bollettino medico
questo blog è a letto da venerdì pomeriggio.
con la febbre alta.
e sta prendendo gli antibiotici.
e sta prendendo gli sciroppi.
e sta prendendo le vitamine.
questo blog, in definitiva, non ha più vent’anni…
io, francesco e un amico rompicoglioni
potrebbe intitolarsi “guccini reloaded”…
tu sai perché.
“da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura, da fedeli invasati di ogni tipo e natura, libera nos domine!”. il suo piccolo grande love and peace, adulto e consapevole, guccini ha preferito delegarlo alla musica: una scelta seria, intelligente, che non corrompe il giusto grado di separazione tra palcoscenico e pulpito (pensiamo alla recente strofa-manifesto “per colpa d’altri, vada come vada, a volte mi vergogno di fare il mio mestiere”). una bella canzone, del resto, vale più di un comizio. vale più di tanti (troppi) slogan masticati per pigra inerzia sentimentale. e “libera nos domine”, dolente preghiera del 1978, è una bella canzone davvero…
avrebbe voluto parlare “del primo giorno di primavera”, il vecchio ragazzo di pàvana, ma la cronaca non fa sconti. non ne ha mai fatti. così, dopo l’immancabile “buonasera” con cui ha salutato i 3500 devotissimi radunati al palasport udinese, si è trovato a parlare di un’italia che non gli piace e di un’america che gli piace ancora meno. pochi minuti. solo il tempo necessario per disegnare una prefazione “alla guccini”, dove ironia e impegno si scambiano la pelle. dove “ci sono prove agghiaccianti sul fatto che il cavalier berlusconi porti sfiga: l’etna, per esempio, dormiva da tempo!”. dove “schifani ha il riporto più lungo della storia”. dove “l’esercito alleato sta portando la pace in iraq. sì: la pace eterna!”. dove saddam, comunque, “è una troia infida e assassina”.
poi, appunto, la preghiera: autentica linea-guida, e simbolo, dell’intera esibizione. una preghiera, incazzata e laica, per voce, erre moscia e chitarra: “da tutti gli imbecilli di ogni razza e colore, dai sacri sanfedisti e da quel loro odore, dai pazzi giacobini e dal loro bruciore, da visionari e martiri dell’odio e del terrore, libera nos domine!”. applausi compatti, qualche bandiera-arcobaleno in mezzo alla muraglia umana e la scaletta ha preso il largo: “canzone per un’amica”, irrinunciabile amuleto, “due anni dopo”, onestamente ribattezzata “trent’anni dopo”, l’inedita “una canzone”, dolcissimo compendio gucciniano. quindi, sottolineando che “dovremmo ricordarci di quando gli extracomunitari eravamo noi”, francesco ha attaccato “amerigo”: emigrazione, fatica e “già sentiva in bocca l’odore della polvere della mina” (indubbiamente, una delle migliori pagine dell’enorme repertorio).
gli stati uniti? oggetto di odio e di attrazione fatale, di affettuosi fotogrammi biografici e di compiaciute bassezze da bar sport (qui andrebbe citato l’elegante sillogismo sull’assenza del bidet e l’igiene intima di bush), gli stati uniti hanno segnato anche “100, pennsylvania ave.”, figlia di “amerigo” e antico domicilio di un amore fallito (“e immagino tu e lui, due americani sicuri e sani, un poco alla john wayne, portare avanti i miti kennedyani e far scuola agli indiani”). lo stesso amore fallito che il pubblico ha subito riconosciuto nei meravigliosi giochi metrici di “scirocco”, prezioso gioiello dell’album-capolavoro “signora bovary” (spettacolare, come sempre, il dialogo tra la batteria di ellade bandini e il basso di ares tavolazzi).
se gli over 30 hanno trepidato per il sorprendente ripescaggio della “canzone di notte n.2”, glorioso inno di tutte le “pecore nere”, inutile commentare il tumulto che ha accompagnato l’arrivo di “eskimo”: un brano fin troppo atteso e fin troppo celebrato, per i gusti sornioni del signor guccini. ed ecco, puntuale, l’ennesima autodissacrazione (dopo il crudele disinnesco toccato, anni fa, alla cara “avvelenata”): un’improbabile e indiavolatissima rilettura country-romagnola, un allegro zumpappà da balera che ha stroncato sul nascere qualunque prurito di commozione (generazionale o, semplicemente, emotiva)! commozione che, tuttavia, ha recuperato pieno diritto di cittadinanza nel segmento conclusivo: “il vecchio e il bambino” (riarrangiata superbamente), “addio”, “don chisciotte” (in duetto con sancho panza-flaco biondini), “cirano” (amatissima dalle “matricole”).
