last gang in town
we met when we were in school
never took no shit from no one
we weren’t fools
the teacher says we’re dumb
we’re only having fun
poi, alla fine, ci sono andato.
ho smesso di esitare e ci sono andato.
sì.
ricordo che camminavo piano verso il cinema.
ricordo la dolce paura che camminava con me.
matteo, nicolò, sandra, fabio, francesco.
andrea, daniela, roberto, anna, enrico.
stavo per incontrarli.
dopo dieci anni.
anzi: quasi tredici.
scelte diverse, vite diverse.
mi chiedevo: hanno esitato anche loro?
mi chiedevo: stanno provando anche loro la mia stessa dolce paura?
no.
molto probabilmente no.
forse, al massimo, un’accelerazione di nostalgia.
automatica, fisiologica.
ma stavo per incontrarli.
non avevo dubbi.
non potevo sbagliarmi sul fatto che avrebbero risposto all’appello.
non potevo sbagliarmi sul fatto che certi fuochi non si spengono.
e non si spegneranno mai.
dolce paura di cosa, dunque?
dolce paura della memoria
dolce paura delle lacrime.
dolce paura di condividere l’ultimo abbraccio a joe strummer.
dolce paure di condividere un film che avevamo già condiviso.
cento secoli prima.
tutti assieme...
un agghiacciante compito di greco sulle spalle.
il concerto milanese dei mano negra che si avvicinava.
are you ready for patchanka?
con quanta commovente fierezza avremmo esibito le stimmate di quel concerto!
magliette strappate, lividi, ammaccature.
liceali scarsi, d’accordo, ma grandi pogatori.
oh, sì.
bravi ragazzi di provincia usciti spiritualmente illesi dall’onda paninara e comunque pronti a convertire le timberland in doctor martens fiammanti.
oh, sì.
il punk-rock, all’improvviso, aveva fatto irruzione nelle nostre anime.
i clash, all’improvviso, ci avevano trafitto.
e quel pomeriggio del 1990, a casa di matteo, ci sarebbe rimasto dentro per sempre.
when johnny comes marching home again
he’s coming by bus or underground
a woman’s eye will shed a tear
to see his face so beaten in fear
li ho incontrati.
li ho incontrati fuori dal cinema.
da soli.
a coppie.
a piccoli gruppi.
matteo, nicolò, sandra, fabio, francesco.
andrea, daniela, roberto, anna, enrico.
qualche sorriso un po’ impacciato.
qualche gesto un po’ impacciato.
neppure mezza parola.
scelte diverse, vite diverse.
ma eravamo di nuovo l’ultima banda in città.
dopo dieci anni.
anzi: quasi tredici.
per una notte.
e la mia dolce paura, segretamente, è diventata puro senso di appartenenza...
everybody’s looking for last gang in town
you better watch out for they’re all comin’ around
punto di domanda
com’è possibile che un suonatore di bonghi abbia degli amici?
ricatto (im)morale
aluccia cara, se tu non avessi minacciato l’insano gesto, e sai perfettamente di cosa parlo, io adesso non affronterei mai e poi mai questa fottutissima catena!
è chiaro?
ecco…
il tuo primo ricordo di te stesso mentre cucini?
una padella carbonizzata facendo i pop-corn. talento naturale: avevo 25 anni.
chi ha influenzato di più il tuo stile culinario?
mia moglie veronica. ma “stile culinario” è una definizione un po’ fortina…
possiedi del materiale fotografico che possa provare un interesse precoce per il mondo culinario? te la senti di farcelo vedere?
ho una foto in cui limono con luigi lo cascio. va bene uguale?
hai qualche fobia culinaria? un qualche piatto che solo a pensarci ti viene il sudore?
l’idea di trangugiare lumache, soprattutto se qualcuno le chiama escargots, mi rovescia lo stomaco.
il gadget che, in cucina, funziona meglio?
ho sviluppato una fissazione patologica per gli ammennicoli di alessi. cavatappi escluso.
quello che ti ha deluso di più?
vedi sopra.
