i fidanzatini di peynet
(interno giorno, buffet dell’albergo)
lei: amore, potevi almeno portarmi un cazzo di panino! guarda quel tizio come tratta bene la sua ragazza…
lui: amore, tu mangi carrube e stronzate! cazzo ne so di cosa gradisci per colazione? sono un gentiluomo, io...
è meglio spendere 7.60 euro per due pacchetti di cicche
o è meglio spenderne 7.50 per “nickname: enigmista”?
chiunque abbia concepito il titolo italiano merita i lavori forzati, o l’ergastolo, ma come si può giudicare con altrettanta severità jeff wadlow, che ha concepito il più brutto slasher movie degli ultimi trent’anni? lo spirito natalizio impone clemenza, specie per un uomo destinato a feroci sberleffi, quindi sorvoliamo sulla sua pigrizia algebrica (studenti idioti + maniaco omicida = brividi nel college) e poniamoci una domanda fondamentale: se jon bon jovi, mettendosi gli occhialetti, diventa un insegnante, cosa diventerebbe marilyn manson qualora si mettesse una cravatta?
top three
(...) in radio faccio una puntata sui film più brutti della storia. mi manderesti tre titoli (o più) di film italiani o stranieri che ritieni tra i più orripilanti? magari con un breve commento...
eccoli qua:
1) “le onde del destino” di lars von trier.
un uomo e una donna si amano, si amano proprio tantissimo, poi lui rimane paralizzato e lei diventa una mignotta. spensieratezza danese a secchiate.
2) “io ballo da sola” di bernardo bertolucci.
una ragazza americana preferisce perdere la verginità piuttosto che trascorrere l’intero weekend assieme alla sandrelli e altri babbioni. come darle torto?
3) “occhi di serpente” di abel ferrara.
i critici hanno parlato di metacinema e si sono strappati le mutande, gli spettatori hanno visto madonna e harvey keitel che litigavano. tipo sandra e raimondo.
il tempo delle melisse
(...) è un film pieno zeppo di giudizi e pregiudizi che scadono immancabilmente nella sociologia spicciola.
- melissa panarello -
molto più noioso di “dawson’s creek”, ma anche molto più casto, “melissa p.” non evapora subito dopo la visione: evapora mentre lo si sta guardando. evaporano le rarissime sequenze erotiche, tristemente laccate come nei softcore anni 80, evaporano i dialoghi, troppo inutili per apparire onestamente ridicoli, evaporano i flussi della sceneggiatura, cioè la pigra successione di episodi su cui è fiaccamente costruito il film. anzi: il filmetto. un filmetto che fa rima con romanzetto (“100 colpi di spazzola prima di andare a dormire”) e che fa scintille al box office grazie all’astuto v.m. 14 e grazie alla madornale ingenuità degli spettatori assatanati…
“scopri cosa è vero”, ammicca il sottotitolo, ma basta una decina di minuti e ci si trova a formulare l’unica risposta possibile: “non me ne frega un cazzo”. già. di melissa e della sua vita non frega un cazzo a nessuno: non frega un cazzo al pubblico in sala e non frega un cazzo ai personaggi sparpagliati nella storia (il padre assente, la mamma distratta, il professore stronzo, bla bla bla). povera melissa. povera, piccola e dolce melissa, la brava minorenne che può contare soltanto sulla nonnina fuori di testa (inspiegabilmente interpretata da geraldine chaplin) e che diventa ninfomane per vendicarsi di un baldo giovanotto vile ed egoista!
la nonnina fuori di testa, superfluo dirlo, tirerà le cuoia e la nipotina ninfomane, superfluo dirlo, troverà la via della redenzione: un happy end talmente luminoso, talmente gaio, che quello di “flashdance”, al confronto, sembra girato da von trier… sarà mica questa la ragione per cui melissa, la vera melissa panarello, ha bocciato sdegnosamente la pellicola?
gaspare
segreteria telefonica di gaspare. gaspare non è in casa, non sa quando ci tornerà e augura orribili disgrazie a chiunque lasci messaggi contenenti il nome “zuzzurro”. detto questo: se proprio non potete farne a meno, parlate dopo il segnale acustico...
sì, è vero, non sono in casa.
sì, è vero, non so quando ci tornerò.
sì, sto viaggiando.
sì, l’albergo è carino.
altre domande?
gli amici mi mettevano in guardia.
mi dicevano di stare attento.
mi dicevano che alessandra è una mezza troia.
cose così.
e io, regolarmente, m’incazzavo.
non ero d’accordo.
come potevo essere d’accordo?
dopo tutto, non sono d’accordo neanche adesso.
no.
perché alessandra non è una mezza troia.
no.
