
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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piccola città
vivere in una piccola città, a volte, non è facile. non è facile per niente. ma forse, prima di continuare il discorso, sarà meglio disilludere i sociologi e i tuttologi: abbiate pazienza, signori, qui non si parla del vostro argomento preferito. qui non si parla, cioè, di come il benessere post-rurale abbia disseminato creature mostruose lungo tutto il nordest. anzi: di come tutto il nordest sia una creatura mostruosa! e non si parla necessariamente di piccole città del mostruoso nordest: si parla di piccole città. e di come risulti difficile, in una piccola città, passare inosservati… d’accordo: capita sicuramente anche a roma di non riuscirci sempre. magari capita pure a hong kong (e in ogni megalopoli del sistema solare). vogliamo, però, improvvisare una banalissima gara di statistica e di probabilità? ecco, appunto. non sprechiamo energia. non sprechiamo tempo. non scomodiamo nemmeno il destino: i numeri pesano. pesano parecchio. e chi vive in una piccola città, in una piccola città qualunque, lo sa benissimo. specialmente quando il suo desiderio di passare inosservato sbatte il muso contro la prova del nove. la prova più rischiosa in assoluto: scelta e acquisto di materiale porno! se sgattaiolare dentro un vecchio cinema a luci rosse è un’operazione relativamente sicura (la cassiera non ti guarda mai e, qualora ti guardasse, fingerebbe di non aver notato che i tuoi baffi sono posticci), stazionare dentro una videoteca o frugare tra i ripiani di un’edicola è una missione suicida. bazzicare, poi, un sexy-shop è una chiarissima prova d’infermità mentale! perché negare l’evidenza? nell’85% dei casi, chi vive in una piccola città e desidera passare inosservato viene regolarmente sorpreso da un’autentica folla di persone: il dirimpettaio, l’ex fidanzata pettegola, il parroco, la mamma, la nonna cardiopatica, il sindaco. e nessuna frase di circostanza, nessuna, gli potrà mai salvare la faccia… sociologi e tuttologi, ovviamente, pontificano da anni sull’ipocrisia e sul falso perbenismo delle piccole città (le piccole, mostruose città del piccolo, mostruoso nordest). ma quando i friulani si scannarono per assistere alla proiezione dell’orrendo “sex and zen III”, ospitato da “far east film” e quindi opportunamente sdoganato, sociologi e tuttologi buttarono via un’enorme spunto di riflessione: non si accorsero che, tra ipocrisia e falso perbenismo, aveva semplicemente (giustamente) trionfato il sollievo. il sollievo di non dover passare inosservati…
giochi di ruolo - prima parte
io e *** non siamo mai stati amici.
io e *** siamo stati solo compagni di scuola.
io stavo parecchio simpatico a ***.
***, invece, mi stava sui coglioni.
noioso.
troppo noioso.
noiosissimo.
chiunque gli dedicasse un minuto rischiava la morte per disidratazione.
davvero.
poi, fortunatamente, *** è andato a studiare in america.
poi, sfortunatamente, *** è tornato.
dieci giorni fa.
e mi ha rintracciato…
“sono venuto a salutare i miei, resto qui una settimana”.
una settimana?
ecco.
è proprio così che si diventa atei.
reclutamento
io e *** stiamo chiacchierando.
anzi: *** chiacchiera.
io, prudente, fingo di ascoltarlo.
io, prudente, bevo tantissima acqua.
l’america…
il master…
la fidanzata gnocca…
sì…
bravo…
complimenti…
all’improvviso, però, *** abbassa la voce.
“tu saresti perfetto per il nostro gioco di ruolo” mi dice.
“ottimo” dico.
“gli altri, ovviamente, sono già d’accordo” mi dice.
“ottimo” ripeto.
e penso: ma di che cazzo sta parlando?
guadagno tempo.
butto là un sorriso.
anche *** sorride.
un sorriso da cospiratore polacco…
“ora devo farti una domanda importante” mi dice.
“certo” dico.
“ti senti più elfo o ti senti più druido?”.
porca troia, penso.
che bella domanda!
regole
siccome ho risposto che “mi sento decisamente più elfo”, aggiungendo con apprezzabile disinvoltura che “gli elfi, io, li ho sempre stimati moltissimo”, *** mi spiega subito quanto segue:
-gli elfi, notoriamente, sono ricchioni
-gli elfi, nel suo gruppo, valgono un cazzo
-gli elfi non possono prendere iniziative strategiche
-gli elfi non possono usare armi
-gli elfi, se catturati, devono suicidarsi
scopo del gioco?
sopravvivere al nemico...
porca troia, penso.
chemmeraviglia essere elfi nel 2004!
non vedo l’ora di cominciare.
