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non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...

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21/10/2005

love story
 
lui, quando litigavano, la chiamava scherzosamente vic.
no, non come sophie marceau nel “tempo delle mele”.
sì, come jean reno in “nikita”.
victor l’eliminatore...
lei invece, quando litigavano, lo chiamava farinelli.
sì, come l’eunuco.
e non scherzava affatto...
un giorno litigarono più del solito.
molto più del solito.
 
- cheffai con quell’olio bollente, vic?
- ti ci caramello i coglioni, farinelli!
 
ora si sono lasciati.
lei vive con un giostraio colombiano, lui vive da solo.
e parla in falsetto.

trentamarlboro | plink | commenti (43)

15/10/2005

il ritorno del poliziottesco
 
questa volta non mancava davvero nulla, a michele placido, per fare centro. non gli mancava un cast formidabile, dominato dalla spaventosa bravura di pierfrancesco favino e di kim rossi stuart, non gli mancava un soggetto vincente, vincente come il bellissimo libro da cui è tratto, non gli mancava, fortuna piuttosto rara, un ampio background storico e iconografico da esaminare o saccheggiare senza timidezza. no, questa volta non gli mancava davvero nulla, però michele placido è riuscito ugualmente a contrarre vistosi debiti di ossigeno, firmando un’opera dove la compattezza diventa intermittenza e dove l’accuratezza diventa esercizio stilistico. dove la durata diventa lunghezza e dove l’indispensabile coefficiente di gergalità borgatara diventa folclore…
perché, dunque, “romanzo criminale” non funziona? perché la sua nerissima essenza letteraria, spostandosi dalla carta allo schermo con la benedizione di giancarlo de cataldo, si è tradotta in una nerissima cifra estetica. in uno smalto lussuoso e impermeabile. tanto impermeabile che non lascia filtrare sussulti di verità o di realismo né quando placido li parafrasa (ecco a voi la “peggio gioventù” della magliana) né quando li cita espressamente (moro e bologna su tutti). anzi. sono proprio le immagini di repertorio, ancora dolorosamente conficcate nella nostra memoria nazionale, a restituire il gap che caratterizza l’intera pellicola: quella netta distanza, cioè, che separa un evento cinematografico da un onesto film di genere. e “romanzo criminale”, più che un kolossal imperfetto, è solo un caro, vecchio, turgido poliziottesco…

trentamarlboro | plink | commenti (39)

14/10/2005

autobiografia minima
 
ho quasi trentacinque anni.
porto gli occhiali dal 1980, suono la chitarra dal 1987, fumo dal 1989.
con la chitarra me la cavo meglio di vecchioni e peggio di gilmour.
in conservatorio studiavo flauto traverso, poi mi sono rotto le palle.
mi rompo le palle con una certa facilità.
sono un cialtrone.
un cialtrone pigrissimo.
è per questo che non so ancora fare l’accordo di mibemolle.
è per questo che non so ancora fare migliaia di altre cose.
esempio: annodare la cravatta.
esempio: cucinare la parmigiana.
esempio: ruttare tutto l’alfabeto senza pause.
no, non si può essere onniscienti.
l’onniscienza richiede impegno e io non ho neppure la patente.
figuriamoci se affronto una parmigiana.
perché dovrei?
lo zodiaco mi vuole cocciuto, quindi m’intestardisco.
e mando a cagare la parmigiana e pure il mibemolle!
mi piace l’arte sottile del vaccagare, sì.
mi piacciono i film con le lesbiche.
mi piacciono i led zeppelin e carlo lucarelli.
però non digerisco l’esistenza dei gemelli diversi.
non riesco a farmene una ragione.
mi ossessiona proprio.
sarà che non capisco la loro vena poetica.  
sarà che sono mai stato un gggiovane.
vabbè…
dimentico qualcosa?
ah, la salute.
ecco: non credo di sentirmi bene.
troppe marlboro, troppo cibo, troppa vita sedentaria.  
probabilmente collasserò mentre edito il post.
peccato…
uno dei miei grandi sogni era quello di assistere alla fine di al bano.
l’unica possibile: stritolato da un camper sulle strisce pedonali.

trentamarlboro | plink | commenti (31)

