ma vai a cagare, vai...
ricevo da tim:
StUpiSci! Fai ULULARE il tuo cell: invia LU al 48498. Oppure fallo muggire da pazzo: invia MU. Meglio 1 squillo da un FANTASMA? Invia FT. Attiva SKIAMAZZI 3E/set
ecco.
ora non pretendo che l’ideatore di questo sms venga tramortito da un rimorso brutale, così come non pretendo che venga furiosamente inchiappettato da tutti i wrestler del pianeta, ma qualcuno può forse vietarmi di recitare una preghierina?
eh?
tòh, chi si rivede!
lo spy-thriller con pacino
(canale cinque, ore 21)
c’è del marcio nella cia. ma va? la più longeva paranoia americana non si concede una vacanza neppure questa volta, non abbassa la guardia. anzi: aggiunge benzina al serbatoio degli spy-thriller, serbatoio che certo non rischia la riserva, clonando generosamente tutto il repertorio clonabile! se “i tre giorni del condor” maneggiava con estrema saggezza l’ambiguità pirandelliana tra viso e maschera, “la regola del sospetto” gioca a carte scoperte fin dal titolo. mai fidarsi di nessuno: non esistono amici, esistono soltanto obiettivi. poi, qualora il concetto non fosse già abbastanza chiaro, ci pensa il vecchio trainer walter burke/al pacino a rincarare continuamente la dose: niente è ciò che sembra.
no, niente. e i suoi allievi, talentuosi apprendisti 007, non devono scordarselo: un collega potrebbe essere un traditore, la prima missione ufficiale potrebbe essere l’ennesima esercitazione e l’unica sponda sicura resta, in ogni caso, l’undicesimo comandamento (non farti beccare mai!). vita dura, insomma, per l’ottima recluta james clayton/colin farrell. vita dura per lui e vita dura anche per gli spettatori, chiamati a sopportare decine di false piste, qualche corto circuito dello script e un colpo di scena tanto sudato quanto prevedibile. chi sta cercando di sottrarre al governo il preziosissimo software ice nine? chi è la talpa? parente stretto di “the game”, e affidato alle premure di roger donaldson, “la regola del sospetto” non brilla e non convince… fortuna che pacino resta sempre il clamoroso gigante che è.
un medico in famiglia
zio dottore: fammi un elenco dei sintomi.
trenta: occhi gonfi, dolori muscolari, febbriciattola.
zio dottore: uhm…
trenta: è una reazione al vaccino oppure sto morendo?
zio dottore: stai morendo.
trenta: assì? meno male! avevo paura fosse colpa del vaccino!
torteggia la braschi: “panorama” ti vorrà bene...
(…) “quando lei va a casa di attilio e comincia a gironzolare per la stanza, vaneggiando in una specie di monologo surrealista, ho sperato che la poltroncina del cinema avesse la mascherina in dotazione”, sghignazza un anonimo commentatore intervenendo su trentamarlboro.splinder.com, il cui titolare aveva acceso le polveri con una recensione intitolata “è più espressiva nicoletta braschi o un metro quadrato di linoleum?”. qui si legge: “per digerire la tigre e la neve non occorre idolatrare benigni ma è indispensabile sopportare nicoletta braschi”.
(…) mentre il solito trentamarlboro trova analogie con anatolia, lo speaker del circo bulgaro di aldo giovanni e giacomo, personaggio interpretato da marina massironi che a ogni acrobazia dei tre ripeteva con voce macchinale “rabbrividiamo!”.
[da “la braschi è una capra. o no?” di gianmaria padovani - “panorama” - pag. 300]
oh...
sono proprio commosso!
ringrazio il mio adoratissimo gùa per avermi segnalato l’articolo.
e, ovviamente, ringrazio la mia mamma che mi ha fatto così funky…
give me a mandolino and i will rock
your little fuckin’ world here and now
(forever and ever)
ultimamente aggiorno poco il blog, è vero, ma chi continua a visitarlo con la soave speranza di leggerci dentro l’attesissima scritta “chiuso” perde tempo: “sono andato a letto presto”, come noodles e proust, lasciandomi avvolgere non tanto dalla solita pigrizia quanto piuttosto dalla necessità di passeggiare altrove… bel posto, il blog. bel posto, l’altrove. bel posto il posto in cui ti scopri meno abitudinario, meno compiuto, e ti accorgi che paolo conte può raccontarti nuovi “mocambo” o che thom yorke non è semplicemente un piccolo freak. bel posto il posto dove t’inciampi tardivamente sul fragore dei sonic youth o dove peter sellers dice a ruth dunning “e lei perché non la smette di fissarmi con quella sua gioventù?”. bel posto il posto che coccola affettuosamente la tua intolleranza, il tuo individualismo, la tua scarsa inclinazione alla socievolezza per la socievolezza, ridisegnando la geografia delle tue priorità ed equalizzando fisiologicamente il volume delle tue incazzature… no, mi dispiace, questo blog non chiude. e io, “suonatore di mandolino” come il sommo maestro, non smetto certo di essere pigro né di passeggiare altrove. perché mi perderei, assieme a tutto il divertimento, le cose più belle che ci sono…
(questo post è dedicato a rosa. con sorridente simmetria)
signora libertà, signorina anarchia
il micidiale flop di “sacco e vanzetti” non dimostra che il pubblico italiano preferisce tenersi alla larga dall’impegno: dimostra solo che il pubblico italiano, se proprio deve guardarsi una fiction orripilante, preferisce guardarsene un’altra.
è più espressiva nicoletta braschi
o un metro quadrato di linoleum?
per digerire “la tigre e la neve” non occorre idolatrare benigni, malgrado 118 minuti di assoluta onnipresenza, ma è indispensabile sopportare nicoletta braschi. rigorosamente indispensabile. questa volta, più di sempre, la sua ostinatissima e pietrificata non recitazione danneggia infatti la logica narrativa del film prima ancora che la pazienza degli spettatori meno devoti. o meno caritatevoli... perché mai un uomo lucente come il poeta attilio, quasi ossessionato dalla gioia di vivere, dovrebbe amare alla follia una donna sbiadita e gelida come vittoria, la cui somiglianza con anatolia di marina massironi (“rabbrividiamo!”) preclude in partenza qualunque pathos? benigni, per ovvie ragioni familiari, non se ne preoccupa minimamente, facendo appunto gravitare tutta la favoletta (tutte le trasfigurazioni di una favoletta ambientata nella bagdad del 2003) attorno a una love story davvero brutta, goffa, maldestra...
accusato in modo stupido e strumentale di eccessiva timidezza ideologica, per il messaggio pacifico e non radicalmente pacifista che sa esprimere, “la tigre e la neve” realizza proprio sul terreno dell’umanesimo ciò che invece sgretola sul terreno cinematografico: racconta bene lo smarrimento universale generato dalla guerra, dall’odio, però annaspa e zoppica nel raccontare lo smarrimento personale di attilio, delegando alla sola forza dell’one man show (one man show peraltro formidabile) il compito di ovviare alle vistose carenze della solita sceneggiatura piccola piccola… a quando un bell’exploit di benigni senza factory (braschi, cerami, piovani) e, già che ci siamo, pure senza tom waits?
noluogo (n.11)
amore mio
hai già mangiato o no?
ho fame anch’io
e non soltanto di te.
questa volta si parla di cibo.
e, ovviamente, di mogol/battisti...