
non smetterò mai di sperare che tiziano ferro venga travolto da una carica di cinghiali...
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le televendite ai tempi di facebook
trentamarlboro e giorgio mastrota non hanno stretto amicizia grazie allo strumento “cosa cazzo me ne faccio di una casseruola in ghisa?”.
come diventare una scatoletta di cibo per grillini

il signor bignardi viene colto da un leggero nervosismo e, gettando alle ortiche millemila anni d’invidiabile aplomb, scrive le brutte parole tipo “cretinetti”, “stupidello”, “testa di serpente”, “pipì”, “popò”.
le relazioni diplomatiche ai tempi di facebook
trentamarlboro e muammar gheddafi non hanno stretto amicizia grazie allo strumento “col cazzo che mi pianti la tenda in giardino”.
haiku
scrivere da dio ma usare il comic sans
è come portare a cena una strafiga
calzando zoccoli del dottor scholls.
essere diva oggi

- un’intervista socialmente utile -
new boy in town

- avete una seconda (splendida) ragione per chiamarmi “zio trenta” -
l’esercito dei blogger-faccialibristi

i tuttologi non riposano mai. purtroppo. specie quando si tratta di rilasciare certificati che nessuno, tranne bruno vespa, gli ha chiesto di rilasciare. “il rock è morto”. “la poesia è morta”. “i blog sono morti”. muore qualunque cosa, nelle diagnosi perentorie dei tuttologi, e nulla si trasforma. con buona pace del signor lavoisier e dell’antico postulato che garantisce al pianeta una quota sindacale di costante dinamismo…
lasciamo stare i grandi punti d’arrivo (evoluzione, progresso, sviluppo) e concentriamoci, appunto, sul dinamismo. sul viaggio. o, quantomeno, sul tentativo di viaggiare. di sgranchirsi le gambe. una categoria che non implica giudizi di merito, essendo neutra, e che mette automaticamente fuori gioco i tuttologi assieme a chi li arruola (colgo l’occasione per salutare bruno vespa). il rock è morto? no: si è trasformato. la poesia è morta? no: si è trasformata. i blog sono morti? no: si sono trasformati. e l’avvento di facebook, marchiato stupidamente dai tuttologi come sicario della blogosfera, ha solo agito da defibrillatore. un defibrillatore tanto necessario quanto efficace.
i blog non sono morti: i blog sono stanchi. i blog non sono morti: sono invecchiati e, sicuramente, pieni di acciacchi. i blog non sono morti e facebook non è un killer: è l’iniezione di sano dinamismo che alla blogosfera, ormai accartocciata su se stessa, mancava da tempo. e’ la spinta, se non lo schiaffone, di cui i blogger avevano bisogno per rimettersi in moto. e per scegliere.
i pigri, infatti, hanno scelto di traslocare definitivamente sul lungomare di facebook, dove le spiagge sono libere e molto easy, affrancandosi dalla manutenzione (ordinaria ma laboriosa) che ogni blog richiede. i nerd, al contrario, hanno scelto di sfruttare la spaventosa forza propulsiva di facebook, unitamente a quella degli altri social network (più professionali e meno frivoli), per corroborare la visibilità e i feedback monetari del proprio blog. i curiosi, infine, hanno scelto di tenere il piede in due staffe: blogger-faccialibristi, dunque, un immenso esercito inesorabilmente attratto dal nuovo giocattolo e felicemente incapace di rottamare il vecchio…
in attesa di analizzare i grandi punti d’arrivo di questa fase (evoluzione, progresso, sviluppo), e di scoprire cosa ne pensa bruno vespa, non resta che godersi il viaggio. alla faccia dei sedentari e, ovviamente, dei tuttologi.
la parte della ragione
mi hanno detto: “non appoggiare i gomiti sul tavolo”. e io non li ho appoggiati. mi hanno detto: “non accettare caramelle dagli sconosciuti”. e io non le ho accettate. mi hanno detto: “studia”. e io ho studiato. mi hanno detto: “vai dritto per la tua strada”. e io ci sono andato. e ci vado ancora. e più ci vado, meno vorrei sapere come sarebbe stata la mia vita se i gomiti li avessi appoggiati, se le caramelle le avessi accettate, se a scuola non ci fossi andato, se le scorciatoie mi avessero fatto tradire quel rettilineo. anche solo una volta. il tempo necessario per annusare come si sta dall’altra parte, la parte della ragione, dove i meriti sono zavorra e la pochezza è un requisito. un valore. una solidissima condicio sine qua non. cosa sai fare? niente. come niente? davvero: niente. ah, capisco. no che non capisci. e, in effetti, non capisco. non capisco e non voglio capire. punto. mi hanno detto: “quando non capisci, alza la mano e chiedi”. io, però, non alzo la mano e non chiedo. non in questo caso. non a questa gente. che cazzo dovrei chiedere ai nani e alle ballerine che infestano le strade così come infestano il web? tenetevi la vostra mediocrità vincente: io mi tengo la mia sconfitta. e me la tengo stretta. strettissima. perché, credetemi, è la cosa più preziosa che ho.
è tutto come a vent’anni. più o meno.