un abbinamento cibario strano che ti piace e che probabilmente non piace a nessun altro?
non saprei. l’unico dato certo è che mangio come un maiale…
quali sono le tre cose commestibili senza le quali non potresti vivere?
bèh... la divina triade ipocalorica: pane-pasta-pizza!
cos’è che non mangeresti mai?
trovo ripugnante la “cucina estrema” e pure i suoi adepti. auguro ogni sorta di marasma intestinale a chiunque assaggi un cane, un topo o un sushi d’insetti.
qual è il tuo piatto/firma?
ho imparato a cucinare benissimo la carne.
a chi passi la catena?
ai veri professionisti, naturalmente.
e quindi: all’amico gourmet orenove e all’amica sommelier sidgi.
sarà che non mi piace il genere
su raidue c’è questa spilungona, abbastanza figa nonostante le orecchie da mammuth: si chiama sydney bristow e fa tipo l’agente segreto. prima lavora per l’sd-6, una divisione specialissima della cia, poi scopre che l’sd-6 è un covo di merdoni e quindi si trasferisce all’apo, un’altra divisione specialissima della cia, dove però si ritrova come nuovo boss il boss dei merdoni e quindi si chiede: “perché cazzo mi sono trasferita?”. anche i suoi nuovi colleghi, del resto, sono assolutamente gli stessi, dall’orrido papà che sembra un faccione del monte rushmore all’orrido nano esperto di tecnologia, e qui sorge il minuscolo sospetto che gli sceneggiatori siano un po’ taccagni. così taccagni da rifilare a syd una sorellastra, nadia, figlia di mamma irina (che peraltro è una vecchia baldracca doppiogiochista) e di babbo sloane (che peraltro è il boss dei merdoni). così taccagni da rifilare ai personaggi, e agli spettatori, non una trama bensì un simpatico loop narrativo: in ogni santo episodio la spilungona si mette una parrucca, parte per una missione ad alto rischio sotto copertura, la copertura salta (assieme alla parrucca) e la spilungona finisce nella merda… niente niente che sydney bristow ha sbagliato mestiere? ma soprattutto: niente niente che la quarta serie di “alias” è una cagata pazzesca?
(il post, ovviamente, è dedicato a pimpa)
mémoires de paris
il maestro: lo sentite? lo sentite quanto peccato c’è nell’aria?
trenta: sì, vabbè, ma io non voglio vedere roba scadente.
la pimpa: definisci “roba scadente”.
trenta: spogliarelliste pelose con la figa tipo colbacco?
il maestro: uh! e perché no, scusa?
la pimpa e trenta: …
dichiarazioni immorali
mi dice qualcuno con cui vorrebbe lavorare?
tiziano ferro, anche se dicono tutti che sia gay.
ah sì? e lei ci crede?
figuriamoci, quello è uno che scrive canzoni per uscire con le ragazze.
perché, si scrivono canzoni per uscire con le ragazze?
certo, qualcuno scrive canzoni anche per farsi le scopate.
non ne ero al corrente. e lei che fa per “farsi le scopate”?
non me le faccio. mi faccio le seghe. chi si accontenta gode poco ma gode per sempre.
intendiamoci.
lo scandalo, qui, non è la storia delle seghe.
ognuno fa “oooh” quando cazzo preferisce.
lo scandalo è “voler lavorare” con tiziano ferro!
povia, povia...
oh!
erano tipo dieci minuti che nessuno mi passava una catena.
iniziavo seriamente a preoccuparmi…
cosa guardi per prima cosa in un blogger: la foto, il modo in cui scrive o se ha i feed rss?
immagino sia una deformazione professionale, ma sono fissato con i titoli dei post. un bravo titolista merita sempre tanto ammmore…
quale blogger inviteresti a casa tua per mostrargli la collezione di farfalle e quale chiuderesti nella cassettina delle farfalle e butteresti la chiave?
da buon romanticone inviterei a casa una donna d’altri tempi, una vera musa dello stilnovismo come sociopatica, mentre sarei lietissimo d’inscatolare la signorina lopez per aver ideato il giochetto.
