ottimismo

non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...

numeri

*loading*

noi gggiovani

mai dire mai

rettangoli

altri numeri

divinità

micce - art director
maxime - template

20/09/2005

l’arte di essere onesti con se stessi
 
ieri sera, mentre stavo sotto il piumone e leggevo “la vita sociale e familiare degli indiani nambikwara” di lévi-strauss, mi sono posto improvvisamente una domanda.
questa: si può sapere cosa cazzo stai facendo?!?

trentamarlboro | plink | commenti (56)

19/09/2005

il black out del 2003
 
(una vecchia lettera che, oggi, dedico affettuosamente all’amico ataru)
 
carissimo ***,
se ti raccontassi che il black out mi ha sorpreso alle 3 e 36 del mattino, ora friulana, durante un micidiale attacco d’insonnia, quale sarebbe il tuo primo commento? il più immediato? su, coraggio, adesso non simulare un aplomb da farmacista viennese! devo proprio infiocchettarti i dettagli? devo proprio aggiungere che stavo riguardando “l’anno del dragone” e che il buio, assieme alle mie bestemmie, si è dispettosamente ingoiato il finale? ecco. ripeto la domanda: quale sarebbe il tuo primo commento? ma sì. certo che sì. risposta esatta! sarebbe questo e solo questo: “chi se ne strafotte!”. poco raffinato, d’accordo, però sincero. meravigliosamente sincero…
basta un minimo di zapping per deporre la raffinatezza e sentirsi subito sinceri. basta molto meno di un’emergenza nazionale, davvero molto meno, per sentirsi crescere dentro un’incredulità rabbiosa. ringhiosa. e il concetto di zapping, qui, va letto in modo ampio. drammaticamente ampio. va esteso, cioè, a tutti gli strumenti dell’informazione. tutti. grande sorella rete compresa… perché veniamo trattati, sempre e comunque, da coglioni? perché dobbiamo sapere cosa stesse facendo la signora alba parietti (alba parietti!) nell’attimo esatto in cui è saltata la luce? perché dobbiamo conoscere il barista de roma che, terribile disgrazia, ha pazientato fino alle 13 per riaccendere la macchina del caffè?
qualcuno ci ha lasciato la pelle, a causa del black out. qualcuno che, sfiga nella sfiga, non apparteneva al cenacolo dei vip e non si occupava neppure di cappuccini (e cornetti caldi) in piazza navona! i soliti rompiballe, insomma: un paio di vecchiette con il femore ballerino, l’extracomunitario con lo scooter taccagno di fari, la signora tradita dal semaforo spento… li chiamano, democraticamente, nit. not important target. sono, loro malgrado, gli anti-vip. e, come tali, meritano una doppia razione di black out. la beffa, l’ultima, di vedersi preferire il commovente sollievo di veltroni, orgoglioso promoter di feste notturne “senza danni”. orgoglioso pastore di “cittadini modello”. già. bravi! che comportamento esemplare!
i nipotini di giulio cesare hanno evitato di radere al suolo la metropoli, sebbene incazzati neri, e tanto basta per celebrare pomposamente l’italico buonsenso. per moltiplicare servizi pseudo-giornalistici pieni di ragazzi tristi e comprensivi, accampati nelle stazioni della metro o timidamente sparsi lungo le vie deserte e tenebrose dell’urbe… li hai visti anche tu, no? e cos’hai pensato, di fronte al naufragio della romanissima “notte bianca”? ma sì. certo che sì. risposta esatta! hai pensato: “chi se ne strafotte!”. hai ragionato, lucidamente, da nit. da nit che, diversamente da altri nit e da ogni vip, detesta l’inarrivabile superficialità mediatica del 2003! che detesta i notiziari-spettacolo. che detesta la sociologia applicata alle veline, la teologia applicata agli oroscopi, l’antropologia applicata ai reality show. che detesta l’abuso criminale di gossip. che detesta, appunto, essere trattato da coglione…   
archiviamo il black out e passiamo, allegramente, al matrimonio di emanuele filiberto e clotilde courau (chi?!?). dichiarazione dello sposo: “avrei potuto dire sì in una chiesetta della svizzera o della francia, ma perché privare la gente che mi vuole bene di uno spettacolo commovente?”. dichiarazione della sposa: “ci ha presentato alberto di monaco durante il vip master di pentathlon. gareggiavamo in due squadre diverse e ci siamo scontrati faccia a faccia in una gara di fioretto”. caro, carissimo amico nit… oltre a gridare (anzi: ululare) il solito “chi se ne strafotte!”, non credi sia giunto il momento di prenderci una rivincita? una tardiva e colossale rivincita? si accettano suggerimenti…

trentamarlboro | plink | commenti (15)

