
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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quattro cosette
cosetta n.1: grazie per il regalo, amico mio…
cosetta n.2: dopodomani esce noluogo.
cosetta n.3: chiudo il blog fino al 15 settembre.
cosetta n.4: vivalafiga!!!
(…che poi, a dire il vero, le cosette sarebbero cinque. ma non posso ringraziare quest’uomo per avermi regalato questo gioiellino: i sentimentalismi, lui, finge di odiarli…)
homevideo / “kate & leopold”
per viaggiare nel tempo non occorre scomodare i miti della letteratura fantascientifica e non occorre neppure appellarsi alle tecnologie più avanzate: è sufficiente chiamarsi stuart, fare quattro calcoli di fisica applicata e tuffarsi al momento giusto dal ponte di brooklyn! lo sapevate? penso di no, a meno che non abbiate appena visto l’orribile “kate & leopold”: una commediaccia incredibilmente soporifera firmata, altrettanto incredibilmente, da james mangold (papà dell’ottimo “cop land”)...
al di là del fatto che il signor mangold è libero di bruciarsi la carriera come preferisce, non riesco davvero a comprendere la necessità di questo terrificante passo falso. e, in ogni caso, non sono disposto a digerire il ricatto morale sul quale si appoggia: la tacita pretesa di vedere festeggiata una favola solo perché questo brutto mondo ne ha tanto bisogno... certo, nessuno nega il legittimo desiderio di sognare, ma se il mondo è brutto, perché cazzo dev’essere brutta anche la favola?
il problema di “kate & leopold” non risiede nel muffoso espediente del varco spaziotemporale, diciamolo subito, quanto piuttosto nell’analisi delle conseguenze: tutto ciò che potrebbe alimentare risate e sorrisi, infatti, imbocca la strada della verbosità e dell’immobilità narrativa, uccidendo a colpi di battute fiacche e di gag opache la pazienza degli spettatori... i personaggi, poi, sembrano rivaleggiare accanitamente sul terreno dell’antipatia: vince, senza dubbio, il goffo stuart, insopportabile anello di congiunzione tra un inventore e un imbecille, ma che importanza ha?
non si salva meg ryan, con la sua kate tutta smorfiette e vestitini alla moda, non si salva hugh jackman, con il suo leopold logorroico e imbalsamato, non si salva la loro assurda love story, pigro gioco di specchi che mette a confronto una modernissima donna in carriera e un duca idealista del diciannovesimo secolo. l’uomo che, nel pieno centro di manhattan, sventa romanticamente uno scippo cavalcando il destriero bianco d’ordinanza... ridatemi subito “mr. crocodile dundee”, grazie!
no, lei non fumava
ci siamo rivisti giovedì.
proprio mentre marinella scivolava nel fiume.
ci siamo riconosciuti subito.
ci siamo subito scambiati un sorriso.
da lontano.
sfiorando migliaia di facce.
e poi ci siamo proprio messi a ridere.
incuranti del re e della sua maldestra fidanzata.
cazzi loro.
o no?
qualche minuto per avvicinarci.
senza tradire l’ansia delle prime parole.
qualche minuto per farci largo.
per scheggiare la muraglia umana premuta contro le transenne.
migliaia di facce.
corpi.
voci.
mani.
de andrè che inizia a cantare il pescatore.
alessandra...
no, non alessandra.
ale.
ale e basta.
stesso sguardo.
(dieci decimi di sbalorditivo ghiaccio azzurro)
stessi capelli biondi raccolti a coda.
(non ricordo: li ha mai sciolti?)
solo quella sigaretta fra le dita a rivelarmi un tempo nuovo.
profondamente nuovo.
e non condiviso...
