
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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ore ventidue e trentanove

parabola dell’apostolo imprudente
in quel tempo, il tredicesimo apostolo simonsimone sfidò gesù: “gara di rutti al meglio dei tre set”, gli disse, facendo un po’ il figo. “non è una buona idea”, mormorarono i dodici, ma simonsimone rispose “tranquilli, raga, mi sono allenato quanto basta”. a gesù furono sufficienti il primo game e una bottiglietta di schweppes: di simonsimone rimasero soltanto i sandali.
grande festa nella contea di hazzard
caro diario,
la maestra, ieri sera, ci ha portati a vedere un concerto molto fracassone e molto divertente di musica molto americana: il “rock and roll” (oppure il “folk and roll”, non ho capito bene). sul palco dello stadio c’erano un sacco di vecchietti, sorvegliati da un’enorme statua nera che tutti chiamano “the big man” e spalleggiati da una buffa cartomante che tutti chiamano “little steven”, mentre in prima linea c’era il quarto cugino duke, un ragazzo tamarro e simpaticissimo che tutti chiamano “boss” (per fare il verso a boss hogg, immagino). questo ragazzo spegnerà sessanta candeline a settembre, ci ha detto la maestra, però stava sicuramente scherzando: ne spegnerà quattordici, massimo quindici, perché se ne hai già spente cinquantanove col cazzo che ti dimeni per quasi tre ore senza finire dritto dal cardiologo!!! la maestra ha pure cercato di farci credere che il ragazzo fosse bruce springsteen, uno che quando ascolti “nebraska” o “tom joad” ti ricopri subito di muschio e devi andare in letargo assieme alle tartarughe, ma ci sono cascati solo i miei compagni: il ragazzo che stavamo guardando è uno che gli suda la chitarra, uno che grida “onetwothreefour" sparando canzoni su canzoni (ieri sera, per esempio, ne ha sparate circa seicento), uno che ride continuamente, uno che fa minchiate da festa patronale (“twist and shout" miscelata con “la bamba"!!!). e io non ci credo mica che bruce springsteen, palloso com’è, sappia trasformare un concerto in una grande festa patronale. no, no, no. impossibile: tana per la maestra e un sonoro coppino al mio compagno di banco, anima candida, che invece se l’è bevuta...
le televendite ai tempi di facebook
trentamarlboro e giorgio mastrota non hanno stretto amicizia grazie allo strumento “cosa cazzo me ne faccio di una casseruola in ghisa?”.
come diventare una scatoletta di cibo per grillini

il signor bignardi viene colto da un leggero nervosismo e, gettando alle ortiche millemila anni d’invidiabile aplomb, scrive le brutte parole tipo “cretinetti”, “stupidello”, “testa di serpente”, “pipì”, “popò”.
le relazioni diplomatiche ai tempi di facebook
trentamarlboro e muammar gheddafi non hanno stretto amicizia grazie allo strumento “col cazzo che mi pianti la tenda in giardino”.
haiku
scrivere da dio ma usare il comic sans
è come portare a cena una strafiga
calzando zoccoli del dottor scholls.
essere diva oggi

- un’intervista socialmente utile -
new boy in town

- avete una seconda (splendida) ragione per chiamarmi “zio trenta” -
l’esercito dei blogger-faccialibristi

i tuttologi non riposano mai. purtroppo. specie quando si tratta di rilasciare certificati che nessuno, tranne bruno vespa, gli ha chiesto di rilasciare. “il rock è morto”. “la poesia è morta”. “i blog sono morti”. muore qualunque cosa, nelle diagnosi perentorie dei tuttologi, e nulla si trasforma. con buona pace del signor lavoisier e dell’antico postulato che garantisce al pianeta una quota sindacale di costante dinamismo…
lasciamo stare i grandi punti d’arrivo (evoluzione, progresso, sviluppo) e concentriamoci, appunto, sul dinamismo. sul viaggio. o, quantomeno, sul tentativo di viaggiare. di sgranchirsi le gambe. una categoria che non implica giudizi di merito, essendo neutra, e che mette automaticamente fuori gioco i tuttologi assieme a chi li arruola (colgo l’occasione per salutare bruno vespa). il rock è morto? no: si è trasformato. la poesia è morta? no: si è trasformata. i blog sono morti? no: si sono trasformati. e l’avvento di facebook, marchiato stupidamente dai tuttologi come sicario della blogosfera, ha solo agito da defibrillatore. un defibrillatore tanto necessario quanto efficace.
i blog non sono morti: i blog sono stanchi. i blog non sono morti: sono invecchiati e, sicuramente, pieni di acciacchi. i blog non sono morti e facebook non è un killer: è l’iniezione di sano dinamismo che alla blogosfera, ormai accartocciata su se stessa, mancava da tempo. e’ la spinta, se non lo schiaffone, di cui i blogger avevano bisogno per rimettersi in moto. e per scegliere.
i pigri, infatti, hanno scelto di traslocare definitivamente sul lungomare di facebook, dove le spiagge sono libere e molto easy, affrancandosi dalla manutenzione (ordinaria ma laboriosa) che ogni blog richiede. i nerd, al contrario, hanno scelto di sfruttare la spaventosa forza propulsiva di facebook, unitamente a quella degli altri social network (più professionali e meno frivoli), per corroborare la visibilità e i feedback monetari del proprio blog. i curiosi, infine, hanno scelto di tenere il piede in due staffe: blogger-faccialibristi, dunque, un immenso esercito inesorabilmente attratto dal nuovo giocattolo e felicemente incapace di rottamare il vecchio…
in attesa di analizzare i grandi punti d’arrivo di questa fase (evoluzione, progresso, sviluppo), e di scoprire cosa ne pensa bruno vespa, non resta che godersi il viaggio. alla faccia dei sedentari e, ovviamente, dei tuttologi.