mariti e mogli
l’ultimo spettacolo di johnny dorelli, “i ragazzi irresistibili”, mi ha felicemente ricordato quanto sia stupendo lavorare in un teatro…
grazie, amico johnny, per esserti fatto accompagnare qui dalla tua signora!!!
(odiatemi, signori maschietti. odiatemi senza ritegno. vi capirò)
cahiers du cinéma
andrea: avevi ragione, “le onde del destino” è proprio bello.
trenta: mi prendi per il culo?
andrea: no. perché?
trenta: perché io lo detesto, quel film di merda!
andrea: ma sei fuori? ti ricordi cosa mi hai detto?
trenta: che lui resta paralizzato e lei diventa una mignotta.
andrea: appunto!
trenta: ah…
pasquetta survivor
sebbene la giusta fama di bevitore mi preceda, più o meno da sempre, non avrei mai sospettato che il corpo umano potesse contenere simili quantitativi di alcol…
(qui a udine si dice “prendere una mina”. e da voi?)
l’ultimo giorno di scuola
questa cosa, scritta quasi quindici anni fa sul quadernone di filosofia, non è una semplice reliquia: è un sorriso per lilo…
fra meno di due settimane cominceranno gli esami di maturità, poi ci perderemo di vista. piano piano. giorno per giorno… qualche incontro casuale. qualche cartolina. qualche serata in pizzeria. fino a dimenticarci l’indirizzo e il numero di telefono… lo so, ci siamo giurati eterna fedeltà, ma perché dovremmo essere diversi dagli altri? ci perderemo di vista, ecco tutto… perderò di vista fabrizio, la persona con cui ho diviso questi cinque anni di scuola e di vita. siamo stati una coppia davvero perfetta. forse litigheremo, forse ci allontaneremo senza una parola… perderò di vista alessandra, il mio mio inespugnabile angelo biondo… chiuderò i suoi bigliettini in una scatola di quality street, le sue lettere non so dove e fumerò il triplo per farle dispetto… anche nicoletta volerà via, portando con sé le nostre risate e i nostri furiosi bisticci, le nostre canzoni e le nostre ideologie inconciliabili. poi voleranno via luca e andrea, i due mentecatti del primo banco, volerà via quel genio di paola, con le sue pagelle portentose, volerà via quella fabbrica di noia che risponde al nome di giulio. e poi samantha, più brutta del suo “th”, cinzia, la fatalona, silvia, la violinista pazza, claudia-1 e claudia-2, inseparabili come le palle, laura, la nostra principessa dark… e poi mizi, domiziana, che ho ignorato così tanto da non accorgermi che è bella, che dice cose belle e che forse avremmo potuto diventare amici… spariranno giovanna e il suo integralismo intellettuale. spariranno sara e i suoi completini da circo equestre. spariranno stefania e le sue tette da paginone centrale. spariranno eleonora e il suo slang impossibile (oggi ha dichiarato: l’emoglobina è una storia che uno ha nel sangue). sparirà il carissimo luigi, innamorato dei miei occhi verdi, e poi antonia, la cicciona, innamorata di fabrizio (chi può aver scritto fabri scopami sotto la foto di gruppo appesa in classe?). ci siamo: tra un paio di minuti la III F non esisterà più…
prendere coscienza
io non sono indie.
io non sono givepeaceachance.
io non sono cittadino del mondo.
io non sono il papa deve schiattare.
io non sono trionfilagiustiziaproletaria.
io non sono quant’è grande naomi klein.
io non sono michael moore for president.
io non sono happening, reading, poetry slam.
io non sono libri cool ammucchiati sul comodino.
io non sono egalitarismo di cachemire prêt à porter.
io...
occazzo...
io, a quanto pare, non sono un blogger!
chi ne sa qualcosa, per favore, parli…
tòh, chi si rivede!
i cuccioli di salvatores
perché, dopo quasi quattordici anni, il mio mestiere continua a piacermi così tanto? perché l’emozione di certe chiacchierate, di certi incontri, spezza gli automatismi più collaudati e rinnova la capacità di provare stupore. ecco perché. e parlare con gabriele salvatores, nel marzo 2003, è stato emozionante davvero...