london calling
c’era una volta londra, dicevamo. e londra, quella volta, bruciava. bruciava di rabbia e di musica, bruciava di una ribellione concreta, reale, profondamente incompatibile con il bla bla bla dei radical-chic e profondamente bisognosa di gridare l’urgenza del proprio antagonismo. del proprio desiderio ingenuo e violento, ma non certo velleitario, di riscatto umano e sociale. are you taking over or are you taking orders? e cos’è rimasto, oggi, della furiosa “english civil war” vissuta e cantata dai clash?
inutile compilare una lista di sconfitte e di vittorie: sono rimasti i clash. punto. è rimasto, cioè, un segno incancellabile, reso acuminato (dolentissimo) dalla morte di joe strummer. e riascoltare “london calling”, scoprirlo ancora così perfetto alla faccia dei suoi (quasi) 25 anni, significa emozionarsi per un’opera d’arte che ha dentro di sé tutto il sapore della storia. non semplicemente l’emozione della leggenda…
ricordate? “disco disco per magia chiudo gli occhi e volo via come peter pan e come superman / c’è la musica che va, ballo ballo sono già nel mio viaggio per la felicità”. mentre la nostra hit parade celebrava allegramente “disco bambina”, e una ragazza bionda chiamata heather parisi, l’inghilterra non aveva ancora metabolizzato gli effetti collaterali del terremoto punk. digestione difficile, sì, per quanto l’incandescente triennio sismico ‘76-‘77-’78 fosse ormai archiviato e larga parte dei “cattivi maestri” fosse già rifluita nel silenzio: sex pistols, damned, jam, buzzcocks, sham 69… “cattivi maestri” che ora, all’alba dell’80, vedevano entrare in azione “cattivi allievi” come i dead kennedys e che presto avrebbero conosciuto anche i joy division o gli scritti politti.
l’italia coccolava heather parisi e a turbare i sonni di sua maestà ci pensavano i favolosi clash, “last gang in town”. gli unici “cattivi maestri” restati gagliardamente sotto i riflettori e, soprattutto, gli unici “cattivi maestri” capaci di rinnovare le fiamme della “white riot” in esaltanti scommesse stilistiche: dal capolavoro “london calling”, appunto, all’imminente e monumentale “sandinista!”. diceva mister strummer: “i clash sono stati una voce forte: se hanno cambiato la vita anche di una sola persona, hanno raggiunto il loro scopo”. retorica? no: solo una piccola verità…
è un giorno triste, il giorno in cui abbiamo perso joe. è il giorno in cui londra ha smesso, forse per sempre, di bruciare.
il mio esame di maturità
sette e un quarto.
lo specchio del bar se ne fotte.
nessuna pietà.
picchia duro ogni volta che alzo gli occhi dalla tazza di camomilla.
non avrei dovuto radermi
lo sapevo…
sembro un dodicenne dopo la lavanda gastrica.
anzi: dopo l’autopsia.
pallido
sbarbato.
e, giustamente, vestito di blu.
blu scuro.
tanto per moltiplicare l’effetto-obitorio…
fantastico.
mi accendo una marlboro.
tossisco.
la signora peruzzi smette di asciugare i bicchieri.
e seleziona lo sguardo meno mansueto del repertorio.
piantandomelo addosso…
-spegni quella maledettissima cicca e finisci la tua camomilla!-
un classico.
un grande classico.
tipo “siddharta” o “quesito con la susy”.
cinque anni di interrogazioni, compiti in classe e supplementari settembrini scanditi dai mugugni e dalle camomille di teresa peruzzi…
sorrido.
parcheggio la sigaretta sul bordo del portacenere.
-facciamo così: lei mi spiega i tre momenti della deduzione fichtiana e io spengo la cicca-
-i tre cosa?-
sorrido di nuovo.
mi mancherà, la vecchia zia terry.
tremendamente.
sette e quaranta.
corridoio.
finestre spalancate.
raggi di sole.
zainetti.
liceali che si stanno cagando addosso…
cerco spazio.
tasso di misantropia: 100%.
socializzo pochino, quando bevo camomilla.
mi siedo a terra.
sfodero il mio kit di bignamini.
intercetto un dialogo d’alta scuola.
andrea: non so un cazzo di mate! non mi ricordo niente…
luca: ti spiego tutto io! l’ascissa è l’asse delle x, l’ordinata è l’asse delle y. ecco. fine della paranoia.
andrea: perché, all’improvviso, ho come la sensazione di conoscere anche il greco, il latino e la meccanica quantistica?
scoppiano a ridere.
e ridono, ridono, ridono.
riderei volentieri assieme a loro, ma non posso farlo.
socializzo pochino, quando bevo camomilla…
dita incrociate.
