d’autore
 
chi l’ha scritta, secondo voi, questa roba?
biscardi o la santacroce?
 
Da: xxxxxxxxxx
Data: mercoledì 19 aprile 2006 11.48
A: Trentamarlboro
Oggetto: Sei pronto di aumentare il Suo reddito?
 
Salve.
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Grazie della Sua attenzione.

trentamarlboro | plink | commenti (22)

15/04/2006

caterina va in città
 
il risultato elettorale ha stabilito che il 50% degli italiani ha votato bene, con l’anima gonfia di nobiltà, e che il 50% ha votato male, con l’anima gonfia d’imbecillità?
manicheismo e democrazia, quindi, fanno rima?
perfetto.
ecco a voi un post all’ultima moda.
lucidamente bipartisan…  
 
modalità bossi-fini (kunta kinte go home)
 
succede che stai facendo quattro passi. succede che incontri quella stronza della cate, appena arrivata dal suo cazzo di paesello, e succede che tutto sommato sei contento, perché non capita spesso di bere il caffè con l’unica teenager al mondo per cui thom yorke “è un pulcino” e morrissey “un uomo da sposare”. succede che stai cercando il bar e invece trovi un mendicante africano smanioso di andare a venezia. succede che gli sganci un euro e lui, ingrato, comincia a marpionare la tua amica. succede che gli senti dire queste parole: “you’re wonderful”. e vabbè. succede, poi, che gli senti aggiungere: “is he your father?”. ennò. ennò, maledetto! succede che ti si ghiacciano i maroni e vorresti miniaturizzare il suo enorme uccello con un rito voodoo. succede che pensi: il permesso di soggiorno ti è scaduto nel ‘35, vero? succede che pensi: vaffanculo, mandingo! succede che invece te ne stai bello zitto e ti viene anche un po’ da piangere…
 
modalità walter veltroni (i prati sono in fiore)
 
il sole, alla fine, ha illuminato ogni cosa: dopo tanto buio, tanta cattiveria, la gente se la meritava davvero questa luce, questa prima e timida luce, questa prima e timida speranza. durerà? non durerà? oggi, intanto, è una bella giornata. una bella giornata che sarebbe piaciuta moltissimo a kennedy, così come a frank capra, perché la gente sorride e passeggia tranquilla, senza fretta, senza guardare l’orologio. normalità. nient’altro che normalità. piccoli segni, grandi sogni. ciò che meritiamo, ciò che tutti i popoli della terra meritano. sempre. e allora mi metto a passeggiare anch’io, tranquillo, kennedyano, salutando le persone che incrocio e incrociando, poi, una mia cara amica. baci, abbracci, sorrisi. normalità, appunto. lei si chiama caterina, ha diciott’anni, ama i radiohead e gli smiths, abita in un bellissimo paese a quaranta minuti di pullman dalla città. iniziamo a parlare, parliamo di rock e di politica, di capossela e di gite scolastiche, e mentre stiamo per entrare in un bar ci si avvicina, con gentilezza kennedyana, un ragazzo extracomunitario: deve andare a venezia ma gli mancano i soldi, purtroppo, e io trovo davvero immorale che questa società, questo sistema, impedisca a un giovane uomo di esaudire un desiderio, minuscolo o grandissimo che sia. “ecco qua”, dico, porgendogli una moneta. “you’re wonderful”, dice il ragazzo, rivolto alla mia amica. “is he your father?”, aggiunge, facendole un grande sorriso. che purezza! che meravigliosa purezza! lui, del tutto privo di sovrastrutture, ha istintivamente riconosciuto in me i tratti della maturità e nella mia amica le sue stesse aspirazioni di pace e di uguaglianza! sì. oggi è proprio una bella giornata di sole. una bella giornata kennedyana…
 
scegliete pure la modalità che preferite, care lettrici e cari lettori bipartisan, perché la sostanza non cambia di una virgola: io, alla cate, voglio molto bene, ma non riesco a metabolizzare l’immagine di una figlia diciottenne. che cazzo! devo iniziare a tingermi i capelli?

trentamarlboro | plink | commenti (28)

12/04/2006

lallegra salumeria / 2

non ho nulla da aggiungere a quanto scritto un anno fa, trovando assolutamente ridicolo il livore assassino (o il trionfalismo) di certi post e trovando assolutamente perfetta lanalisi di joe tempesta, ma riciclo molto volentieri il frivolo censimento che mi avevano ispirato le regionali 2005...
 
semplice curiosità statistica

l’harakiri sociopolitico del più stupido centrodestra planetario, e la conseguente sagra della mortadella, m’ispirano questo minuscolo interrogativo: a parte il sottoscritto, veteroliberale a riposo, c’è qualche altro blogger che non stia godendo come una pornodiva?
 