12/10/2005

homevideo / “lost souls”
 
e se qualcuno, magari winona ryder, venisse a dirvi che state per diventare l’anticristo? che satana in persona ha scelto il vostro corpo per incarnarsi e farsi uomo? che “il tempo della trasmutazione è vicino”? nel bizzarro caso in cui dovesse capitarvi davvero, auguratevi almeno che l’annuncio vi sia dato rapidamente. molto rapidamente. senza essere obbligati ad aspettare, come il povero ben chaplin, una mezza eternità cinematografica: tutto il primo tempo e buona parte del secondo!
l’attesa degli eventi, classico meccanismo narrativo che rende “l’esorcista” e “rosemary’s baby” due leggendari modelli di tensione, affossa quasi subito le molte velleità di “lost souls”: il gioco non funziona, il ritmo è prossimo allo zero, l’atmosfera è cupa solo a livello puramente estetico... janusz kaminski piazza una manciata di buoni colpi, d’accordo, ma non sono certo sufficienti a scongiurare il letargo del pubblico: la lentezza va nutrita, va tradotta in densa progressione, altrimenti resta semplice lentezza. una lentezza che, incredibilmente, finisce per rivalutare mediocri filmetti omologhi tipo “giorni contati” o “stigmate”.
dove la sceneggiatura annaspa, disegnando una storia assolutamente stravista, la regia si muove ancora peggio, crogiolandosi dentro mille autocompiacimenti (basta pensare al micidiale abuso di ralenty) e risultando pedantissima invece che accurata. il signor kaminski, insomma, forse per assonanza, cerca di imitare il signor polanski e gli va male... non si scherza con i santi e, ogni tanto, è preferibile lasciare in pace anche il diavolo: qui le uniche “anime perse” sono quelle degli spettatori.

trentamarlboro | plink | commenti (20)

06/10/2005

raindrops keep fallin’ on my head
 
ma che tristezza udine / piove anche quando nevica
ci ho fatto l’abitudine / udine…

- FCT (1982) -
 
ci sono delle giornate in cui la mia città è talmente grigia che sembra “cinico tv”.
e quando capita, cioè spesso, io mi consolo accarezzando un piccolo pensiero.
un mantra, quasi.
 
sembra “cinico tv”, ok, ma il ciccione che scorreggia mica ce l’abbiamo!!! 
 
ecco.
il gestore del bar all’angolo, stamattina, mi ha disilluso…

trentamarlboro | plink | commenti (41)

03/10/2005

homevideo / “il colpo”
 
è il grande gene hackman a pronunciare la frase-chiave su cui si sviluppa interamente il film: “l’amore fa girare il mondo. l’amore per il denaro”. sembra una battuta fiacca, una di quelle battute che ormai si spendono solo nelle peggiori soap televisive, ma non bisogna sottovalutarla: “il colpo”, ennesima partitura del commediografo david mamet, ci torna sopra continuamente. oscilla, continuamente, tra “amore” e “denaro”, dimostrando in tutti i modi che il primo è al servizio del secondo...
ci vuole coraggio, senza dubbio, per fabbricare un thriller così cinico e disilluso, dove non esistono figure positive e dove non esiste un codice d’onore nemmeno tra i criminali. esiste l’amicizia, sì, la vecchia amicizia che lega gli abilissimi rapinatori joe, bobby e pinky, ma ha il sapore di un contratto. di un patto non scritto. è qualcosa che copre le spalle, insomma, salva la vita, tira fuori dalle situazioni difficili: non riguarda mai l’anima... il resto, poi, è pura e cauta ginnastica del sospetto. c’è qualcuno di cui ti puoi fidare ciecamente? chi sarà il prossimo a tradirti? quant’è perfetto un piano che sembra perfetto?
“il colpo”, costruito a scatole cinesi e non certo avaro di momenti brillanti, è un discreto congegno d’autore che s’inceppa fastidiosamente proprio quando dovrebbe funzionare al meglio: nei paraggi del finale... troppo impegnato a moltiplicare false piste e a compiacersene, quasi volendo umiliare il suo gemello simultaneo (“the score”), mamet infatti non si accorge che il giocattolino gli sfugge via via di mano. e non si accorge che i numerosi pregi, a cominciare dalla notevole qualità dei dialoghi e dall’ottimo gusto per i dettagli, si traducono via via in altrettanti difetti.
peccato, dunque. peccato per l’implacabile joe di gene hackman (sempre bravissimo, anche nei panni di un autentico cattivone), per il buffo bergman di danny de vito, per la gelida fran di rebecca pidgeon e per la splendida sequenza della rapina alla gioielleria... un po’ di spocchia in meno e “il colpo”, sebbene prigioniero di un genere abusatissimo, avrebbe fatto scintille.

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01/10/2005

noluogo (n.10)
 
carne o pelle?
sostanza o metafora?
edonismo o quotidianità?
oggetto d’arte o mappa chirurgica?
detonatore sessuale o contenitore di frattaglie?
 
il corpo.
anzi: i corpi.
dentro queste pagine…

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