(ad ale. e, naturalmente, a fabrizio)
l’arte di cambiare discorso
(che tempo fa, dalle vostre parti?)
with a little help from my friends
ehi, scusate…
me lo fareste un piccolo favore?
sì?
dunque.
c’è questa poveretta che, assieme al suo counter in agonia, sta mendicando per l’ennesima volta uno straccio d’attenzione…
vi odio, mediocri, senza nessuna presunzione. vi detesto e basta.
nella fattispecie: detesta me.
detesta la grande ush.
e detesta la signorina blasi…
no, dico, non vogliamo aiutarla?
eh?
forza.
siate caritatevoli.
un clic a testa e la rendiamo felice!
grazie.
amsterdam blues
che poi alla fine ti raccontano sempre della marijuana libera (northern light 6 euro al grammo) delle puttane in vetrina (“50 bocca e fica 100 dildo show”) dei coffee shop dei sexy shop dell’heineken dell’amstel della polizia che si fa beatamente i cazzi suoi del fried bendiddio take away ma non ti raccontano quasi mai che amsterdam è anche bella da morire che amsterdam è anche un modello di civiltà che amsterdam è anche una piccola metropoli a misura d’uomo che amsterdam è anche gente cordiale e strade pulite che amsterdam è anche piste ciclabili e casette di mattoni che amsterdam è anche un minuto di treno e campagna verde e mucche al pascolo senza periferia industriale e allora ti sta profondamente sui coglioni trovarci i soliti italianucoli di merda che li riconosci dall’odore dal fragore dalla convinzione di essere simpatici al mondo intero e che dovunque passano si lasciano dietro folate da/di centro sociale che schiamazzano che si nascondono il telefonetto nelle mutande e gli parte la polifonica mentre fingono di visitare il van gogh museum e ti chiedi perché non vadano a giocarsi le vacanze le ferie i weekend altrove (possibilmente a calcutta durante una pestilenza) e ti chiedi soprattutto perché non sei nato in una città dove pure l’aeroporto ha decine di smoking area e dove il ministro sirchia sarebbe semplicemente un innocuo pupazzetto folkloristico tipo arlecchino o santa claus.
e chi cazzo sarebbe, questo andy warhol?
nonostante il risveglio catastrofico, uno di quei risvegli che le palpebre ti pesano come l’intera filmografia di tarkovskij, stamattina avevo cominciato a scarabocchiare un post di ringraziamento (anzi: il post di ringraziamento).
100.000 special thanks to…
…orenove, che ha fatto scattare l’interruttore.
…mouv, che alle 16.42 del 1° gennaio ha depositato il primissimo commento.
…lilo e idgie, che alle 20.51 del 1° gennaio hanno contemporaneamente autografato il mio primissimo e il mio secondissimo post.
…ginger, che fin dall’inizio mi è stata sorella e complice.
…poly, che fin dall’inizio mi ha spalleggiato con entusiasmo e pazienza.
…la signorina blasi, che mi ha segnalato il 13 gennaio (e linkato subito dopo).
…il profeta, che mi ha segnalato il 17 gennaio.
…marquant, davide e jorma, che mi hanno via via linkato nei mesi a seguire.
…lenders, boinz e spad, che bloggano zozzo come piace a me.
…sasaki, che è il mio blogger snob preferito.
…ataru, che è il mio blogger plebeo preferito.
…ushuaia, che scrive talmente bene da togliere il fiato.
qui, però, mi sono interrotto.
di colpo.
sia perché il collasso era imminente, sia perché il timore di lasciare fuori qualcuno mi punzecchiava forte il culo…
troppo rischio per un uomo solo.
specie per un uomo rincoglionito!
fortuna che al risveglio, poco fa, ho trovato la sorpresa di micce…
ebbene sì: la reginetta della pop art mi ha regalato lo splendido restyling che state gioiosamente ammirando!
brava, eh?
no, avete ragione: bravissima!
100.000 grazie di cuore, micce…
e 100.000 grazie di cuore a tutti voi…
on the road again
gentili signore e gentili signori,
contestualmente alla riapertura del blogghino, sono lieto di annunciarvi che l’ottimo the ego mi ha fatto un’ottima intervista...
vabbene, diciamolo: questa intervista di fine estate è celebrativa dei primi centomila contatti sul tuo blog. davvero credi ancora al contatore di splinder? guarda che ti abbiamo sgamato: la metà sono reload tuoi che non hai di meglio da fare! e ora come la mettiamo?
la mettiamo così: dei reload si è costantemente occupata, e costantemente si occupa, mia nonna rachelina. ogni santo giorno! io mi sono limitato ad affidarle il mouse, convertendo il suo parkinson in un lavoro socialmente utile…
(qui, su ciccsoft, la versione integrale)
...centomilamarlboro...
