
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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un anno dopo
sabato 1° gennaio 2005, quando il mio blog totalizzerà dodici mesi di sopravvivenza, non potrò soffiare sulla candelina. o meglio: non soffierò sui pixel, in vostra leggiadra compagnia, ma conficcherò un enorme cero propiziatorio dentro una ben poco virtuale sacher torte. questo sì. e dopo l’overdose glicemica, salvo ripensamenti, dubito che setaccerò vienna mendicando un internet-point aperto! cheddire? credo che, tutto sommato, il primissimo post una lucidatina se la meriti: non tanto perché sia bello, e bello non è di certo, quanto piuttosto per evidenti motivi sentimentali…
si fa presto a dire blog
l’alba, poi, mica l’ho vista: alle sette c’era ancora un buio della madonna. cielo nero. nerissimo. qualche stella. e la mia sbronza, colossale ma gentile, da portare a letto... ultimo pensiero prima di addormentarmi: “sarà un risveglio agghiacciante”. primo pensiero aprendo gli occhi: “quanto cattivo è, il pandoro motta?!?”.
mi sarebbe piaciuto salutare il 2004 con una riflessione più profonda, va bene, però non me ne faccio una colpa: è già un miracolo se ho poco malditesta e se ho ritrovato l’elastico per il codino... adesso una tanica di caffè amaro. una sigaretta (bèh, forse un pacchetto). e questo blog da inaugurare...
happy birthday, “simon le bon è sempre stato un ciccione”.
e grazie a tutti, mi ripeto volentieri, per quest’anno davvero magggico…
forum sul pompino reale
se siete fortunati, e la chiarissima prof. sociopatica non ha un cazzo di meglio da fare, potrete interagire direttamente con lei utilizzando l’apposita area-commenti di questo post.
controrelatrice: kela.
moderatrice: tittyna.
e ti vengo a cercare
-foto segaiole
-bocconcini di figa
-babbuino pelosissimo
-poesia sulla mutanda
-reggiseno delle teenager
-per sentire rutti e scorregge
-donna che bestemmia e che rutta
ok.
adesso, però, mi chiedo: se gli occhi sono lo specchio dell’anima, le chiavi di ricerca sono lo specchio del blog?
uhm…
forse ho capito perché mia madre non entra mai qui dentro!
how to become a millionaire
in vendita nelle peggiori librerie?
no: soltanto su jumper...

grazie a jo, per l’infinita pazienza.
grazie a micce, per la splendida copertina.
e grazie a voi, per quest’anno davvero magggico...
(happy xmas!!!)
cose da fare
despammare casella tin
comprare sale lavastoviglie
attivare promozioni telefonetto
confermare prenotazione vienna
pagare quota ordine dei giornalisti
restituire “l’affittacamere senza mutande” a orenove
agosto ‘91
-io mi commuovo sempre quando supera l’audizione...- dice fabrizio.
-io mi commuovo quando si sfila il reggiseno dalla maglietta- dice andrea.
-sono d’accordo: alex è una strafiga- dice luca.
-io non riesco mai a guardare la scena del pattinaggio, quando cade la sua amica… devo cambiare canale- dico.
siamo quattro ventenni ubriachi in un pub di covent garden.
ubriachi e vigliacchi.
...what a feeling / bein’s believin’...
parliamo di “flashdance” per non parlare della partenza.
per non parlare del biglietto aereo che ci brucia in tasca.
per non parlare delle prossime settimane.
per non parlare dell’ansia che ci sta mordendo il culo…
settembre.
settembre è dietro l’angolo.
assieme all’università.
assieme al futuro.
poche palle!
ma noi non siamo pronti.
non abbiamo fretta di salutarci.
non stasera.
non qui…
e allora parliamo di “flashdance”.
ubriachi e vigliacchi.
e allora parliamo di musica.
fumetti.
politica.
e allora parliamo di compiti.
interrogazioni.
scene mute.
e allora parliamo di attrici e di modelle.
e allora parliamo di corteggiamento.
