
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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sixteen
parco giochi.
nonni e nipoti dappertutto.
scivoli.
altalene.
panchine.
mattia e domiziana.
schiena contro schiena.
accucciati nel piccolo castello di legno.
troppo grandi per stare comodi.
troppo grandi per fingere di essere amici…
domiziana stava succhiando un filo d’erba.
mattia stava pensando.
nervosamente.
perché si sentiva impacciato come un sedicenne.
il sedicenne brufoloso che mette su i dischi mentre gli altri limonano sui divanetti…
martina.
bionda.
occhi azzurri.
il maldestro miracolo del primo sesso…
quella volta ero davvero un sedicenne, pensò mattia.
la prima pelle che ho assaggiato.
buonissima.
abbronzatura e acqua salata…
ci siamo baciati di sera, in pineta.
dopo il cinema all’aperto.
“full metal jacket”.
molto romantico!
soprattutto quando palladilardo si fa saltare il cervello…
siamo andati in spiaggia.
io, già nettamente in ritardo sulle mie nozioni porno-teoriche.
lei, pudica nel parlare e un po’ meno nell’agire.
prima pelle.
primo fiato corto.
prima urgenza di scambiare saliva.
primi capezzoli duri che ti vengono premuti addosso.
prima erezione che gestisci con altruismo…
ho passato un’eternità a leccare il suo ombelico.
a tracciare sentieri dal suo stomaco alle sue tette.
arrotolandole piano la t-shirt.
e strappandole varie tonalità di gemiti…
martina, poi, ha fatto altrettanto.
sincronizzando i movimenti della lingua con impervie carezze.
sotto la cintura.
e dentro la cerniera…
sì, pensò mattia.
ero davvero un sedicenne la notte in cui ho capito che non avrei mai sofferto di eiaculazioni precoci…
peccato che le antiche glorie, in questo momento, servano a poco.
non sono neppure capace di dire a mizi quant’è bella!
cazzo…
anche martina era bella.
e anche valeria.
valeria?
ecco.
è il mio subconscio che fa il cretino.
archeologia erotica…
valeria.
rappresentante delle matricole di lettere.
bionda.
occhi azzurri.
piena di riccioli e di sense of humour…
ci siamo piaciuti durante un’assemblea, pensò mattia.
scannandoci per questioni politiche.
io, ottuso reazionario.
lei, ottusa progressista.
e le nostre tonsille sempre più arroventate sull’ordine del giorno.
si sciopera o non si sciopera, lunedì prossimo?
all’uscita ci siamo fermati a fumare una sigaretta.
il tempo di accenderla.
e abbiamo cominciato a baciarci…
chimica.
chimica purissima.
io pensavo: wow!
e il mio pisello già cantava la marsigliese.
lei, invece, pensava: non potrei mai stare con un fascistello.
e me l’ha detto.
appena le nostre bocche si sono staccate...
che stronza!
martina.
valeria.
e poi raffaella, simona, carla.
a proposito: chissà se si è tolta l’apparecchio, simona…
e poi monica, elisabetta, daniela.
tutte bionde.
e tutte con gli occhi azzurri.
tutte, pensò mattia.
esattamente come alessandra…
più che una fissazione, un record psichiatrico!
sarà per questo che non ho calcolato mizi?
sarà per gli occhi verdi e per i capelli neri?
no, non scherziamo.
coglione sì, ma fino a un certo punto…
perché, allora?
forse perché mi spiazzava la sua diversità.
fatta di pochi sorrisi e di troppe lucky strike.
forse perché mi spiazzava la sua durezza.
fatta di frasi secche e di sguardi severi.
forse perché mi spiazzavano le nostre somiglianze.
somiglianze che credevo piccole.
fatte di musica punk-rock e di anfibi dr. martens.
o forse perché mi spiazzavano le sue prestazioni scolastiche.
così estranee al metodico rigore di ale.
o forse perché…
finora non sono mai riuscito a darmi una risposta, pensò mattia.
mai.
e non vedo come potrei riuscirci proprio adesso.
seduto assieme a lei in un castello per bambini…
come posso ricreare, con la necessaria precisione, gli stati d’animo di un adolescente che non c’è più?
come posso recuperare il giusto sapore dei ricordi?
‘fanculo alle domande.
