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non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...

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28/02/2005

i blogger e i bloggologi
 
e così, adesso, faccio finalmente parte di una generazione.
una generazione obliqua, non anagrafica.
ma, certo, una generazione…
ho quasi 34 anni e sono cresciuto sentendomi ripetere sempre la stessa storia.
mi sono sentito ripetere che io, baldo ginnasiale dell’ottantacinque, rappresento una generazione inesistente.
invisibile.
inutile.   
che sono un orfanello.
che mi sono perso il meglio. 
che la mia identità socioculturale è un paio di timberland.
o, al massimo, la foto di reagan…
sono cresciuto sommerso dal bla bla bla dei reduci, degli ex, degli eroi di questo grande cazzo, sentendomi ripetere sempre la stessa vecchia storia.
sempre.
e adesso?
e adesso, improvvisamente, ecco il camper di “stranamore”.
ecco il terremoto.
ecco una santissima generazione adottiva, la blog generation, pronta a stringermi tra le braccia nonostante i miei natali plebei.
grazie!
grazie davvero, blog generation!
però…
a costo di sembrarti ingrato…
ho bisogno di capire una cosa, prima di accettare l’adozione.
ho bisogno di capire se, accettandola, dovrò lasciarmi smerigliare i coglioni da un altro insopportabile bla bla bla: quello dei bloggologi professionisti.
e i bloggologi, tu lo sai bene, ultimamente si stanno riproducendo a dismisura.
un po’ come i gremlins!
ti prego, blog generation, sii sincera.
piuttosto che ritrovarmeli davanti ogni maledetto giorno, mentre organizzano simposi e sudano sangue (blu) per indagare l’oscura metafisica del blogging, preferisco rimanere l’orfanello che sono…
  

trentamarlboro | plink | commenti (55)

27/02/2005

il resto è silenzio
 
lui vive in te,
si muove in te,
con mani cucciole...
è in te,
respira in te,
gioca e non sa
che tu vuoi buttarlo via…
 
gli abominevoli circensi che popolano “cronache marziane”, troppo convinti di essere trash per capire che il trash abita lontanissimo, dovrebbero seriamente levarsi dai coglioni: mtv, ieri, li ha davvero massacrati…        
di cosa sto parlando?
sto parlando della performance definitiva.
sto parlando della performance assoluta.
sto parlando del sommo architetto mangoni che canta nek, “in te”, accompagnato dai phazzee!
ecco.
e non credo serva aggiungere altro…
 

trentamarlboro | plink | commenti (5)

25/02/2005

come un blister di tavor
 
...tornare al cinema dopo aver visto zio clint e rimpiangere, per tre volte, il pessimo romanzo parcheggiato sul comodino...
 
“the forgotten” di joseph ruben.
ricordate gli orrendi “instinct - istinto primordiale” e “le parole che non ti ho detto” (per non citare, poi, “angel eyes” con jennifer lopez)? ecco. quando lo sceneggiatore gerald di pego cambierà mestiere, o si deciderà a frequentare un corso, tutto il pianeta potrà fare festa! attendendo tempi migliori, quindi, becchiamoci pure “the forgotten”, sconclusionata via di mezzo tra “x-files” e “alfred hitchcock presenta”. un filmaccio saturo di umorismo involontario, e di noia, dove la brava julianne moore offre la peggior prova della sua onoratissima carriera.        
 
“una lunga domenica di passioni” di jean-pierre jeunet.
potrebbe direttamente intitolarsi “il fantastico mondo della bisnonna di amélie”, questo lezioso e chilometrico polpettone bellico, ma forse è meglio non sbilanciarsi troppo: i poulain boys rasentano il fanatismo cinefilo e non ammettono contestazioni! chiunque abbia adorato la precedente favoletta, insomma, sarà lieto di ritrovarne il clima narrativo e, soprattutto, la protagonista (mademoiselle audrey “dueccoglioni” tautou). chiunque la pensi diversamente, invece, potrà rispolverare l’immenso jeunet di “delicatessen”.
 
“elektra” di rob bowman.
non c’è dubbio che jennifer garner fosse l’unico motivo serio per dare un’occhiata a “daredevil”, ennesimo naufragio della mummia ben affleck, ed è appunto l’unico motivo serio per dare un’occhiata a questo fallimentare spin-off. il tempo di resuscitare la bellissima elektra natchios, che in “daredevil” ci lasciava le penne, e via con il cuginetto scemo di “kill bill”, tutto spade, coltelli e arti marziali! cosa rimane della nera creatura generata da frank miller? nulla, ovviamente, anche perché guardando jennifer in azione risulta impossibile dimenticare lo chef tony e l’intero campionario della miracle blade…     
 

trentamarlboro | plink | commenti (14)

24/02/2005

dubbi professionali
 
titolo spettacolo: “the peking acrobats”.
 