e allora citiamo la poesia che luca aveva composto per sedurre stefania.
il pettirosso
il pettirosso è uccellin peculiare
di notte e di giorno vorrebbe chiavare
se non ci riesce poi lui se ne frega
compra “le ore” e si tira una sega
e allora brindiamo al mitico italo, il nonno di andrea.
non idealizzate mai il passato, cari giovani. se leggete le lettere di un vostro vecchio zio scoprirete sicuramente che era cleptomane o che molestava le serve!
e allora scriviamo una cartolina a giulio.
tanto per metterlo in imbarazzo con i suoi.
ciao, merdaccia!
molto probabilmente sarai in galera, ma abbiamo pensato lo stesso di spedirti due righe per sapere come va… sei vivo o sei morto? non ce ne frega un cazzo, però se hai tirato le cuoia possiamo finalmente ereditare i tuoi filmetti gay! a proposito: tuo padre è poi uscito da san patrignano?
e allora aspettiamo che il pub chiuda.
che la cameriera ci mandi gentilmente fuori.
che londra ci regali una notte indimenticabile.
altro pub?
discoteca?
bordello?
in realtà, ciondoliamo per ore.
fino all’alba.
fino alle panchine di hyde park…
siamo quattro ventenni ubriachi.
ubriachi e vigliacchi.
soderbergh, invece, ti è piaciuto?
non l’ho ancora visto.
però ho visto questi…
(l’arte di non ammettere che “ocean’s twelve” ti ha deluso)
“matrimoni e pregiudizi”
dopo l’insopportabile “matrimonio greco”, fulgido esempio di come certo pubblico e certa critica tendano a coccolare (anzi: idolatrare) l’etno-cinema in quanto tale, ecco un’operina che pareggia onestamente i conti. sempre di matrimonio si tratta, ed è sempre innescato lo stesso ricatto esotico, ma stavolta non c’è la piagnucolosa nia vardalos e non c’è neppure la sua famiglia di trogloditi: c’è, invece, la splendida aishwarya rai, dea di bollywood, e c’è la squadra di “sognando beckham”… tra india e inghilterra, una buffa parafrasi del polpettone di jane austen.
“closer”
l’arzillo nonnetto che ci regalò “conoscenza carnale” e “il laureato”, mille anni fa, cavalca nuovamente l’onda lunga dello scandalismo: prima con la miniserie “angels in america” e, subito dopo, con questa gracilissima partitura pseudo-erotica. un catalogo di banalità verbose e ripetitive, a tratti soporifere, dove la triade sesso-amore-tradimento viene indagata accumulando parolacce, ipse dixit pretenziosamente intellettuali e dialoghi sudaticci… oh, scalpore! privo di autentica audacia, e quindi tutt’altro che scabroso, “closer” pare concepito apposta per indispettire qualche timido censore ottocentesco.
“alien vs. predator”
tutto si riassume nell’aria catatonica di raul bova. un’aria che, seppure identica da “piccolo grande amore” in poi, trova finalmente ampia e solida giustificazione… come cazzo ci sono capitato qui?, sembra domandarsi il nostro caro top-model, e nessuno può permettersi di dargli torto. neanche per partito preso! figlio di “jason vs. freddy”, e possibile genitore di “spiderman vs. king kong” o di “pandoro vs. panettone”, l’osceno “alien vs. predator” merita uno sguardo veloce e una rottamazione altrettanto veloce. in caso contrario, il triste primato di “mission to mars” barcollerebbe pericolosamente…
così così
meno riuscita di “tre uomini e una gamba” e “chiedimi se sono felice”, ma leggermente superiore a “così è la vita” e “la leggenda di al, john e jack”, la quinta prova del dream team baglio-storti-poretti cerca nuovo blasone senza trovarlo. non fino in fondo, almeno. e per quanto il tentativo sia decisamente ammirevole, considerate le facili pigrizie monetarie dentro cui ama crogiolarsi il nostro cinema pop, “tu la conosci claudia?” affastella troppe intermittenze strutturali. non decide mai, cioè, da che parte stare, miscelando molto più del solito ambizioni sofisticate e ricadute goliardiche, ottime temperature narrative e inutili siparietti surreali (la spassosa caratterizzazione di aldo, per una volta, appare fastidiosamente fuori posto).