a quale blogstar concederesti dei favori sessuali pur di essere linkato?
a livefast. perché gli ho sempre invidiato ferocemente quel nickname stupendo.
fai una proposta che non avevi mai avuto il coraggio di fare al blogger di cui sei segretamente innamorato.
segretamente? ma lo sanno tutti che io e vlad siamo fidanzati!
a chi passi l’ingrato compito?
a chi mi augurerà terribili sciagure per averlo fatto.
e a chi se lo doveva semplicemente aspettare.
quindi…
-aelisha (quando rientrerà dalla pausa-compleanno)
potrai mai perdonarmi?
non so come dirtelo…
non so neppure come sia successo…
ma dopo quasi dieci anni…
tuttociò che resta della tua videocassetta è la custodia!!!
“non è vero che i boy scout sono buoni”
(sottotitolo: cosa sogna un ex obiettore di coscienza mentre fa la coda in posta?)
ora di punta.
una tenera vecchietta raggiunge, lentamente, lo sportello.
molto lentamente.
troppo lentamente…
sorride con dolcezza alla giovane impiegata.
si avvicina al vetro.
tenera vecchietta: buongiorno, signorina. purtroppo ho perso gli occhiali e non riesco a compilare questo bollettino. mi potrebbe aiutare?
giovane impiegata: buongiorno a lei, signora. è un autentico piacere confessarle che non me ne fotte assolutamente un cazzo. anch’io, una volta, ho perso la mia tessera sanitaria, ma non mi risulta di essere venuta a casa sua per fracassarle i coglioni. sbaglio? e ora, cortesemente, la invito ad andarsene un po’ affanculo, perché nel caso in cui non se ne fosse accorta si è formata una folla oceanica alle sue spalle... grazie.
(ecco cosa sogna un ex obiettore di coscienza mentre fa la coda in posta)
do u like sudoku?
non scherziamo.
io sono l’autan della matematica, della logica e anche della pazienza…
e poi? ti ramazzo la stanza?
Da: xxxxxxxxxx
Data: sabato 16 luglio 2005 13.01
A: Gianmatteo
Oggetto: Concerto di Sakamoto.
Ho visto che in ottobre portate Sakamoto.
Segnami due omaggi.
Da: Gianmatteo
Data: sabato 16 luglio 2005 13.12
A: xxxxxxxxxx
Oggetto: Re: Concerto di Sakamoto.
adoro la tua timidezza.
adoro i tuoi modi cortesi.
adoro, soprattutto, quella tua ritrosia un po’ ottocentesca...
come eravamo
caro compagno di classe,
quindici anni fa il ministro della pubblica istruzione ti ha guardato negli occhi e ha pronunciato queste toccanti parole: “vai, ragazzo, adesso sei maturo”. ricordi? discutibile stravaganza, conoscendo il tuo quoziente intellettivo, ma non importa… ciò che più conta è lasciare spazio al sentimentalismo, perché quel mitico giorno d’estate sta per soffiare sulle candeline: una, due, tre. quindici. prima che la senescenza ti rincoglionisca del tutto, insomma, non lasciarti sfuggire la festicciola di compleanno: martedì 12 luglio 2005, casa mia, ore 21.30…
fabrizio
tutti a tavola.
tutti loquaci.
tutti mediamente brilli.
tutti a proprio agio…
casino.
parole che si affastellano.
bicchieri che tintinnano.
risate.
cameratismo.
battute.
battutacce.
conversazioni che approfittano di antiche intimità.
che ci giocano sopra.
lietamente.
armoniosamente.
senza pretendere di ricrearle.
ma senza dimenticare che sono esistite…
giovanna: capisci? non potrei mai essere un’epicurea…
andrea: uhm… gli epicurei erano quelli che si sbattevano i coglioni, vero?
fabrizio: io vorrei una donna che penda dalle mie labbra.
domiziana: un herpes, praticamente!
claudia-1: in quel caso devo tirare il freno a mano?