testo: i migliori acrobati cinesi, figli di una tradizione gloriosa e millenaria, regalano finalmente anche alle platee del vecchio continente quest’incantevole show dove “l’impossibile diventa realtà”. dove giocolieri, equilibristi, contorsionisti, ginnasti e funamboli spingono “fino al limite estremo le capacità umane”.
 
durata:  60’ + intervallo + 50’
 
qui mi blocco.
smetto di scrivere la scheda, rileggo l’ultima riga e mi chiedo: il secondo tempo dura meno del primo perché una parte degli acrobati, solitamente, non sopravvive? 
 

trentamarlboro | plink | commenti (14)

23/02/2005

causa/effetto
 
collega: tuo cugino fa ancora “le iene”?
trenta: perché?
collega: mi servono i biglietti per gli U2.
trenta:
collega: che c’è?
trenta: niente. un flashback liceale.
collega: sugli U2?
trenta: no, sull’ora di filosofia… hai presente hume? se ti avesse conosciuto, si sarebbe rimangiato tutto! 
 

trentamarlboro | plink | commenti (64)

21/02/2005

curiosity killed the cat
 
“sorrisi e canzoni”, almeno, fingeva di lasciarti decidere, buttandola sul caro e vecchio libero arbitrio: potevi leggere il finale, pubblicato al contrario sotto la recensione, oppure potevi stringere i denti e cambiare velocemente pagina.
busta uno?
busta due?
cazzi tuoi!
un po’ come capita con i severi disclaimer dei porno, insomma, che fingono di metterti in guardia e invece ti manipolano sapientemente gli ormoni.
 
stai per assistere a ogni genere di scopata. e vedrai pure delle fighe pazzesche. sicuro di voler proseguire?
 
io, ovviamente, non ho mai resistito.
non ho mai resistito ai porno, dico, figuriamoci al fottutissimo “cineracconto”!
e così, dopo essermi bruciato millemila colpi di scena (tipo “angel heart - ascensore per l’inferno”), ho smesso.
ho deposto la mia curiosità scimmiesca.
ho tardivamente esercitato, appunto, il mio caro e vecchio libero arbitrio…
all’epoca di “angel heart” ancora non sapevo che sarei diventato giornalista.
ancora non sapevo che avrei scritto, a mia volta, quintali di recensioni.
ancora non sapevo, e questa è la sciagura, che tanti blasonatissimi colleghi avrebbero cagato sul libero arbitrio dei lettori/spettatori, convertendosi piano piano al giochetto cinefilo più trendy e più aristocratico del mondo: la divina arte dello spoiler!
bastardi.
maledetti bastardi…
l’amico loma, fortunatamente, mi ha salvato in extremis da uno stronzissimo spoiler della tornabuoni, permettendomi di ammirare senza crucci quella meraviglia di “million dollar baby”, ma dieci anni fa nessuno mi ha salvato dall’apocalisse: gli ultimi cinque minuti dei “soliti sospetti” spiattellati, nudi e crudi, nelle prime cinque righe di un articolo!
vi rendere conto?
verbal kint, kobayashi, keaton, kaiser soze...
no, non ci posso pensare.
no, non mi sono più ripreso.
e non smetterò mai di sperare che il miserabile popolo degli spoileristi venga travolto, assieme a tiziano ferro, da una carica di cinghiali.
o di lettori/spettatori inferociti.
 
(ehi, cosa ci fate ancora qui? fiondatevi subito al cinema, da zio clint, prima che il coglione di turno vi funesti il film dell’anno!)
 

trentamarlboro | plink | commenti (39)

19/02/2005

in vino veritas
 
nonostante la doverosa candidatura a cinque oscar di alto profilo, e nonostante la conquista di due meritatissimi golden globe, sembra quasi sbagliato attribuire all’ottimo “sideways” connotati diversi da quelli (genetici) della pecora nera. sembra quasi di tradire, cioè, la sua vera essenza, tutt’altro che hollywoodiana, tutt’altro che rumorosa, affiancando il piccolo capolavoro di alexander payne a tanti prodotti ugualmente applauditi e pubblicizzati. sì, certo, il business è business, però una commedia d’autore resta una commedia d’autore, alla faccia del marketing, dei trailer furbetti e anche dell’inesorabile (sotto)titolista italiano, scioccamente convinto che “in viaggio con jack” possa evocare senza fatica la redditizia iconografia di road movie spassoso e caciarone…
“sideways”, mentre appunto si lascia leggere come l’ennesimo road movie americano, esplora il mito universale della solidarietà maschile e la sua fragile consistenza, disegnando splendidamente il progressivo corto circuito di due vecchi amici: miles, depresso cronico, e jack, donnaiolo altrettanto cronico. due vecchi amici, un’auto che li accompagna verso i vitigni californiani, decine di degustazioni enologiche, la guerra che oppone cabernet e pinot, l’imminente e improbabile redenzione matrimoniale di jack, l’inadeguatezza di miles, i chilometri, le parole, gli incontri, gli scontri. e, alla fine, il gusto. il gusto dolceamaro che questa ballata, così intelligente e malinconica, così sorridente e semplice, riesce a sprigionare, delegando all’eterno outsider paul giamatti il primo (sacrosanto) ruolo da protagonista.
 