allo scadere di questi ottimi 150 minuti, ovviamente, non è mancato il trittico più longevo della nostra canzone d’autore: “auschwitz”, “dio è morto”, “la locomotiva”. che significa: standing ovation, cori, pugni chiusi d’ordinanza, acclamazioni trionfali. ma significa, soprattutto, francesco guccini: “eterno studente, chierico vagante, bandito di strada”…
i post che non saprò mai scrivere…
maledettissimo bastardo!!!
piccola città, io ti conosco
c’era una volta il “grande evento”, a udine e dintorni. “vent’anni fa o giù di lì”. quando i concerti dei nomadi non superavano ancora le duemila date a semestre. quando l’arrivo di sting, o il mitico bidone di prince, bastavano a terremotare le cronache per giorni e giorni… c’era una volta il “grande evento”: categoria filosofica, prima che pubblicitaria. una specie di entità spirituale gloriosamente dotata di vita propria. nome: grande. cognome: evento. segni particolari: meno frequente di un’eclisse!
la mia piccola città era così. la mia piccola regione era così. tagliata fuori dai circuiti (musicali, teatrali, culturali, operativi) che contano. ghettizzata, snobbata: scegliete voi. ma se l’ostinazione di alcuni promoter-pionieri ha compiuto il miracolo, traghettandoci verso l’attuale overdose, anche l’atteggiamento degli spettatori si è modificato di conseguenza. “grande evento” dopo “grande evento”. fino a rendere allegramente scontata, spesso perfino doverosa, la presenza dei pink floyd, dei velvet underground o del bob dylan di turno...
è una conquista che mi rende felice, felicissimo, però non smetto di sentirmi romantico e credo che sul piano emotivo sia stato perso comunque parecchio. credo che l’ubriacante opulenza dell’offerta abbia ormai globalizzato i batticuore del pubblico, decretando la vittoria dell’abitudine e uniformando troppe volte il peso specifico dei singoli progetti artistici. rendendo enorme ciò che è minuscolo e minuscolo ciò che è enorme…
nostalgia per il “grande evento”? no, certo che no: sarebbe come rimpiangere le risse tra tirannosauri! la nostalgia, insisto, riguarda esclusivamente un’atmosfera che non si respira più. un senso qualitativo dell’attesa che, salvo rarissime eccezioni, non esiste più… addio, biglietti comprati all’alba con il terrore del sold out! addio, spettatore ingenuo e trepidante!
fortuna che, per un’antica tipologia friulana che scompare, ce n’è un’altra saldamente fedele alla tradizione: quella del “cittadino incazzato”, nemico giuratissimo di ogni live-act… bastano cinque minuti, basta qualche decibel. poi, implacabile, scatta la telefonata ai vigili! con buona pace del “grande evento”, dei promoter-pionieri e, soprattutto, della mia stessa nostalgia… grazie.
sii numeroso, blogger!
quest’uomo infrequentabile e stronzissimo, che mi era già caro ai tempi lontani della sua marbella color gastrite, ha deciso di soffiare pubblicamente sulla trentaseiesima candelina: un po’ amarcord, un po’ udienza papale, un po’ festa delle medie… “astenersi depressi e rompipalle”, dice lui, ma tanto l’interrogativo cruciale non cambia.
e cioè: invecchiando si migliora o si annaspa?
si diventa davvero più buoni o solo più rincoglioniti?
a voi blogger, ufficialmente invitati, l’ardua sentenza!
insert coin
recensioni cinematografiche a richiesta?
il blog come un jukebox?
non ho ancora ben capito se l’ottimo dree scherzasse, quando mi ha proposto di lanciare questa faticosissima rubrica, ma tant’è. accetto la sfida e comincio io…
domanda: ciao! ti va di scrivere qualche riga su “alexander”?
risposta: no.
avanti il prossimo!