(prevedo un silenzio assordante)

trentamarlboro | plink | commenti (34)

11/04/2006

lallegra salumeria

e questa sarebbe una vittoria?!?

adesso… adesso non c’è più il 50% a destra e il 50% a sinistra. c’è il 50% al centro-destra e il 50% al centro-sinistra. oppure un 50 virgola talmente poco… che basta che uno abbia la diarrea che salta il governo.
non c’è niente da fare. sembra proprio che il popolo italiano non voglia essere governato. e ha ragione. ha paura che se vincono troppo quelli di là, viene fuori una dittatura di sinistra. se vincono troppo quegli altri, viene fuori una dittatura di destra. la dittatura di centro invece... quella gli va bene.

auguri!!!

- giorgio gaber (1996) -

trentamarlboro | plink | commenti (18)

10/04/2006

mantra
 
sono uno splendido trentacinquenne…
sono uno splendido trentacinquenne…
sono uno splendido trentacinquenne…

(ad libitum, singhiozzando)

trentamarlboro | plink | commenti (32)

06/04/2006

???

mario adinolfi

…il blogger più famoso d’italia…

(andrea pezzi -
il tornasole - raidue)

trentamarlboro | plink | commenti (34)

03/04/2006

jeffrey lookoftheyear è uscito dal gruppo
 
non è stato facile decidere quale fosse il post più bello, anche perché me ne avete mandati a pacchi e vi ringrazio, ma la scelta finale è poi caduta sulla fulgida signorina rosa (una blogger con i controcazzi). buona lettura, dunque, e ancora muchas gracias per la massiccia partecipazione…         
 
Ascesa e caduta degli Happiness For My Sofa

LONDRA - L’ha annunciato l’autorevole magazine inglese NME, suscitando il cordoglio e l’indignazione dei molti fan europei e non: gli Happiness For My Sofa si sono sciolti. Leading band del movimento indie/rock/pop/newer wave and a little bit of metal (and marika in my life), avevano all’attivo album strepitosi come “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” e, tra gli altri, il capolavoro indiscusso “Que sera”. Stando alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dal loro manager, il newyorkese Baruch Kaufman, «la band annaspava in una crisi latente che risaliva ai tempi della comparsata nel film dell’ormai Michelle Cimino “The Dick Hunters” [storia di cinque bionde eviratrici tatuate, n.d.r.]. Erano già emerse, in particolare, tutte le ombre di Jeffrey...». Dopo essere comparso anche in
O.C. e dopo aver visto le sopracciglia di Peter Gallagher, infatti, Jeffrey non si è più ripreso, entrando in un turbine di anfetamine e di crack e beffandosi, così, dell’indie-etichetta. «Quando poi ha dichiarato di voler diventare Mushroom dei Massive Attack - sono sempre parole di Kaufman - non ho potuto fare altro che fornirgli la sua dose quotidiana e dare l’annuncio. Un’indie-band non può citare i Massive Attack come fonte d’ispirazione!». Jeffrey Lookoftheyear, il cui cognome d’arte è modellato su quello del frontman degli Strokes, Julian Casablancas, sembra si stia disintossicando in una casa di cura. Jeffrey come Syd? C’è da crederci. E il resto della band? Sta tentando di mettere insieme i cocci. Magari per un prossimo album in vista di un Live Aid... Speriamo solo che Gedolf abbia buona memoria.

trentamarlboro | plink | commenti (11)

01/04/2006

noluogo (anno 3, numero 4)
 
mi chiamo giuseppe e sono detenuto da quasi dieci anni. la mia vita è fatta di un prima e di un dopo. il prima è quella parte della mia vita vissuta da uomo libero e il dopo quella che sto vivendo a tutt’oggi da detenuto.

prigioni.
questa volta parliamo di prigioni.
e la storia che ci racconta giuseppe è, senza tante menate, il nostro editoriale

[per gentile concessione del net magazine di san vittore
“il due”]

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