trentamarlboro | plink | commenti (18)

16/02/2005

piccoli dolori
 
l’ultima serie di “ally” fa veramente cagare.
 

trentamarlboro | plink | commenti (43)

15/02/2005

bricolage
 
la perseveranza con cui google e soci traghettano da queste parti autentici relitti umani non smetterà mai di gratificarmi (ultimissime chiavi di ricerca: “heather parisi porno”, “poesia sulla figa”, “cazzo di mio fratello”, “la tigre e il dragone porno”, “la ragazzina pompini favolosi”, “foto di eiaculazioni femminili”), e non smetterà neanche di commuovermi, però sento il dovere di applaudire, qui e subito, un personaggio davvero speciale: l’impavido artigiano che desidera “fabbricare un cilicio”! finalmente un’alternativa seria, egalitaria e moderna alla crisi della manodopera…
 

trentamarlboro | plink | commenti (38)

13/02/2005

homevideo / “in the bedroom”
 

è decisamente complicato parlare di questo splendido film senza rivelarne troppi dettagli e senza sciogliere, almeno in minima parte, la tensione che lo nutre. complicato, sì, e anche faticoso, perché “in the bedroom”, prima di essere un cupissimo dramma familiare, è un cupissimo thriller dell’anima...

l’unità di misura, intendiamoci, non è il colpo di scena, ma il suo esatto contrario: un’onda narrativa che determina situazioni prevedibili, addirittura banali, delegando proprio all’orrore della normalità il compito di trafiggere il pubblico. di accompagnarlo, passo dopo passo, verso quei territori della psiche dove non batte mai la luce del sole.

todd field, regista e sceneggiatore debuttante, sorveglia con estrema perizia l’altissimo potenziale emotivo della storia: una fredda partitura borghese che indaga temi delicati, spigolosi, terribilmente universali. un pugno nello stomaco, lento e violento, che costringe a guardare in faccia la morte, il dolore, l’elaborazione di un lutto, la rabbia, fino a tradursi nella più antica delle domande: la vendetta è un legittimo diritto o è il peggiore dei soprusi?

l’omicidio del giovane frank e l’abisso dentro cui precipitano matt e ruth, i genitori, rendono impossibile non pensare a “la stanza del figlio”: come nanni moretti, anche field sceglie il pudore, sceglie di muoversi per sottrazione, frammentando a stacchi e dissolvenze l’urlo assordante della tragedia... frank rivive nell’immobile ghiaccio degli occhi materni, nei vuoti gesti meccanici del padre, negli atroci silenzi della quotidianità domestica, nel goffo imbarazzo degli amici. e il suo assassino, intanto, è libero su cauzione. libero di sorridere, libero d’immaginarsi un futuro.

inutilmente candidato ai principali oscar del 2002 (sissy spacek e tom wilkinson, mamma e papà, sono davvero straordinari), “in the bedroom” è un capolavoro da non perdere: sia dal punto di vista cinematografico, per l’asciutta compattezza dei registri e per la notevole raffinatezza dell’impaginazione, sia, soprattutto, dal punto di vista umano, per l’intimo senso di smarrimento che ti lascia appiccicato addosso...

 

trentamarlboro | plink | commenti (8)

11/02/2005

fatece largo che passamo noi
 
se il successo di un grande progetto culturale può essere misurato attraverso parametri tanto vari quanto dinamici, dalla continuità nel tempo fino ai tentativi d’imitazione che ha raccolto e raccoglie, il successo di far east film è ormai una solida costante. un successo che, rinnovandosi tenacemente anno dopo anno, ha tradotto il festival nella maggiore vetrina occidentale dedicata al cinema popolare asiatico. tutti i riflettori, dunque, sono già puntati sulla settima edizione, firmata ancora una volta dal centro espressioni cinematografiche e attesissima, a udine, dal 22 al 29 aprile: l’ennesimo viaggio dentro i sapori, i colori, le tendenze, gli stili e la memoria di una galassia tanto lontana ma, preziosamente, sempre più vicina...
suddiviso tra la sede storica del teatro nuovo e l’attrezzatissima area del “visionario”, il programma offrirà una sessantina di titoli, sfogliando in anteprima assoluta le migliori proposte targate cina, hong kong, corea del sud, giappone, thailandia, taiwan, singapore (new entry: malesia e indonesia). parallelamente alle proiezioni, secondo uno schema ormai collaudatissimo, non mancheranno poi numerose traiettorie di approfondimento quotidiano, così come non mancheranno gli eventi nell’evento: dalla sessione di studio riservata ai direttori della fotografia (lo sguardo sarà quello di tre maestri: un coreano, un cinese, un giapponese) fino alla corposa retrospettiva con cui verrà celebrata la nikkatsu, mito personale del signor quentin tarantino.
 