luca: basta che non tiri una scorreggia!
claudia-2: se vuoi te lo presto. ce l’ho in macchina.
fabrizio: i “dylan dog” non si possono prestare! sono come le mutande!
antonia: mi comprerei i jeans, se solo esistesse la mia taglia…
luca: ma come? non vendono l’80?
samantha è ancora orribile: la somiglianza con keith richards mette i brividi.
eleonora non si è ancora sbarazzata del suo slang assurdo.
antonia è ancora obesa: nessun miglioramento.
stefania ha ancora due tette da campionato mondiale: un’istituzione.
anzi: due istituzioni.
cinzia, invece, non è più la fatalona che ricordavamo.
niente trucco.
niente scollature.
niente tacchi.
silvia non suona più il violino: fa la mamma full time.
laura non è più la regina delle tenebre.
decisamente no.
da ragazza ci avrebbe sputato su quell’abitino azzurro.
da ragazza…
quando io non ero brizzolato.
quando i liceali non mi davano del lei.
scusi, mi fa accendere?
scusi, mi sa dire che ore sono?
scusi…
ma vai a fare in culo, vai!
il calendario, del resto, è stato democratico.
ha risucchiato le diottrie di luca.
ha giustiziato i capelli di andrea.
e ora sta insidiando gli addominali di fabrizio…
stronzo ma democratico.
evviva!
dopo cena mi è venuta voglia di una sigaretta solitaria.
iggy pop cantava “the passenger”.
qualcuno cantava assieme a lui.
qualcuno ballava.
ho attraversato il salone.
ho abbracciato paola e sara.
ho scambiato un sorriso con claudia-1 e claudia-2.
ho spettinato giovanna.
sono passato in cucina.
ho preso una birra.
e ho raggiunto il parco.
per i cazzi miei.
mentre un rutto di andrea scuoteva le fondamenta della villa…
(questo post è dedicato a lilo)
homevideo / “the cell”
qualche piccola soddisfazione per gli estimatori dei grandi thriller, obbligati da tempo immemorabile a digerire cloni maldestri del bellissimo “seven”! ci ha pensato tarsem singh, ragazzo prodigio della pubblicità, griffando “the cell”: un esordio che, senza affannarsi a mimetizzare le parentele cinematografiche (“manhunter” e “il silenzio degli innocenti”), gioca piuttosto bene tutte le sue carte... nulla di miracoloso, ok, ma questa gustosa variazione sull’antico tema dei serial-killer merita comunque di essere promossa a pieni voti: sia per la compattezza della struttura narrativa (meno banale di quanto possa apparire), sia per la notevole forza stilistica (tarsem, secondo abitudine, non ha fatto economia di stravaganze).
“the cell” comincia dove, normalmente, scorrono i titoli di coda: l’assassino viene accerchiato e ammanettato... che tipaccio, carl: il dottor lecter, in confronto, sembra miss marple! sette vittime all’attivo e un rituale davvero feroce: ogni donna viene chiusa in un’enorme gabbia di vetro, la cella del titolo, che poi un congegno a tempo riempie progressivamente d’acqua (“le tiene in vita per 40 ore al massimo”). il soave carl, però, non si limita a dispensare annegamenti, filmandoli con svariate videocamere. e no! trasferisce i cadaveri in una vasca piena di candeggina e, quando il biancore lo soddisfa, dà libero sfogo alle proprie inclinazioni sessuali (“the cell”, va detto, è sconsigliabile a chi frequenta malvolentieri thomas harris)...
adesso che il mostro è stato neutralizzato, dunque, l’intera nazione può tirare un sospiro di sollievo. l’intera nazione tranne, ovviamente, i familiari dell’ottava ragazza, rapita da carl poco prima dell’arresto: le lancette galoppano, bisogna individuare la base segreta (perquisendo casa, la polizia ha trovato le videocassette) e impedire all’acqua di ucciderla. peccato che carl soffra di una rara forma di schizofrenia e sia appena entrato in coma irreversibile: che fare? niente paura: jennifer lopez riuscirà a scoprire il nascondiglio, accettando di viaggiare nella mente malata di vincent d’onofrio... più che una psicoterapeuta, infatti, la nostra bella culona interpreta un’impavida psiconauta: la pioniera di un sistema sperimentale, chiamato “neuromed”, che permette di navigare nel cervello altrui.