ogni uomo è mio fratello
da qualche settimana t’incrocio tutte le mattine, giù all’angolo, mentre mi accendo la sacra sigaretta n.1 e comincio tristemente a tossire. sei sempre vestito uguale: kefiah, cappotto grigio, tracolla militare, spilla “fahrenheit 9/11” sul bavero. fumi anche tu, ma non tossisci. hai almeno venticinque anni, ma ti travesti da ginnasiale alternativo. non so dove cazzo vai, ma so che ci vai di fretta. e fai bene. molto bene. perché domani, prima ancora di tirare fuori le marlboro, sarà mia cura abbatterti con una badilata in mezzo agli occhi…
(misantropia del risveglio: ne soffrite anche voi?)
batticuore
nella prima puntata, in un tempo televisivo non superiore a dieci minuti, claudio amendola salta giù da un terrazzino, poi viene subito falciato da un’auto pirata, poi si becca una pallottola, poi ruba un’alfa, poi rischia una bella serie di frontali, poi, finalmente, collassa.
e tutto questo, dettaglio non certo secondario, mentre alessio boni gli dà “la caccia”, strillando come un’upupa ogni santa volta che il regista lo inquadra… happy end or not happy end?
la seconda puntata, ovviamente, non l’ho vista.
troppe emozioni.
domenica horror
45 centesimi.
41, usando la bella chiavetta gialla.
“espresso”.
c’è scritto proprio così, “espresso”.
e nonostante la totale assenza di caffeina, o comunque di sostanze note, quella brodaglia marziana crea dipendenza.
basta un bicchiere e sei fatto!
io non posso evitare di trangugiarne decalitri, e al posto della mia bella chiavetta gialla striscio direttamente la visa, mentre i colleghi più temerari sono precipitati nel baratro della spaventosa “bevanda al gusto di cioccolata”.
qualcuno, addirittura, sostiene di avere assunto il “deca corto”, ma spero si tratti di semplice mitomania…
cosa succede?
perché siamo tutti suoi schiavi?
perché non riusciamo a ribellarci?
adesso.
adesso gli uffici sono ancora deserti.
il teatro è ancora deserto.
lui, però, il distributore automatico, mi sta chiamando.
lo sento.
sento il dolce ronzio, dolce e seducente, in fondo al corridoio.
e ho davvero tantissima paura…
metropolis
collega milanese: dov’è che stai, precisamente?
trenta: udine.
collega milanese: ah! il grande nordest!
trenta: ebbene sì!
collega milanese: conosci michela?
(telefonata delle 16.50)
cheffai, mi lurki?
in ritardo sul signor macubu, che a propria volta era in ritardo sul signor paper napkin, mi unisco anch’io al carissimo qp e... proclamo ufficialmente il de-lurking day!
sei uno dei tanti lettori silenziosi di questo blog?
non hai mai (o quasi mai) lasciato un commento?
bene: la segreteria telefonica, oggi, è tutta per te.
registra il tuo messaggio.
rendi felice un uomo fottutamente curioso…
brutto tempo
...alla riscossa stupidi
che i fiumi sono in piena
potete stare a galla...
e potete anche nuotare.
a testa alta, finalmente.
nuoto sincronizzato per branco sincronizzato.
acqua senza colore per gente senza colore.
amici di chi vi fa paura.
nemici di chi vi nuota lontano.
missionari quando vi serve.
poche idee, tutte uguali.
la penso come te.
tsunami con cui riempirsi la bocca.
integralismi da controfirmare.
hit parade da fotocopiare.
leggo i libri che leggi tu.
guardo i film che guardi tu.
ascolto la musica che ascolti tu.
prudenza e telecomando.
caccia alla strega.
opinioni di quarta mano.
carino, l’ultimo woody allen!
e nuotate, nuotate.
analfabeti repressi.
intellettualini segaioli.
rockettari e bugiardi.
madonne e santoni.
costantini e boy-band.
popolo del brutto tempo.
popolo di questo tempo.
razza triste.
e vigliacca.
so 90’s
-no. direi che non ci siamo-
quando mattia e domiziana rientrarono, verso le otto e mezza, gli altri stavano discutendo animatamente.
-ma perché no? perché non va bene?- protestò luca.
-dire hip hop equivale a dire acid jazz: circoscrive uno stile, una fetta di mercato- rispose fabrizio.
-non ne usciamo vivi!- sospirò andrea.
-non uscite vivi da cosa?- disse domiziana.
-fattelo spiegare dall’avvocato!- disse luca.
fabrizio agitò la mano.
mattia lo guardò.
sorrise.
-hai sparato un domandone, vero?-
sorrise anche fabrizio.