critica e pubblico, per una volta, parlano la stessa lingua e festeggiano “io non ho paura”. te lo aspettavi?
sarò sincerissimo: non me lo aspettavo assolutamente! ci speravo, è ovvio, amando questo film in modo particolare, però sono rimasto colpito. è la prima volta, del resto, che mi capita un’accoglienza unanime, soprattutto da parte della stampa.
a cos’è dovuto un successo tanto compatto?
forse, per rispondere bene, dovrei prendermi un po’ di tempo: la situazione è ancora troppo viva, è complesso analizzarla senza il giusto distacco. penso, comunque, che il merito principale sia da attribuire ai contenuti del film: quelli primari, emotivi, di immediata leggibilità, e quelli che poi vanno effettivamente a toccare, in un modo o nell’altro, la nostra memoria collettiva.
il cinema italiano, secondo te, si sta rimettendo in salute?
il cinema italiano, essenzialmente, ha bisogno di storie forti. forti nel senso della struttura, intendo, nel senso dell’efficacia della costruzione narrativa. e “io non ho paura” è una storia forte.
com’è nato il rapporto con ammaniti?
conoscevo niccolò attraverso i suoi libri: alcuni mi erano piaciuti, altri meno. una sera ci siamo incontrati a casa di amici e abbiamo scoperto di avere parecchie affinità. abbiamo fatto amicizia. poi, il giorno dopo, ho letto “io non ho paura” ed è subito scattato il colpo di fulmine: un romanzo bellissimo! nel giro di poche ore avevo già comprato i diritti...
è stato difficile selezionare i piccoli protagonisti?
di sicuro è stato molto faticoso, perché non ho voluto seguire i criteri dei casting tradizionali: non cercavo bambini che avessero talenti specifici o familiarità con la recitazione. li volevo privi di esperienza, privi di sovrastrutture, per estrarre da ognuno qualche frammento di verità, qualche reale corrispondenza biografica rispetto ai personaggi.
quanto ti sei sentito regista e quanto ti sei sentito papà, durante le riprese?
questa è una domanda veramente importante! io non ho figli e, se escludiamo i miei nipotini o i figli dei miei amici, era la prima volta che mi confrontavo direttamente con il mondo dell’infanzia. che dire? è stata un’esperienza speciale, è stato magico vivere ogni giorno su un set affollato di cuccioli, e ho imparato che i bambini hanno bisogno di noi almeno quanto noi abbiamo bisogno di loro... adesso non vorrei abbandonarmi a confessioni strappacore, per carità, ma tra noi si è creato un rapporto profondissimo: una comunicazione passionale, senza filtri, non razionale, come può succedere soltanto con dei ragazzini di dieci anni.
il film non si nutre di sfumature ma di contrasti: il sole e il buio, la fantasia e la realtà, gli innocenti e i colpevoli… è un modo per sottolineare l’urgenza di certezze che la cronaca quotidiana ci nega?
in un certo senso, credo proprio di sì: ho scelto di accantonare il realismo per immergere il racconto dentro una dimensione mitica. o quasi mitica. prima di tutto, però, il gioco dei contrasti deriva dallo sguardo dei bambini: uno sguardo che non sa cogliere le sfumature, appunto, le categorie intermedie, finché non intervengono elementi di consapevolezza. ed è il momento in cui un bambino, lentamente, inizia a crescere.
dal teatro al musical pop-rock, dalla commedia al noir, dalla fantascienza ai videoclip. e, adesso, un dolcissimo thriller… c’è un territorio che vorresti ancora esplorare?
certo che c’è: mi manca il western! e, dopo tutto, mi manca pure una storia d’amore vera e propria! io ho sempre adorato il cinema di genere, non ho mai creduto che sia un cinema di serie b, quindi non smetterò di viaggiare in questa direzione. per ora, in attesa della prossima idea, sto leggendo un sacco di libri.