se la colpa deriva certamente dalla sceneggiatura, e da un soggetto piccolo piccolo, il clima complessivo risulta comunque parecchio gradevole: anche “claudia”, come tutti i film del trio, è un prodotto di buona qualità, lontano anni luce dalle nefandezze natalizie e dai filmacci paratelevisivi (l’orrido trailer di “christmas in love” riconcilia definitivamente con la nouvelle vague kazakistana). dove non arrivano le improbabili geometrie sentimentali del racconto, dunque, arriva la rodatissima bravura del cast: dagli stessi aldo giovanni & giacomo, sempre gagliardi, alla magnifica paola cortellesi, finalmente libera di cesellare le proprie sfumature interpretative… quando realizzerete, egregi signori, la commedia perfetta che continuate a sfiorare? forza, non siate timidi: la gloriosa tradizione del sorriso made in italy ha maledettamente bisogno di voi!

erba di casa mia
con le marlboro a 3,70 uno dice: ok.
poi dice: vaffanculo.
poi dice: smetto.
e gli sfrecciano subito davanti gli ultimi sedici anni di vita.
anzi: sedici anni di catrame e di nicotina.
autobiografia tossica…
poi.
poi, però, si ricorda che il nemico ha un sito.
poi si ricorda di averci letto delle cose stupende:
-il fumo non ha potere seduttivo (se fumi non piaci)
-il fumo è una dipendenza, riduce la libertà (se fumi non ti emancipi, diventi solo una pedina di un ingranaggio più grande di te: il gioco delle multinazionali)
-in tutti i rapporti il fumo non unisce ma ostacola (la sigaretta come terzo incomodo)
-il fumo nuoce alla salute (se fumi non vuoi bene al tuo corpo ma riduci le tue potenzialità)
poi si ricorda pure di averci trovato questo simpatico banner:

allora dice: ok.
poi dice: hai ragione.
poi dice: è ovvio che ci penso!
penso che 3,70 siano una bella truffa del cazzo.
penso che smetterò con le sigarette.
penso che mi dedicherò esclusivamente alla marijuana.
se non altro, porca troia, costa molto meno…
roll this joint, mister sirchia!
casi umani
trenta: e tarantino?
collega: mai visto niente.
trenta: neanche “pulp fiction”?
collega: ti pare che mi guardo un film con schwarzenegger?
trenta: no, certo. capisco...
homevideo / “i tenenbaum”
se decidete di affittare o di acquistare questo bizzarro e splendido capolavoro, questa commedia geniale e nerissima, non fatelo sulla base del vecchio trailer (lo ricordate?): “i tenenbaum” rischierebbe, forse, di deludervi. rischierebbe, se non altro, di apparirvi meno scintillante di quello che è… certo, le risate promesse ci sono tutte e sono parecchie, però non derivano mai da situazioni gioiose: di gioioso, qui, non c’è proprio nulla! hollywood e frank capra abitano altrove, insomma, esattamente come la famiglia tenenbaum: lontana dall’amore, lontana dal gioco di squadra, lontana da qualunque tepore domestico…
un padre cinico e puttaniere, il grande avvocato royal, devoto alla menzogna e al culto di se stesso. una madre triste e fortissima, l’archeologa etheline. tre rampolli-prodigio che, da bambini, hanno messo a segno tre carriere formidabili: chas (mago della finanza), richie (campione di tennis), la figlia adottiva margot (applaudita drammaturga). un papà, una mamma, tre marmocchi, una galleria di magnifici personaggi collaterali e una domanda: a cosa serve il talento, sebbene gigantesco, quando il matrimonio dei genitori fallisce e sbriciola ogni residua parvenza di felicità? a cosa serve il successo quando le dinamiche quotidiane non smettono di tradurlo in una fredda cella d’isolamento (e quando il destino, comunque, dispensa generose quantità di dolore)?