-chiaro che ho sparato un domandone!-
domiziana si sfilò le scarpe.
e si sedette, scalza, al centro del tappeto.
mattia restò in piedi.
e si accese una marlboro.
i domandoni di fabrizio, futili come nient’altro al mondo, gli erano sempre piaciuti da morire!
e più erano futili, più gli piacevano.
due amici possono andare in vacanza assieme e non fare sesso?
i cinque film che hanno cambiato la storia del cinema?
è meglio lasciare o essere lasciati?
adorava la micidiale facilità con cui provocavano dibattiti serratissimi.
spesso feroci.
e adorava naufragarci dentro…
-allora?- disse domiziana.
fissando fabrizio.
-qual è il sound che ha caratterizzato gli anni novanta?-
ottimo, pensò mattia.
anche meglio del solito.
qui possiamo andare avanti per settimane…
-sono già stati scartati i nirvana e i massive attack- riepilogò andrea.
-idem per la morrisette, per i rem e per l’hip hop- aggiunse luca.
-e perché avete scartato i nirvana?- chiese domiziana.
-ti sembrano abbastanza rappresentativi?- incalzò fabrizio.
-sì-
-no, invece! seguimi… se ascolti un disco new romantic dici subito: che figata, rieccoci negli anni ottanta! giusto?-
-giusto-
-e così un disco beat, glam o punk… giusto?-
-giusto-
-ma se ascolti “nevermind” o “incesticide”, porco cazzo, ce la fai a mettergli automaticamente una data precisa?-
-sì che ce la faccio-
-non è vero!-
-sì che è vero-
-balle!-
-ti rode il culo perché ho ragione!-
-se tu hai ragione io sono una fattucchiera!-
mattia osservò fabrizio.
non lo aveva mai visto parlare in tribunale, e non era mai riuscito a immaginarselo con la toga, però decise che prima o poi avrebbe dovuto levarsi la curiosità…
si può dire porco cazzo, durante un processo?
happy smoking day!!!
l’arte di non farsi mancare niente
dunque, vediamo…
sigarette.
onicofagia.
teledipendenza.
web-dipendenza.
abusi enogastronomici.
sonno arretrato ventennale.
attività motoria impercettibile.
se tutto va bene, e sottolineo se, ho un’aspettativa di vita non superiore a 35 minuti!
strummer/jones
to mark the 25th anniversary of the brit awards this year, davina mccall is launching a search to find the public’s all time favourite british single.
sorry, davina, ma…
cosa cazzo perdi tempo?
eccolo qui, il capolavoro che stai cercando!
(via quattropassi)
prosit neujahr
la vecchia: no! mi rifiuto di credere che i voti dipendano dall’aspetto fisico.
marcellus: come no? è una tradizione rispettabilissima!
l’ottimo: io, per esempio, ho quattro lauree. guardami bene: ti sembro un genio?
i nostri giorni austriaci.
minimi sistemi e massima bulimia.
palle congelate e palle di mozart.
punch a tremila gradi e buoni propositi.
wiener schnitzel bestiali e ridarella full time…
abbiamo praticato l’arte sublime e nobile del turismo cialtrone, dilapidando bizzarri quantitavi di banconote, ma non ci siamo fatti mancare nemmeno l’esperienza kitsch-borderline, cenando all’interno di una fetida bisca orientale.
abbiamo rischiato la vita durante l’inenarrabile guerriglia di san silvestro, scansando per puro miracolo proiettili da mortaio e missili terra-aria, ma non ci siamo fatti mancare nemmeno il delirio barocco di schönbrunn, ammirando il cesso dove cagava francesco giuseppe e la straordinaria bruttezza dell’intera dinastia imperiale.
sissi, tra parentesi, non era una figa: era una mulier sapiens normotipica. talmente normotipica, talmente ordinaria, che in mezzo a quella mostruosa congrega lombrosiana primeggiava per charme e scopabilità.
trenta: esiste o non esiste la gnocca viennese?
that’s the question! e senza l’autorevole conforto genetico di schönbrunn, appunto, avremmo dovuto accontentarci di sommarie spiegazioni gastronomiche: la gnocca viennese non esiste, non può esistere, per manifesta incompatibilità con la cucina locale (e sfidiamo qualunque femminuccia a preservare sembianze umane, anche modeste, cibandosi quotidianamente di aglio, merda, sacher e cipolle).
…si vede shangai
in fondo ai viali di vienna…
prosit neujahr, signore e signori.
e non dimenticatevi che paolo conte è completamente pazzo!