salvatores: è possibile, oggi, dire “io non ho paura”?
francamente, non lo so: sta diventando sempre più complicato e io, in questo momento, ho un po’ di paura e un po’ di nausea… dire “io non ho paura”, in ogni caso, non significa essere coraggiosi: significa non subire le paure che gli altri fabbricano per noi.
vuoi sputtanare un po’ di soldi?
chiedimi come…
“blade: trinity” di david s. goyer.
il reverendo camden, santo patriarca del famigerato “settimo cielo” televisivo, ha svolto un ottimo lavoro con sua figlia mary: la bella passerona è cresciuta, non si veste più da educanda e, soprattutto, non esce mai di casa senza portarsi dietro pistola e balestra! tanto imbronciata quanto sexy, l’ammazzavampiri jessica biel riscatta parzialmente l’inutile “blade: trinity”, pessimo epilogo di una saga dark finora piuttosto felice. brutto, sì. banalissimo. fracassone. e wesley snipes, meno espressivo di una mensola, non invita certo all’indulgenza…
“nascosto nel buio” di john polson.
cosa cazzo sia capitato negli ultimi anni al grande robert de niro, all’immenso robert de niro, probabilmente resterà un mistero. anzi: ci auguriamo tutti che resti un mistero, tipo loch ness, perché una simile caterva di filmacci non ammette comunque giustificazioni! dal fetido “15 minuti” al fetido “un boss sotto stress”, cagata dopo cagata, il caro zio bob si era fatto mancare soltanto un’escursione horror. stranamente. ed ecco, appunto, la ghiotta opportunità: noia, fantasmini, calchi di “shining” e un finale telefonatissimo! come rinunciare?
“la fiera della vanità” di mira nair.
ancora su di giri per l’affettuoso leone d’oro regalato a “monsoon wedding”, volendo proprio concederle un alibi, mira nair ha scelto d’imboccare a fari spenti la micidiale autostrada del polpettone vittoriano. e non un polpettone qualunque: il temutissimo “vanity fair” di william thackeray! poi, non paga di aver fulminato mezzo budget in parrucche, si è pure divertita a contaminare l’estetica british con l’estetica bollywoodiana, attraverso bizzarrie più scaltri che efficaci… la whiterspoon è brava, d’accordo, ma il disordine e la sonnolenza dilagano per quasi due ore e mezza. mica cazzi!
“si chiami l’enel, sia fatta la luce!”
missione - enel ha la missione di essere il più efficiente produttore e distributore di elettricità e gas, orientato al mercato e alla qualità del servizio, con l’obiettivo di creare valore per gli azionisti, di soddisfare i clienti e di valorizzare tutte le persone che vi lavorano.
ecco.
è con queste grandiose parole che l’enel ti parla di sè.
in terza persona.
guardandoti dritto negli occhi.
insomma: come fai a non emozionarti?
poi, però, arriva un tuo carissimo amico.
e ti suggerisce di ascoltare la segreteria di una sede locale…
il numero è cambiato. il nuovo numero è xxxx.xxxxx, seguito dalle ultime 3 cifre del vecchio numero aumentato di 300. grazie.
efficienza, appunto.
qualità, appunto.
ma, soprattutto, chiarezza.
sì…
io ti amo, enel!
business class
se ti chiami gianluca nicoletti, e di professione fai il super-guru mediatico (anzi: il golem), puoi sfruttare alcuni piccoli optional totalmente preclusi a noi blogger mortali: essere ingaggiato da “tuttolibri” per scoprire l’acqua calda (“la blogosfera italiana si è costruita come un universo piramidale non scalfibile ed elitario”), dispensare mazzate per l’allegro piacere del teppismo chic e infine, divina civetteria, aprire un blog per goderti il coro luttuoso dei “razzoli male”…
niente niente che sei a corto di passatempi, nicoletti?
bizzarri questi vip!
uomini che parlano di donne
nick: a me le passere depilate fanno un po’ impressione.
trenta: preferisci l’effetto-schneider?
nick: cioè? non ti seguo.
trenta: l’hai visto o non l’hai visto “ultimo tango”?