‘fanculo alla risposta.
‘fanculo al sedicenne brufoloso.
e ‘fanculo pure al parco giochi…
on-line
ecco.
questa è l’intervista a giulia.
per la felicità di blogger grandi e piccini...
e adesso la pubblicità
non dico nulla di nuovo, e non l’ho certamente scoperto ieri, ma il premio amidei è organizzato davvero bene (luana, poi, è un’addetta stampa con i controcoglioni).
zero problemi, dunque, per bombardare di domande l’anziano bolscevico…
la chiacchierata si apre così:
“sono decisamente contrario all’attuale struttura politica e strategica dell’UE: per quanto mi riguarda, rappresenta solo un veicolo di promozione capitalistica. fa l’interesse delle corporazioni economiche, fa l’interesse del business, e lascia in secondo piano i valori della solidarietà”. piovono strali, più che pietre, sulla nuova europa. e ken loach, a dispetto dell’apparenza mite e sorridente, con gli strali dimostra un’invidiabile dimestichezza…
e si chiude così:
“il cinema ha perso davvero tanto, troppo, da quando i registi si sono messi a fare gli sceneggiatori”.
anche il blog, però, vuole la sua parte: prima dell’anziano bolscevico ho intervistato la cara signorina blasi (e ho curato un paginone sui web-grafomani friulani assieme all’amico hubert)…
lunedì mattina dovrebbe essere pronta la versione on-line.
se così non fosse, ci penserò direttamente io.
ad maiora!
ho bisogno di un consiglio venerdì pomeriggio intervisterò ken loach. secondo voi gli posso dire che “terra e libertà” è una grandissima cagata o devo fare il simpaticone?
a tutta la cittadinanza
stiamo cercando un orribile consulente informatico, noto per la frase “bisogna scaricare i driver”, di cui si è persa ogni minima traccia lo scorso 15 aprile.
facilmente identificabile, grazie alle simpatiche sopracciglia da homo erectus, il soggetto potrebbe avere già tentato scaltri depistaggi vestendosi bene o ripristinando la vecchia tintura color giallopolenta (in bilico tra una pozzanghera di hiroshima e una pisciata sulla neve).
chiunque lo avvistasse, magari nel proprio garage, è cortesemente pregato di non abbatterlo a randellate ma di contattarci quanto prima.
grazie.
la direzione
tamagochi
cos’è un blog?
questa domanda mi ha veramente rotto il cazzo.
e il bla bla bla degli esegeti me l’ha rotto ancora di più.
cos’è un blog?
a chi me lo chiede, rispondo sempre nello stesso modo:
il blog è un tamagochi. se non lo coccoli, muore...
punto.
fine della grande menata.
vucumprà?
trenta: facciamo così… non prendo niente, però ti pago.
tizio: se paghi, devi prendere.
trenta: devo?
tizio: sì.
trenta: a me sembrava un’offerta ragionevole…
tizio: prendi.
trenta: e cosa cazzo prendo?
tizio: un regalo per la tua donna.
trenta: uhm…
tizio: non hai la donna?
trenta: la donna ce l’ho. dubito, semplicemente, che possa interessarle una spingarda accendigas!
qui poly (blogger senza blog)
la posa del culo
ami il mare? sei in coppia e hai un minuscolo approdo (nella più deliziosa cittadina balneare dell’alto adriatico) che ti permette di risparmiare qualche soldo d’albergo? hai poche ore a disposizione, che bisticciano contro code estenuanti, e non te ne frega un beato cazzo di parei griffati o dei nuovissimi calzini infradito tutti tempestati di paillettes? perfetto. perfetto? macché! un epocale e progressivo giramento di coglioni! 2 euro e 60 centesimi, tanto per entrare in spiaggia. e solo 1.55 dopo le 13. ma se vuoi l’ombrellone sono 12, gli euro. e 16/18 se decidi di coinvolgere nell’impresa altri due amichetti. ok, facciamo solo il lettino. il tuo, peraltro, portato a spalla direttamente da casa, come il più organizzato dei crucchi!