e qui, fatalmente, “the cell” si sdoppia, alternando reale e virtuale in un fluido parallelismo: j.lo a spasso nella zucca di carl, macabra galleria di orpelli sadomaso, e il cocciuto detective peter pronto a intervenire... fin troppo semplice dal punto di vista sintattico, obietterà qualcuno, ma perché rompere i coglioni? mettete da parte le petulanze cinefile e godetevi le sontuose immagini confezionate per voi da tarsem singh. vi basteranno!
le cinque ragioni per cui non condurrò “affari tuoi”
01. nessuno me l’ha chiesto
02. è una trasmissione porno ma di figa se ne vede sempre poca
03. bonolis parla come torquato tasso e io parlo come un ergastolano
04. il regolamento vieta di definire le scatole “fottute scatole di merda”
05. i concorrenti non possono essere lapidati e neppure tramortiti a schiaffoni
(questa è la seconda catena che mi passi, fratello, ma sono già attrezzatissimo per la terza: ti lego, t’imbavaglio, ti collego l’i-pod a un marshall da 5000 watt e ti mando in loop la “definitive collection” dei gipsy king!!!)
update
mu e ciccsoft si sono presi il testimone da soli, visto che io mi sono impappinato e non l’ho fatto circolare, quindi rispolvero la domanda sasakiana (accetteresti di condurre “affari tuoi”?) e interpello cofano, QP, violetta, aluccia e molly…
incatenato
il ritardo è mostruoso.
d’accordo.
ma come potevo tirare pacco alle carissime anna e dandyna?
l’ultimo libro che ho comprato
walter tobagi: morte di un giornalista - daniele biacchessi
il libro che sto leggendo ora
a mano armata - giovanni bianconi
(a dire il vero, me lo sto rileggendo per la centesima volta. sono totalmente fissato con la saggistica sugli anni di piombo e, in particolare, con questa cronaca favolosa)
i libri che mi hanno segnato
il deserto dei tartari - dino buzzati
la coscienza di zeno - italo svevo
it - stephen king
il cinema secondo hitchcock - françois truffaut
alcuni libri che consiglio
facciamo... alcuni autori?
dino buzzati (sua immensità dino buzzati)
thomas pynchon
gianni rodari
john fante
fruttero & lucentini
cinque blogger a cui passo il testimone
attendo, con piacere, le bestemmie di:
nient’altro da aggiungere
...ecco la differenza che c’è tra noi e gli innominabili
di noi posso parlare perché so chi siamo
e forse facciamo più schifo che spavento
ma di fronte al terrorismo o a chi si uccide c’è solo lo sgomento...
- giorgio gaber (1980) -
“come va il mondo?”
secondo te come va?
no, lorenzo, dimmi.
secondo te come cazzo va?
(forza, blogger, adesso giù con la propaganda! belli compatti, eh? tirate a lucido i vostri banner, il vostro antiamericanismo prêt à porter, la vostra tesina scolastica sull’islam, le vostre ipotesi fantapolitiche... londra sanguina, piange, urla, ma questi sono dettagli. vero? hasta siempre!)
intermezzo
...there is no pain you are receding
a distant ship smoke on the horizon
you are only coming through in waves…
archiviati dieci giorni davvero allucinanti, roba che stakanov si sarebbe trasformato in un sindacalista sanguinario, vorresti soffiare via la polvere dal blog e scrivere finalmente quel cazzo di post sul concerto dei duran. ovvio. ma come fai? voglio dire: come fai a parlare di “save a prayer” o di john taylor che imita don lurio (“belo italia! belo publico! grazi!”) quando mister waters e mister gilmour hanno appena deciso di regalarti un sogno così pazzesco? eh?