-cominci pure da un argomento a sua scelta… c’è un autore su cui le piacerebbe soffermarsi?-
-nietzsche. friedrich nietzsche-
-non preferirebbe analizzare l’evoluzione del rapporto uomo/morale, partendo dall’idealismo per arrivare a freud? su freud le faccio anche lo sconto, dato che ne ha appena discusso con il collega di italiano-
le mie palle cadono fragorosamente.
e nietzsche?
ma tu guarda che razza di stronzo!
ma tu guarda che razza di bastardo!
stronzo e bastardo.
con il tuo falso ecumenismo.
la tua barba rossiccia.
i tuoi sandali infradito di merda…
la professoressa migliorini sorride e stropiccia la mia carta d’identità.
la conosco troppo bene per non capire che è terrorizzata.
sorrido anch’io.
didascalia: tranquilla, prof, tranquilla! ho disinnescato la lingua e manderò affanculo il compagno filosofo la prossima volta.
(quarantacinque sessantesimi)
prendere per il culo ringo starr è come prendere a schiaffi uno con gli occhiali
i buoni propositi non sono mai stati il mio forte.
non ne ho fatti per il 2004.
non ne ho fatti per il 2003.
non ne ho fatti per il 2002.
e temo sia abbastanza inutile citare quelli fatti per il 1987.
anche perché, subito dopo, uscì “fantastica moana” e fui obbligato a rimangiarmeli!!!
ecco…
i buoni propositi.
i buoni propositi non sono mai stati il mio forte.
mai.
non ho mai smesso di fumare.
non ho mai smesso di rosicchiarmi le unghie.
non ho mai smesso di lasciarmi sedurre dall’enogastronomia.
non ho mai smesso di trovare stronzissimi i buoni propositi…
ce n’è uno, però, uno solo, cui ho sempre tenuto parecchio.
davvero parecchio.
e intendo dargli seriamente consistenza prima che diventi un senso di colpa…
dichiarazione ufficiale
caro gesù bambino,
ti prometto che non prenderò più per il culo ringo starr. non dirò più che i beatles registravano i dischi in sua assenza, mandandolo a comprare i tramezzini giù all’angolo, e non dirò più che suona la batteria come alba parietti mastica la filologia romanza. non dirò neppure che ha saputo scegliersi il peggio pseudonimo di tutta la storia contemporanea, no, e non riderò più mentre guardo il video di “while my guitar gently weeps”. cazzo c’è da ridere? in fin dei conti, bravo com’è, gli hanno semplicemente affiancato dieci batteristi di supporto!!! grazie per la tua attenzione, gesù bambino. mi sento già molto meglio…
tuo trentamarlboro
wanted
vi prego, aiutatemi…
devo assolutamente rintracciare, e premiare, chi è capitato qui dentro usando come chiave di ricerca “stitichezza e aerofagia”!!!
grazie.
amando krapp
io amo krapp.
quanto sarà?
dieci anni?
undici?
non importa…
io amo krapp.
io amo krapp e amo il suo genio musicale.
io amo krapp e amo il suo understatement.
io amo vedere l’understatement di krapp che spettina il genio musicale di krapp…
un giorno, però, le cose cambieranno.
krapp, un giorno, prenderà finalmente la decisione giusta.
diventerà famoso.
anzi: diventerà una star.
e io, io che in quel giorno ci ho sempre creduto, sarò l’uomo più felice della terra.
“ti amo, fratello” dirò.
“ti amo, fratello” dirà.
piangeremo assieme.
rideremo assieme.
poi, subito dopo, lo salverò.
gli salverò la vita stroncandogli la carriera.
sì.
farò circolare la videocassetta del mio matrimonio.
sì.
tutti vedranno krapp, orrendamente ubriaco, mentre si sgola sul ritornello di “azzurro”.
sì.
e krapp mi amerà come non ha mai amato nessuno...
vecchi amici
silvia: è da un po’ di tempo che scorreggio senza ritegno.
trentamarlboro: colpa dello yoga: ti rilassa troppo...
silvia: e proprio il chakra del culo mi si doveva sbloccare?!?
il fidanzato con la “f” maiuscola - the end
cara signorina blasi,
riprendo e concludo il breve excursus dopo la necessaria puntualizzazione di qualche giorno fa (“interludio”)… avevamo lasciato gino alla vigilia del fidanzamento. ora, giocoforza, lo troviamo alle prese con tutta la sua squallida essenza di uomo-merda.
l’enrichetta
nei casi migliori, la prima fidanzata di gino è anche l’ultima: si chiama l’enrichetta e sbriciolerebbe la santità di un guru tibetano (capricciosa, egoista, uterina, isterica, maledettamente stronza). chiunque ci passi dieci minuti assieme, gino escluso, prova il buffo impulso di sodomizzarla con una palla da bowling… nei casi peggiori, gino colleziona una micidiale sequenza di cloni: le enrichette!!!