all’entrata ti bloccano: 3 euro extra. che?!? “per il diritto di posa. altrimenti 4 euro e ne prendete uno della spiaggia”. che cosa?!? il diritto di che?!? il fottutissimo diritto di posa, signore e signori! non basta pagare l’ingresso, nel demanio pubblico per antonomasia gestito dalla pubblica società, e godersi la melma della laguna accucciati tra la folla. non basta che ci sia un vento siberiano, oggi, che si scatena appena (non prima: appena) metti piede nel primo stabilimento. non basta che sia impossibile raggiungere la riva se non con il supporto di un cane-guida allenato per tre anni nel sahara. no. perché tu hai appena pagato il biglietto, che non si rimborsa nemmeno in caso di maremoto caraibico! e c’è pure il diritto di posa-carogna, da liquidare. per il tuo lettino. ma allora fammi pagare pure l’asciugamano, che si posa anche quello, a rigor di logica! e non lo dico nemmeno a bassa voce, tanto sono certa che per il prossimo anno la diabolica mente del gestore spiaggia avrà provveduto, appiccicando pure l’effige “consumazione obbligatoria” sul ticket!
già. e non chiederti perché in tutte le altre località balneari che hai frequentato, in italia e in europa, hai trovato spiagge decenti, mare molto più limpido e ingresso gratuito. e lascia perdere che c’è la spiaggia libera, poco più in là, ma devi lottare contro la leptospirosi (o il tetano) se ti perfori il culo su qualche allegro ammennicolo abbandonato lungo l’arenile. lascia perdere che il mare ha la bandiera blu, ma nemmeno abramo in vacanza sceglierebbe di immergerci il figlio per assolvere al dovere sacrificale. non pensare che ci sono le terme (pagamento extra), le docce calde (extra), il bar (super extra), i giochi in piscina (super super extra). non pensare che per farti una nuotata devi disarcionare un pedalò dalla riva e pedalare per 2 o 3 comodi chilometri al largo (finché non vieni raggiunto da una motovedetta che ti chiede, garbatamente, se hai qualcosa da dichiarare mentre sconfini).
c’è poco da fare: se non hai una famigliola con tutti i crismi (16 figli e suocera all inclusive), vieni colpito da violente crisi isteriche sul litorale adriatico. crisi che si esasperano appena uno dei molti milioni di marmocchi ti costruisce direttamente la salerno-reggiocalabria sull’asciugamano e poi, distrattamente, te la fa crollare in faccia, mentre la mamma, con indolenza marittima, bisbiglia un “dài, chiedi scusa”. nella migliore delle ipotesi… due soluzioni: vendere l’appartamento (per cortese protesta) o prendere in ostaggio il figlio del sindaco e dare fuoco alla biglietteria (per cortese protesta). altrimenti, il prossimo anno, pagheremo pure il diritto di posa del culo…
homevideo / “terminator 3”
“sono un modello antiquato”, ammette candidamente il nonno di tutti i cyborg, ed è proprio su questa battuta che si sviluppa il divertentissimo “terminator 3”. o meglio: che si sviluppano il suo clima narrativo, prossimo all’autoparodia, e la sua cifra estetica, prossima al cartoon... soltanto will coyote incassa più legnate del buon vecchio schwarzy, diciamolo, e soltanto il buon vecchio schwarzy è abbastanza ironico per accettarlo. per accettare, appunto, che l’iconografia hollywoodiana dell’eroe subisca un simile contraccolpo. durissimo e spassosissimo. non è semplicemente il fatto di prenderne così tante, che già basterebbe, ma di prenderle da una donna. da una terminatrix, volendo essere pignoli. e che terminatrix: il sicario biondo kristanna loken, un pezzo di figa davvero madornale! sia benedetto il sistema informatico skynet, dunque, nonostante la cocciuta e patologica antipatia per il genere umano...
riuscirà john connor, futuro paladino della resistenza, a salvarsi ancora una volta il culo? riuscirà, cioè, il granitico arnold a proteggerlo dalla feroce sexy-killer? peccato che il finale, pomposo messaggero di sequel, recuperi frettolosamente gli antichi toni apocalittici: dopo novanta minuti perfetti, giocati armonizzando humour e alchimie digitali, il raccontino meritava un sipario diverso. un guizzo di sceneggiatura, anche minuscolo, capace di strappare l’ultimo sorriso. o, perché no, l’ultima risata. niente che terminator, costretto fin dall’incipit a deporre ogni simulacro di virilità (frega i vestiti di uno spogliarellista gay!), avrebbe comunque disapprovato…
top five delle perversioni estive da segnalare al moige
musica: le inenarrabili stecche di tiziano ferro poesia: l’inenarrabile “blu blu / i love you” di paola & chiara società: l’inenarrabile famiglia camden di “settimo cielo” moda: le inenarrabili ciabatte infradito di biagio antonacci crimini contro l’umanità: l’inenarrabile “voglia di dance all night” degli eiffel 65
la morte dello stilnovismo
trenta: io non amo le donne che sorridono poco.