10/17 agosto 2004
nonna: dove andate in vacanza?
trenta: amsterdam.
nonna: è un bel posto?
trenta: bellissimo.
nonna: ci sono musei?
trenta: c’è maria, più che altro.
nonna: ma non parti con veronica?
trenta: nonna… ti voglio bene!
(ciao a tutti)
novantanovemila tondi tondi
parto.
domani parto anch’io.
e sarò ancora assente, immagino, quando il counter oltrepasserà la soglia pornografica dei centomila giri...
centomila, sì.
mica cazzi!!!
allora penso.
penso e fumo.
fumo e penso.
cosa devo fare?
vi ringrazio adesso, in anticipo, o vi ringrazio il 17 agosto, probabilmente in ritardo?
fingo di sbattermene le palle?
consegno un post, e le chiavi del blog, alla splendida poly?
si accettano consigli...
non ho sonno
(quindi stronco “hannibal”)
la forza sotterranea di cui si nutre lo splendido “manhunter”, e che “il silenzio degli innocenti” riesce a tenere sotto controllo, diventa per “hannibal” il motivo stesso della sua necessità letteraria/cinematografica. il segno fondamentale. ed è proprio questo cambio di prospettiva, questo goffo spostamento dall’ombra alla luce, che uccide il romanzo e il film, svuotando il nerissimo dottor lecter di ogni grandezza: lo psichiatra antropofago, icona del male assoluto, cede il passo a una ridicola macchietta. un anziano dandy appassionato di belle arti e di cannibalismo!
non è colpa di anthony hopkins, che pur si limita a sguainare gli occhioni azzurri, non è colpa di julianne moore, che ha rimpiazzato l’accorta jodie foster, e non è colpa di ridley scott, ancora capace di gestire la macchina da presa come pochi altri. la colpa, perché di colpa si tratta, è soltanto del signor thomas harris, forse in agonia creativa o forse stuzzicato dalle gioie del marketing. tanto stuzzicato da trasformare, appunto, lecter in un granitico “super lecter” fottutamente gigione (non è poi così difficile immaginare il sequel: “hannibal vs. godzilla”)…
fortuna che david mamet e steven zaillian hanno potuto rimaneggiare l’ultimo segmento della trilogia, odiatissimo dai vecchi estimatori, confezionando una sceneggiatura che gioca di sottrazione e salva il salvabile. salva, cioè, il pubblico da troppe digressioni narrative e, soprattutto, dall’imbarazzo di un finale grottesco e idiota (qui, senza infamia e senza lode, le cose vanno leggermente meglio). lo schermo vince, insomma, però è una vittoria piccola piccola: nessuno avrebbe mai sentito la mancanza dell’ennesimo thriller, per giunta modestissimo, anche se “hannibal” cerca di riscattare la propria essenza cialtrona attraverso un’impaginazione lussuosa e patinata…
non volendo comunque anticipare nulla, dato che le regole gialle vanno sempre rispettate, chiudo con una rapida osservazione. anzi: con una vecchia domanda sempre attuale. quand’è che gli yankee smetteranno di trattarci da coglioni pastasciuttari?!? il romanzo e il film, disegnando la permanenza fiorentina del dottor lecter, restituiscono un’italietta vile e dilettantesca, affollata di ladruncoli, sicari e poliziotti frustrati... meno male che l’ispettore giancarlo giannini, ovviamente corrotto, evita di cucinarsi un’amatriciana o di scatenarsi al mandolino: sono gli unici luoghi comuni che thomas harris e ridley scott, bontà loro, ci hanno risparmiato.
forever young
cinema.
giochi in scatola.
maratone gastronomiche.
freccette.
praticamente, non c’interessa altro.