i tenenbaum, con diversi gradi di consapevolezza, inseguono e hanno sempre inseguito un sogno umanamente umano: eccentrici fino a sembrare extraterrestri, aspirano e hanno sempre aspirato alla normalità. all’assoluta normalità... è il sogno di etheline, bisognosa di un bravo marito. è il sogno di chas, vedovo da poco e babbo apprensivo. è il sogno di richie, ammalato di solitudine. è il sogno di margot, incapace di provare emozioni. è, sottosotto, il sogno dello stesso royal, stanco di affastellare disastri. e, paradossalmente, il difficilissimo giro di vite scatterà proprio per merito dell’anziano patriarca: egoista, irriducibile bastardo e, senza saperlo, avviato alla redenzione...
wes anderson, complice un cast eccellente, disegna una partitura borghese davvero memorabile: perfetta nel miscelare dramma e comicità (una comicità, ghiacciata e rarefatta, che piacerebbe a kaurismaki), perfetta nella cura quasi maniacale dei dettagli visivi e delle scansione narrative. dunque, diciamolo tranquillamente: “i tenenbaum”, al di là di ogni ragionevole dubbio, è un film da non perdere.
amici miei
casca il ramo, casca la quercia!
- celebre poesia del maestro -
mi dispiace, lo sapete: non sono ammessi negri nella mia macchina. dunque, scendo...
- pimpa -
un appassionato di fist-fucking e un g.t.i. (guastatore tecnologico involontario): dubito che mia nonna sarebbe felice di scoprirlo... il gioco, del resto, si ripete: lei non ha mai smesso di idealizzare i miei amici. splendidamente ignara. fermamente convinta che un nipote degenerato come me debba sempre e comunque prendere esempio dalle virtù di quanti lo circondano.
ed ecco fabrizio. il dolce e raffinato fabrizio, che non sbagliava l’abbinamento calzetti-maglione e rollava le canne con una mano sola. ecco luca, il timido verginello che macinava esami a ritmo vertiginoso e prosciugava compulsivamente le cantine dell’intero triveneto. ecco il gùa, bravo ragazzo per eccellenza, precoce top manager e inesorabile campione di rutti, scorregge, scherzi da caserma. ed ecco, appunto, richi e dani: il gggiovane architetto che vede la passera come utile ripostiglio per mani, braccia, gambe, oggetti (modernariato in genere) e l’eroe multimediale che devasta pentium e mac rinnovando, ogni santo giorno, il fantasma del millennium bug…
ho fatto amicizia con il maestro (richi) e pimpa (dani) durante un periodo in cui la disillusione era gentilmente tornata a darmi notizie di sé. una disillusione abbastanza pigra, meccanica, una specie di patina sottile. un retrogusto, più che un sapore. una disillusione, intendiamoci, sicuramente viva... certe storie sono destinate a fallire, hanno la data di scadenza tatuata sulla pelle. è normale: gli amici litigano o si perdono lentamente di vista. ed è altrettanto normale che, a trent’anni, gli stati d’animo non siano identici a quelli dell’adolescenza: incazzatura e amarezza, sì, ma un modo di guardarsi attorno finalmente consapevole (se non distaccato).
questo, almeno, vale per noi teneri maschietti, arruolati dalla biologia e dalla tradizione popolare come paradigma di ostinata immaturità. e vale unicamente per chi è riuscito a compiere un difficile rito di passaggio: ammazzare peter pan... io, che stavo indugiando nei paraggi del traguardo, gli ho dato il colpo di grazia proprio frequentando i due cazzoni. alla faccia di capitan uncino, del coccodrillo e dell’isola che non c’è... un proiettile in mezzo agli occhi. senza pietà. senza rimpianti. bang!
per tutto ciò, e anche per molto altro, non saprò mai esservi abbastanza riconoscente.