maestro: per quanto mi riguarda, una donna senza il sorriso è come una donna senza la figa!
trenta: neanche guinizzelli avrebbe saputo dirlo così bene…
impressioni di luglio
silenzio: c’è la PFM, sul palco. e non importa se l’ardua grammatica progressive, oggi più di ieri, esige un ascolto che anteponga la disciplina alla semplice attenzione. non importa se il pubblico, oggi più di ieri, sia mediamente narcotizzato dall’easy listening o sia comunque avaro di curiosità musicale. no, davvero, non importa. perché ci sono franco mussida, franz di cioccio, patrick djivas e flavio premoli, sul palco. perché la magia, la straordinaria magia di cui stiamo parlando, riesce a scardinare nell’arco di un respiro qualunque perplessità. e riesce a farlo sempre. riesce ad azzerare il tempo, a cristallizzarlo, a scavargli dentro uno splendido orizzonte sonoro (alchemico, anarchico, onirico) dove perdersi e fluttuare…
bentornata, cara PFM. anzi: grazie di cuore per non essere mai volata via. per non avere mai smesso di credere nella necessità di un progetto culturale, prima che artistico, lontanissimo dai ricatti della moda, dell’intellettualismo settario e di una sterile attitudine alla nostalgia. grazie di cuore per tutto questo e grazie di cuore per avercelo ricordato anche ieri sera, con la rocciosa modestia che solo i giganti sanno avere, fabbricando l’ennesimo live-act mozzafiato. sprigionando un miracoloso entusiasmo che rinnova compiutamente se stesso dall’alba dei settanta. dalla mitica “storia di un minuto”, mitica e sovversiva, diventata una storia lunga trent’anni: la storia dell’aristocrazia rock.
è bastata l’antica e ubriacante doppietta d’apertura, “river of life” e “photos of ghosts”, poi la leggenda ha fatto il resto. ha commosso i devoti e ha travolto le matricole. ha disegnato un eccellente “best of” senza neppure sfiorare le ultime fatiche, “ulisse” e “serendipity”, concedendosi il raro privilegio di accantonare le trepidazioni promozionali… aristocrazia rock, dicevamo, e la PFM si è giustamente divertita a rivendicare il proprio sangue blu: dall’impervia e stupenda “promenade the puzzle”, figlia tossica di pete sinfield, agli spaventosi virtuosismi di “è festa” e di “mr. 9 till 5”, fino a quelle celebri, onnivore, acrobatiche jam strumentali che lasciano magnificamente scintillare le singole personalità (a proposito: welcome back, mister lucio “violino” fabbri).
nessun capolavoro è mancato all’appello, ovviamente, tranne l’inarrivabile “carrozza di hans”: non sono mancate le migliori love song (“dove… quando”, “dolcissima maria”), non sono mancate le migliori prove pop (“maestro della voce”, “suonare suonare”). ma perché negarlo? “impressioni di settembre”, con il minimoog di premoli che sembra cercare disperatamente il cielo, continua a raccontarci la PFM più di tante parole…
web-camporella
secondo il dizionario, “camporella” significa “piccolo prato”. e, sempre secondo il dizionario, “andare in camporella” significa “appartarsi in campagna per fare l’amore”. due definizioni che sarebbero sicuramente piaciute alle nostre bisnonne, splendide virtuose della clandestinità bucolica, ma che adesso ci lasciano quantomeno perplessi… cos’è, precisamente, un “piccolo prato”? è solo il rovescio poetico di “foresta equatoriale” oppure, setacciando accuratamente il circondario, possiamo scoprire che l’edilizia selvaggia tanto selvaggia poi non è? ammesso, e non concesso, che di “piccoli prati” ce ne siano ancora, il punto resta comunque un altro: perché scegliere un “piccolo prato” quando la tecnologia mette a disposizione un’alternativa pratica e sicura?