e se tanti anni trascorsi assieme giustificano, ormai, qualunque bassezza (amo coccolare la piccola cecilia: “sei una pompinara”, “la dai via come un frisbee”), è di fronte al bersaglio elettronico che vengono a cadere gli ultimissimi pudori...
il maestro archivia l’imperturbabile aplomb da calligrafo tibetano per vestire gli antichi e gloriosissimi panni di “merd man”, bestemmiatore psicopatico che nessuno specialista al mondo accetterebbe volentieri nella propria clinica. “ti cago in testa” e “ti spacco il culo” sono i pezzi forti del repertorio, un’elegante antologia dove trovano ospitalità anche gestacci, ululati e crisi isteriche.
pimpa è la preda numero uno: non soltanto di merd man, che promette sempre di frantumargli la schiena a randellate, ma dell’intero gruppo... il pusher lo ammira parecchio sotto il profilo agonistico, quindi lo ha battezzato “tumore”. la stessa cecilia, pur avendo una mira che fa schifo al cazzo, tratta il fidanzato come lo scemo del villaggio, mentre la vecchia si limita a condensare nausea, raccapriccio e fastidio nei suoi celebri sorrisetti.
io lo detesto profondamente: è un tiratore maldestro, una sega bestiale. ma quando la fortuna lo assiste (e qui, attenzione, si parla di autentici miracoli), mette su un’arietta da guappo che trasformerebbe anche forrest gump in un serial killer...
non mi occorre interpellare una fattucchiera per conoscere il mio futuro: finirò in galera, probabilmente con il maestro, per avergli fatto trangugiare una tanica di gasolio.
homevideo / “senso ‘45”
mi sembra giusto confessarvelo subito: ho abbandonato il terrificante “senso ‘45” poco dopo la fine del primo tempo, travolto da una noia pazzesca e dall’insano desiderio di citare tinto brass per danni morali! vi chiedo scusa, dunque, però vi chiedo anche di essere comprensivi: la vocazione al martirio è una virtù che non mi appartiene e, credetemi, uno z-movie del genere ne richiede dosaggi assolutamente robusti…
vietata, per tradizione, ai minori di 18 anni, questa gigantesca schifezza dovrebbe essere vietata a qualunque fascia anagrafica. senza pietà. senza rimorsi. e non certo perché sia particolarmente scandalosa. anzi. di scandaloso, qui, non c’è proprio nulla, se si escludono una sceneggiatura demenziale e il compiaciutissimo abuso di riciclaggi: brass che ricicla brass e brass che ricicla, da inguaribile ragazzaccio, il sommo rossellini, parafrasando in chiave ginecologica la scena madre di “roma città aperta”!
forse i cinefili grideranno alla profanazione, lo fanno sempre volentieri, ma spero che si trattengano: “senso ‘45” è soltanto un inutile sberleffo. l’ennesimo sberleffo di un regista che si diverte a sperperare un talento grandioso e un’intelligenza artistica fuori dal comune. uno sberleffo riuscito male, malissimo, clamorosamente soporifero (complici le musiche orripilanti di morricone) e fastidiosamente ridicolo (basterebbe la scena della scopata subacquea, stile “paradise”, per dissuadere gli spettatori più arrapati e ottimisti)...
non so che cazzo abbia spinto il dottor brass a manipolare la vecchia novella di boito, trasportandola in una venezia pullulante di nazisti, e non so nemmeno che cazzo abbia spinto anna galiena e gabriel garko a lasciarsi coinvolgere in un pessimo fumettone pseudo-erotico, simulando ardori sessuali da operetta (attenzione: la galiena miagola e squittisce, garko ridacchia e straparla). so, tuttavia, che cazzo ha spinto me a disertare il secondo tempo: un progressivo, imperioso e violento “mavaffanculo”!
noluogo (n.4)
sii come l’ippopotamo che quando pesta una merda di ippopotamo fa finta di niente e dice: qu’est que c’est ça?
agatha christie ha sfracellato il cazzo.
sotto l’ombrellone, portatevi questo…