17/09/2005

l’enigma udinese
 
evento culturale o sagra a cielo aperto?
 
that’s the question. è lei, lei soltanto, la mamma di tutti i punti interrogativi. una mamma severa, severissima, che non si lascia corrompere! nessuno, nell’arco di undici anni, è riuscito a risolvere l’enigma udinese. nessuno. e nessuno ci riuscirà. almeno finché la strategia investigativa non sarà cambiata…
insomma: chiedere a un frequentatore di friuli doc quanto si senta calamitato dall’enogastronomia e quanto dagli approfondimenti culturali è come chiedere a un frequentatore del sunsplash quanto si senta calamitato dal reggae e quanto dalle contingenze sociopolitiche giamaicane! in entrambi i casi, è chiaro, le due opzioni non disegnano affatto una contraddizione, ma poste così la stabiliscono a priori: cultura e sagra diventano subito giorno e notte, cane e gatto, sole e pioggia… ecco perché, fatalmente, l’enigma udinese rischia di restare insoluto: il nodo, il vero nodo, è di natura semantica, prima che operativa. spetta, cioè, a friuli doc determinare una volta per tutte il proprio significato. la propria identità.
evento culturale o sagra a cielo aperto, dunque? basterebbe ammettere che un termine contiene l’altro (divina armonia filosofica) e la telenovela si chiuderebbe qui, lasciando insoddisfatti solo i fighetti e i radical chic… dov’è il problema? qualcuno, forse, rimpiangerebbe questi dannati rompicoglioni, sempre pronti a giudicare porno il folklore tranne quando divorano polenta e formaggio di nascosto (possibilmente in un bel ristorantino travestito da osteria)? no, certo che no. e allora?
messi a tacere gli stronzi, cosa impedisce a friuli doc di rivendicare (orgogliosamente) la sua nobilissima essenza di sagra a cielo aperto? il resto, dalla questione-prezzi alla questione-parcheggi, viene dopo: il cittadino incazzato può sempre convocare il gabibbo o minare gli stand carinziani per rappresaglia. ovvio. nel frattempo, però, la mamma di tutti i punti interrogativi continua a sorridere…

trentamarlboro | plink | commenti (18)

15/09/2005

...trecentomilamarlboro...

trentamarlboro | plink | commenti (40)

14/09/2005

il mimo n.31
 
soggetto per un poliziesco
 
l’ispettore X dà la caccia al serial killer Y.
il serial killer Y è fottutamente bravo.
quindici vittime, zero passi falsi.
anche l’ispettore X, però, se la cava bene.
è un profiler, mica uno stronzo qualunque.
e si pone subito le domande giuste:
1) perché Y sta ammazzando tutti i mimi della città?
2) perché la percentuale femminile, tra i mimi, è così bassa?
3) perché Y lascia sempre una foto di celentano accanto ai cadaveri?
dopo un’indagine serratissima, e altri quindici morti, X risolve l’enigma.   
il colpevole è Z, un vecchio norvegese che impaglia fagiani.
o almeno: questo pensa X.
ma Z, per propria fortuna, non c’entra un cazzo.
e quando Y stecchisce il mimo n.31, X abbandona la polizia. 
deriso dai colleghi.
deriso dagli amici.
deriso pure da Y che gli spedisce una bella cartolina.
 
greetings from riccione
 
i giochi, ormai, sono fatti.
X, un mese più tardi, muore di tisi.

trentamarlboro | plink | commenti (45)