basta con le acrobazie nell’abitacolo della macchina! basta con i vestiti macchiati d’erba e di fango! basta con l’ansia di essere presi a fucilate dall’immancabile mezzadro furioso! basta con le zanzare-tigre che ci banchettano addosso o con i guardoni over 70 che mugolano tra i cespugli! basta, sì! la “nuova camporella”, sospiratissima conquista di ogni coppietta espansiva, risolve drasticamente i vecchi problemi logistici e non esige nemmeno troppa manutenzione. anzi: ne esige davvero poca, molto poca, anche sul fronte cruciale dell’esperienza… tutto ciò di cui la coppietta espansiva ha bisogno, infatti, è un banale kit informatico: un computer, un monitor, un modem. e, naturalmente, una piccola, dolce, peccaminosa web-cam!
ok, va bene, la “nuova camporella” non contempla il contatto fisico, ma questi sono dettagli: tra un “piccolo prato” foriero d’insidie e la sua placida riproduzione domestica, ingiustamente snobbata dal dizionario e dai bacchettoni, chi sarebbe così pazzo da votare per la “clandestinità bucolica”?!? se la coppietta espansiva appartiene alla stragrande maggioranza delle coppiette espansive, e non rientra nelle categorie agonistiche degli scambisti o degli esibizionisti, il gioco è fatto: senza patemi d’animo, senza rischi ambientali, senza requisiti atletici (non ultimo, il contorsionismo). e se la muffosa definizione di “sesso virtuale”, assieme alle muffose statistiche dei censori, cerca di avere la meglio sulla legge del desiderio, niente paura: chiudete gli occhi, pensate a quel micidiale “appartarsi in campagna per fare l’amore” e accendete serenamente la vostra telecamerina… sarà poco romantico, forse, ma finché non vi decidete ad affittare un appartamento vi dovete accontentare!
storie di friulani illustri
c’è chi l’ha scoperto negli ultimi anni, come autorevole drammaturgo, ma c’è chi lo conosce almeno dal 1992. da quando, cioè, faceva il supporter a dodi & i monodi e interpretava il ruolo dell’apripista-kamikaze (“la mia missione era quella di estenuare il pubblico prima dei concerti: generavo fastidio e noia”): occhialoni femminili, parrucca, sacchetto della spesa al posto della t-shirt. e un repertorio che metteva a durissima prova il sistema nervoso degli spettatori: loop infiniti (“oh zingaro voglio vivere come te”), cover demenziali (“ho difeso il peloponneso”), parafrasi d’autore (“ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa: non è così, non è colà”).
ciarli albedo, poi, è diventato un membro effettivo della band, il suo repertorio si è ulteriormente involuto (pensiamo alla mitica “tropicauschwitz”) e gli spettatori, dopo tanto tempo, hanno potuto consumare un’atroce vendetta: il 28 aprile 2001, assieme alla denuncia per atti osceni in luogo pubblico, sono addirittura scattate le manette dei carabinieri! ciarli albedo come jim morrison, dunque, anche se la storia del rock non concederà altrettanto spazio al nostro eroe: l’uomo che suonò “country roads” vestito solo dei propri stivali e del proprio banjo…
update
in esclusiva per questo blog, ciarli albedo racconta ciarli albedo e dedica pure una splendida foto a tutte le sue ammiratrici…
ciarli albedo è nato in europa meridionale alla fine del secondo millennio. ora vive a ***, nel disinteresse generale. vertebrato, sta subendo un invecchiamento progressivo in accordo con il trascorrere del tempo (che egli ama osservare tramite un orologio da parete). preceduto di un nonnulla da susanna tamaro nella pubblicazione di “va dove ti porta il cuore”, sta curando una versione delle “quattro stagioni” di antonio vivaldi per una catena londinese di pizzerie. simpatizzante di santa maria goretti, usa scrupolosamente il preservativo nei frequenti accessi di onanismo di cui è vittima. sogna un mondo senza il male.
grazie di esistere, ciarli!!!
ciclostilato in proprio
(fedele riproduzione di un volantino che farà storia)
al signor sindaco
alle autorità
agli uomini di buona volontà
invito