il piccione e il monumento
non esiste donna che possa desiderare gino (come puoi desiderare chi è stato bocciato ai casting della “corrida”, specialità “suono mozart con l’ascella”?!?). non esiste uomo che possa desiderare l’enrichetta (come puoi desiderare chi giudica “pulp fiction” una schifezza?!?). neppure gino e l’enrichetta si desiderano: finiscono, semplicemente, per calamitarsi… pura questione di simmetria. anzi: di metrica. “lei è il mio piccione / io il suo monumento”.
rutto non-libero
gino, da bravo fidanzato con la “f” maiuscola, accetta che i diritti elementari gli siano via via preclusi. non può fare praticamente un cazzo, tranne in modo clandestino, ma gli va bene così: non può ruttare, non può vedere i suoi amici (sempreché ne abbia avuti o ne abbia ancora), non può fumarsi una cicca mentre caga, non può dire “cheffiga!!!” guardando martina stella… venerare l’enrichetta, del resto, non è uno sport per signorine: è un martirio full time.
that’s the question
gino va salvato o non va salvato?
A) sì, va salvato
B) no, non va salvato
C) non sa, non dice
io metto la mia crocetta sulla “B” e dichiaro ufficialmente aperto il dibattito…
qui polyhmnia (blogger senza blog)
L’esperto di bon ton
Mille dubbi inquietano il mio sonno. Se sono a dieta, è buona educazione polverizzare i coglioni agli amici con i miei racconti di atroce sofferenza gastrica, mentre loro si stanno sbafando un muflone in salmì? E se vengo colta da un repentino, urticante prurito nell’angolino più irraggiungibile della schiena, devo tirare fuori tutta la storia di Kipling e Mowgli, a giustificazione del fatto che mi sto contorcendo come una serpe per grattarmi?
Mi rigiro sotto il piumone, afferro la bottiglia dell’acqua e trangugio a canna. Alla prima sorsata, una manina impertinente mi schiaffeggia le labbra, accompagnata da un monito cortese ma ostinato: “Eh, no-no-no-no-no: Non-si-fa!”. Porcaputtana, l’ologramma di Lina Sotis, la madre di tutte le signorine Rottermeier! Ma sì, ecco di che cosa ho bisogno: di un esperto di bon ton!
L’arguto mondo dell’editoria corre immediatamente in mio aiuto. Accendo la radio, guardo la tv, sfoglio una rivista, e lui è sempre lì, sorridente, “trendydamatti”, il supereroe del galateo per figli di un Davi minore. Mi spiega che non è elegante apostrofare il partner, al primo incontro di sesso, con un “ehi, sarà mica un cazzo, quello?”. Mi redarguisce sulle scarpe da usare al lavoro, “che non siano troppo a punta, troppo trasgressive, altrimenti poi non lamentarti se il capo ti molesta, eh?”. Mi ricorda gentilmente che non posso scrivere sul bigliettino “puzzi di rancido”, quando regalo un profumo. Mi insegna che “non devo”, “non devo”, “NON DEVO”, rimproverandomi come un’arcigna maestrina elementare, facendo fluttuare davanti al mio naso di peccatrice il ditino austero.
Meravigliosa, sì. Quella dell’esperto di bon ton è una professione meravigliosa! Molto, ma molto meno faticosa del personal-shopper, probabilmente più remunerativa, ancor più banale e futile e, proprio per questo, incredibilmente chic. Anche se, in questo caso, lo speciale Albo vi richiede un titolo d’accesso: essere dotati di un cognome “a tre cifre”. Ma se disgraziatamente vi chiamate solo Caputo, non drammatizzate. Un “de”, giurisprudenza insegna, non si nega a nessuno...
Burp!!! Pardon...
Polyhmnia - “I lavori del terzo millennio”
ve la siete proprio cercata!!!
cronaca?
storia?
archeologia?
pippa generazionale?
fate voi.
scegliete voi.
questa rimane, comunque, la madre di tutte le top 20.
anzi: queste.
perché sono due.
e documentano i singoli più venduti (in italia) durante il biennio cruciale.
sì.
il biennio che ha fatto di sandy marton una diva!!!
fuori i fazzoletti, stronzi…
1984
i just called to say i love you - stevie wonder
self control - raf
fotoromanza - gianna nannini
careless whisper - george michael
love of the common people - paul john young
against all odds (take a look at me now) - phil collins
smalltown boy - bronski beat
relax - frankie goes to hollywood
sounds like a melody - alphaville
state of the nation - industry
all night long (all night) - lionel richie
radio ga ga - queen
friends - amii stewart
big in japan - alphaville
victims - culture club & boy george
i treni di tozeur - alice
forever young - alphaville
la donna cannone - francesco de gregori
la colegiala - rodolfo y su tipica
girls just want to have fun - cyndi lauper
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