è una troia proprio…
l’albero, quest’anno, te lo fai da solo.
post-it verde pisello appiccicato sul frigorifero.
nove parole.
quaranta caratteri, spazi inclusi.
nient’altro.
una spiegazione?
un bacio?
un vaffanculo?
zero.
il cattivo gusto fatto persona.
a cominciare dal verde pisello…
scegli almeno un colore decente, grandissima troia!
bianco pareva brutto?
bianca è la parete che ho di fronte in questo momento.
bianca era la scritta sul muro sporco della biglietteria.
cinque giorni fa.
tu non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato.
una semplice coincidenza?
un’allucinazione mistica?
un segno?
sarà che mi suggestiono facilmente, va bene.
però.
però bisogna riassumere…
è dicembre.
anzi: sono gli ultimi giorni di dicembre.
devo farmi l’albero da solo, come gentilmente richiesto.
allora scelgo di farmelo altrove.
allora scelgo di prendere un treno a caso.
ma sollevando gli occhi, mentre sono in coda, vedo luccicare tra cazzi fighe bestemmie l’autografo di sant’agostino.
sant’agostino?
mi fossi chiamato alberto, o francesco, adesso probabilmente non mi troverei in questo albergo.
non avrei collezionato ferrovie, taxi, aeroporti.
soprattutto, non avrei comprato questa catenina d’oro.
ma io, che mi piaccia o che non mi piaccia, mi chiamo gaspare.
e gaspare, alla vigilia di natale, non può prendere alla leggera certe sensazioni!
segreteria telefonica di gaspare. gaspare non è in casa, non sa quando ci tornerà...
sì, è vero, non sono in casa.
sì, è vero, non so quando ci tornerò.
sì, tutto sommato betlemme non è male.
sì, fa discretamente freddo.
altre domande?
perfetto.
finisco di fumarmi questa cicca e scendo.
non voglio fare tardi.
e poi…
poi sono abbastanza nervoso…
non tanto per il bigliettino.
...il re immortale, messaggero del grande dio. nato in oriente darà la pace agli uomini e regnerà per sempre...
no, appunto, il bigliettino funziona: con google non si sbaglia mai!
è il regalo che mi lascia un po’ perplesso.
voglio dire: e se la catenina d’oro non gli piacesse?
e se fosse stufo di chi osserva diligentemente la tradizione?
bòh.
stiamo a vedere.
io, per sicurezza, gli ho comprato anche una radiosveglia…
© noluogo - per gentile concessione di me medesimo
esame di coscienza
posso ritenermi, complessivamente, un bravo ragazzo.
non uccido, non rubo.
non disonoro padre e madre.
non spaccio droga fuori dagli asili.
e l’unica volta che ho augurato una morte orribile a qualcuno, l’unica, è successo per una giusta causa.
dico davvero.
insomma: quell’uomo stava profanando “la guerra di piero”, con una vocina tipo britney spears, e, non contento, si dimenava scalzo agitando un tamburello…
avrei forse dovuto augurargli una vecchiaia serena?
eh?
l’uomo che simulava gli orgasmi
bene.
il titolo ce l’ho.
ora devo semplicemente scrivere il libro...
lady ciccone rulez
trenta: quanto bella è “hung up”? quanto? parliamone!
fabrizio: carina, sì, ma non ti ricorda un pezzo degli abba?
trenta: giura!
fabrizio: cazzo ridi?
trenta: pensaci bene, cervellone. plagio o campionatura?
fabrizio: bòh…
trenta: no, dico, secondo te madonna ha bisogno di rubare?
fabrizio: cazzo ne so!
trenta: non ho parole.
fabrizio: tu sei un ultrà madonnaro. non fai testo.
trenta: e tu sei la vergogna della nostra generazione!
fabrizio: cresci, giovanotto.
trenta: è colpa tua se esiste gente come i blue!
fabrizio: cresci.
trenta: te lo meriti lee ryan!
fabrizio: cresci.
trenta: e ti meriti pure meneguzzi!
fabrizio: cresci.
(ad libitum)
noluogo (n.12)
tra|spa|rèn|te
agg. e s.m.
di corpo che lascia passare la luce permettendo così di vedere, più o meno chiaramente, gli oggetti che si trovano al di là di esso.
e in culo a chi ci vuole male…