nick: sì che l’ho visto.
trenta: e non ti ricordi la caratteristica della schneider?
nick: essere inchiappettata da marlon brando?
trenta: avere la testa di gloria gaynor al posto della topa!
nick: quanto mi mancano gli anni settanta…
“the assassination” (i baffi di sean penn)
la parola decisiva sull’incubo americano era stata sussurrata, poco meno di trent’anni fa, dal signor martin scorsese. una parola buia, disperatissima. una parola dentro cui pulsava, ferocemente, la più tragica delle infezioni contemporanee: l’urgenza di riscattarsi dalla normalità quotidiana, credendola marchio di fallimento, e l’urgenza di punire il sistema, predicandone l’assoluta colpevolezza. unico e sinistro colpevole, unico e sinistro mandante, grazie ai suoi ostinati paradigmi di fama, successo, ricchezza…
incubo americano contro sogno americano, dunque. perdenti contro vincenti. fantasmi contro divinità. anonimi cittadini contro potenti manovratori occulti. ma dove il geniale meccanismo di “taxi driver” scattava, e scatta, alla perfezione, immergendo totalmente gli spettatori nella paranoia di bickle (robert de niro), il congegno simmetrico di “assassination” finisce per avvitarsi pesantemente su se stesso, rendendo subito insopportabile il quasi omonimo bicke (sean penn).
perché mai dovremmo emozionarci per una figurina borderline disegnata così male? perché dovremmo sforzarci di compatirla? perché dovremmo sforzarci di metabolizzare le pallide ragioni del suo personalissimo incubo americano? niels mueller non risponde, né come regista né come sceneggiatore: troppo impegnato ad amplificare la mediocrità di bicke, grigio inquilino degli anni settanta (“hai fatto bene a tagliarti i baffi: sembravi un cretino con una figa spiaccicata sulla faccia!”), firma un’opera completamente priva di temperatura cinematografica e completamente priva di sussulti. un teorema ghiacciato, ripetitivo, che disseppellisce i vecchi scheletri nixoniani ma non li sa attualizzare. e nemmeno storicizzare…
continuiamo così, facciamoci del male...
il dvd di paola e chiara dovrebbe essere vietato ai minori di 14 anni. dovrebbe esserci la scritta esterna per consigliare di non comprarlo ai minori di quella età, oppure un preavviso riguardo ai contenuti più o meno forti all’interno.
elisabetta scala, infaticabile khomeinista del moige, non era mai riuscita a scoccare un crucifige tanto condivisibile. mai. peccato che, nell’eroica urgenza di moralizzare il pianeta, abbia preteso pubblici roghi per la strega sbagliata: il video “kamasutra”!
abbia pazienza, cara signora scala, mi faccia capire bene: trova scandaloso un paio di tette, peraltro minuscole, e poi non trova criminale un verso come “sì, siamo in estasi, sexy cha-cha-cha kamasutra”? ma scusi: che cazzo di educatrice è?
mi è semblato di vedele un festival…
(qui trovate le primissime info e l’accreditation form)
empaticamente
no, non m’interessa capire fino a che punto “cuore sacro” mi sia piaciuto: mi basta sapere, e poi ricordare, quanto mi si è conficcato dentro…
quelli che… il festival
the end
sebbene il trionfo di renga manidiforbice abbia neutralizzato la minaccia mandolinara di gigi d’alessio, e soprattutto il micidiale golpe del niky nicolai noia quartet, la canzone “angelo” resta drammaticamente quello che è: una fucilata sulle palle! forse, a conti fatti, antonella ruggiero meritava qualcosina di più, e la donna-licantropo dei matia bazar qualcosina di meno, però mettiamoci l’anima in pace: sanremo cinquantacinque, dopotutto, ha visto beatificare un brano fuori gara, la filastrocca paracula di giuseppe povia, e questo la dice lunga. molto lunga. così come la dice molto lunga, pure troppo, lo sdoganamento di facchinetti junior: stesso percorso del signor jovanotti, da scemo del villaggio a fidanzatino d’italia, e stessa regia criminale dietro le quinte. insomma: qualcuno fermi cecchetto prima che trasformi diggèi nel prossimo, redditizio, guru no global! siamo già messi abbastanza male anche senza il suo aiuto, credo…
nota: avvisare i servizi sociali che peppino di capri non ha ancora smesso con il crack (“han visto una panchina di notte volare via e mille e più panchine seguire la sua scia”).