ci sono domande? 
 

trentamarlboro | plink | commenti (23)

10/02/2005

and girl it looks so pretty to me
 
ascolto “tunnel of love”. muovo automaticamente le labbra sulle parole. e mi faccio tenerezza da solo... avevo nove anni, quand’è uscito “making movies”. il ricordo è nitido: copertina tutta rossa, con il bordo azzurro. uno dei rarissimi dischi pop acquistati dal babbo. l’unico, forse. chissà perché non mi sono innamorato seriamente dei dire straits… ogni volta che ascolto la chitarra di knopfler mi viene da piangere… eppure… canzone finita. adesso c’è “pretty vacant” dei sex pistols. altro giro. altra corsa. altra storia. non smetto di farmi tenerezza, oggi va così, e penso che la musica sia una delle poche esperienze cui nessuno dovrebbe mai rinunciare nella propria vita.
 
(jennifer lopez, purtroppo, è d’accordo con me)  
 

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09/02/2005

la nausea
 
non sopporto gli pseudointellettuali che infestano il suolo pubblico, la web-italietta, volantinando filosofia e carta straccia.
quelli che seguirà dibattito.
quelli che dopo di me il diluvio.
quelli che also sprach zarathustra.
quelli che sanno sempre come andrà a finire.
scrittori mancati.
cacciatori di dote.
turisti della letteratura.
venditori di cinismo, e di sarcasmo, perché il talento non se lo potranno mai comprare…
poveracci.
poveracci applauditi da altri poveracci. 
 

trentamarlboro | plink | commenti (42)

08/02/2005

compagno actarus
 
…vai contro i mostri lanciati da vega
vai che il tuo cuore nessuno lo piega
con te la razza umana non morirà…
 
gentile sig. alessio caraturo,
a quanto pare non sono semplicemente l’unico trentenne italiano che trova la sua cover un’orribile mazzata sui coglioni: sono anche l’unico trentenne italiano che si pone, da tempo, un interrogativo fondamentale.
e cioè: dove stracazzo sarebbe, nel testo di “goldrake”, la nobile metafora pacifista di cui lei ama tanto parlare?!? 
 

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07/02/2005

un film della madonna
 
maigret non lavora più al “36 quai des orfèvres”: adesso, negli uffici della polizia giudiziaria, ci lavorano léo vrinks e denis klein. due rivali, prima che due colleghi. due uomini diversi, ormai ostili, pronti a darsi battaglia senza indugi. senza pietà. senza dimenticare quella solida e vecchia amicizia fatalmente distrutta per contendersi l’amore di camille… sarà vrinks o sarà klein a guadagnare la promozione e scalare la vetta dirigenziale? sarà vrinks o sarà klein, cioè, ad ammanettare gli spietatissimi rapinatori che stanno insanguinando le strade di parigi? il diagramma narrativo, solo in apparenza lineare, viene progressivamente e continuamente sovvertito da una sceneggiatura formidabile: tesa, ricca, rotonda. e la splendida regia di olivier marchal, perfettamente a proprio agio tanto con l’intimismo quanto con la violenza, distilla una ballata noir d’altissima scuola: crepuscolare, dolente, amara…
non fa sconti, “36 quai des orfèvres”, non coccola il pubblico, ma veglia sempre attentamente su ciò che accade, riuscendo a mantenere compattezza, lucidità ed equilibrio fino alla fine: impresa rara, oggi, dentro la palude globalizzata dei polizieschi. rarissima. ed è altrettanto rara, ovviamente, anche la straordinaria bravura di daniel auteuil (l’ostinato vrinks) e di gérard depardieu (il frustrato klein), due “sbirri” che non possono e non vogliono cancellare il rancore perché il rancore li aiuta a sopravvivere. a tirare avanti. a combattere una guerra quotidiana, contro la malavita, e una guerra esistenziale, contro i fantasmi del cuore… umani, vrinks e klein. troppo umani.
 

trentamarlboro | plink | commenti (10)

03/02/2005

lilo, runrig o viss?
 
 
miss lilo, runrig o viscontessa?
 
 sono tre.
 sono belle.
 sono pericolose.
 
 
  
(e si votano qui, naturalmente)
 

trentamarlboro | plink | commenti (10)

 ...duecentomilamarlboro...

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