13/09/2005

manolo
 
due vecchi amici hanno appena finito di cenare.
bevono il caffè, pagano, escono allegri dalla steak house.
poi, però, mentre stanno fumando, cominciano a scivolare.  
il breve arco di una marlboro e di una marlboro light.
scivolano giù senza rendersene conto.
piano piano.
e i temi si fanno grandi.
e le parole si fanno difficili.
e i due vecchi amici, adesso, non scherzano più.
il futuro, le ipotesi.
la scaramanzia...
guardare avanti.
troppo?
troppo poco?
hanno trentaquattro anni, i due vecchi amici.
sono adulti.
sono lucidi, maturi, consapevoli.
 
il maestro: metti che succeda. e metti che sia femmina.
trenta: no, non ci voglio pensare…
il maestro: pensaci! saresti uno spettacolo!    
trenta: dici?  
il maestro: bonario come un abate medievale.
trenta: e geloso come un mezzadro siciliano.
il maestro: anch’io. assolutamente…
trenta: ma te lo immagini il suo primo fidanzatino?
il maestro: quel maiale…
trenta: molto piacere, io sono manolo.
il maestro: manolo? piacere un cazzo, piacere!
trenta: esatto!
il maestro: chi credi di fottere, con quell’aria innocente?  
trenta: la camicia stirata…  
il maestro: bastardo!  
trenta: l’occhialetto…
il maestro: tanto lo so cosa fai con mia figlia!
trenta: la riga nel mezzo…      
il maestro: guarda che lo conosco il metodo-manolo! 
trenta: il metodo-manolo?
il maestro: l’uomo tramortisce virilmente la donna.
trenta: quanto virilmente?
il maestro: a colpi di cazzo in testa.
trenta: ok. andiamo.
il maestro: dove?
trenta: come dove? a cercare manolo!
il maestro: giusto!
trenta: e che dio preservi il nostro istinto paterno…
 
(lucidi, maturi, consapevoli)   

trentamarlboro | plink | commenti (61)

06/09/2005

settembre
 
quand’ero piccolo
m’innamoravo di tutto
correvo dietro ai cani…
 
poi.
poi non ricordo.
non ricordo il detonatore.
non ricordo la prima volta.
non ricordo la prima scheggia di vetro…
quella mano, forse.
quella mano adulta intrecciata alla mia.
il corridoio, i neon, la tosse, la barba ispida.
quella mano che stava smettendo di essermi consueta.
quella mano così magra, così maledettamente debole…
o forse no.
forse l’odore.
l’odore immobile dell’aula e dei pastelli.
inverni lunghi, pioggia densa contro le finestre.
prove tecniche di claustrofobia legalizzata.
obbligatoria.
il bianco e il nero delle nostre divise.
l’odore delle cose che cambiano, che provano a cambiarti…
non ricordo proprio.
non ricordo l’attimo esatto in cui ho iniziato a correre di meno.
l’attimo esatto in cui ho iniziato a capire che i cani possono essere veloci.
troppo veloci.
ma l’istinto, il mio istinto, è sempre stato più forte dell’attimo.
quand’ero piccolo, quand’ero adolescente.
e anche oggi.
dopo tanti attimi.
dopo tanti cani troppo veloci.
dopo aver imparato che la manutenzione della felicità è un mestiere durissimo...  
errori, scelte, promesse.
paure, dubbi, delusioni.
sorrisi.
corro di meno, certo, ma corro.
corro ancora.
e spero.

trentamarlboro | plink | commenti (42)

01/09/2005

lieti calici
 
i nostri millemila reality vi fanno cagare?
ottimo: parliamo di quelli stranieri.
parliamo, per esempio, di “voglio tuo figlio, ma nient’altro”.
l’attesissimo “sperma show”, come l’hanno ribattezzato i media olandesi, funziona così: una gentile donzella deve scegliere, tra diversi donatori, il maschione che produrrà il seme d.o.c. per fecondarla.
the best one!
sì, avete capito bene.
e anch’io vorrei capire bene una cosa.
vorrei capire bene attraverso quali parametri la donna stilerà i singoli giudizi…
c’è qualche sommelier, tra di voi?
 
(ringrazio la no-blogger marta per la segnalazione)

trentamarlboro | plink | commenti (38)