quelli che… il festival
interludio gay
per chi ancora non lo sapesse, io e QP siamo due pazze furibonde. del resto, se fossimo etero, non avremmo mai condiviso un blog con puliafito. la zia di tutti noi!
outing e instant book fanno rima?
certo che fanno rima.
specialmente quando mauro si trova nei paraggi…
(qui la copertina, qui il retro)
quelli che… il festival
serata n.3
io. io sono sempre stato un orribile fancazzista, a scuola, e da certe malattie non si guarisce tanto facilmente. anzi: non si guarisce mai. punto… ieri non ho fatto i compiti, per colpa di gill grissom e di vic mackey, e non li farò neanche oggi, per colpa di un anziano pagliaccio e della sua festicciola! peccato. venderei un rene, o addirittura il sacro autografo di patti smith, piuttosto che perdermi alessandro preziosi che si sputtana in mondovisione…
(porca troia: mi perdo pure l’evento editoriale dell’anno! sarà mica giustizia, questa?)
quelli che… il festival
serata n.2
vedere mike tyson che accenna “nel blu dipinto di blu” è come vedere la montalcini che balla “asereje”: purissima pornografia. contrariamente alle aspettative, però, l’episodio più sconcio non è stato questo. no. è stato il tripudio pompinaro, quasi una gara, dentro cui sono precipitati bonolis e gigi d’alessio… incredibile! due minuti di complimenti reciproci, e di reciproco batticuore, senza che il dio della par condicio prendesse tempestivamente la coppietta a randellate sui coglioni!
nota: delle randellate, va detto, si è poi occupato l’ineffabile ezio vendrame. o meglio: ci ha provato. bonolis, infatti, lo ha subito ridotto all’impotenza, sparandogli addosso una serie di congiuntivi, un’allegoria e un epigramma di marziale.
se la bocciatura di ralph malph ha parzialmente risollevato le sorti della gara, gara che peraltro ha fatto secche pure le sorelline iezzi, i primi sei gggiovani hanno dovuto attendere la fine di “consorzio nettuno” per esibirsi. e meno male che sanremo puntava tutto su di loro! vabbè, pazienza: lo 0,3% degli spettatori ha comunque potuto assistere al trionfo dei puliafito’s. e tanto basta…
quelli che… il festival
serata n.1
mi sono accasciato sulla tastiera nell’attimo esatto in cui michael bublè, l’inventore dell’orchite, ha iniziato a cantare, poi mi sono svegliato di soprassalto verso l’alba, nell’attimo esatto in cui marina rei, l’ultima dei 180 concorrenti, risucchiava con la sua enorme bocca gli oggetti più svariati (pare che là dentro, assieme a grossi pezzi di scenografia, siano scomparse anche un’arpa e la nana alexia). nient’altro da segnalare, per adesso, tranne il fatto che umberto tozzi è identico a ralph malph, che paola & chiara non hanno limonato, che nicola arigliano è un ectoplasma (viene evocato da una medium ungherese poco prima di esibirsi) e che i denti di federica felini fanno davvero spavento, così come la sua vocetta da maniaco telefonico… ah, un’ultima annotazione: se sulle chiappe di marcella bella campeggiava la scritta “uomo bastardo”, qualcuno si è chiesto quale scritta le campeggiasse sulla patata?
(pure quest’anno, è ovvio, sanremo ce lo guardiamo assieme)
noluogo (n.11)
“smettiamola con questa farsa tipicamente italiana della televisione che uccide il cinema, per favore! la televisione, al contrario, è la migliore alleata del nostro cinema”.
lo pensa un grande regista.
e ne parla qui…